Magic Trackpad: la recensione

di Gospel Quaggia 45

Dopo qualche giorno di intenso utilizzo è arrivato finalmente il momento di esporre le mie considerazioni in merito al nuovo Magic Trackpad offerto da Apple. Intanto qualche premessa è d’obbligo: per intenso utilizzo intendo quello che per me è un utilizzo del tutto normale, passando quotidianamente dalle 12 alle 14 ore sul Mac.

Inoltre, non ho in alcun modo cercato di “forzare la mano”, nel senso che ho cercato di utilizzare il Magic Trackpad come se lo avessi sempre avuto e senza per forza dover trovare utilizzi particolari. Come una semplice periferica di input insomma, esattamente quello che è.

L’ultima premessa necessaria riguarda la differenza che può fare l’essere già abituati a una periferica del genere (leggi: possedere un MacBook o un MacBook Pro), che sicuramente non è poca cosa, almeno durante i primi momenti di affiatamento.

Fatte le debite premesse, partiamo con la recensione vera e propria.

Unboxing

La confezione è estremamente semplice e contiene il Magic Trackpad con le batterie già installate e un manuale d’uso veramente ridotto all’osso. Sul retro della confezione sono riprodotte le gestures multitouch che si possono compiere con il Trackpad.

Non appena si apre la scatola, la sensazione è quella di trovarsi davanti al Trackpad di un MacBook Pro, ma una volta estratto il dispositivo dalla confezione, ci si accorge delle differenze. Anzi, delle somiglianze con la Wireless Keyboard: il Magic Trackpad è praticamente identico, ma questo lo sapete già. Purtroppo non posso farvi una foto in questo senso, perché non utilizzo l’ultima tastiera Apple, ma ancora una di quelle bianche in plastica.

L’oggetto in sé è veramente bello, l’area utilizzabile misura 13 cm in larghezza per 10,9 cm in altezza, ben 2,5 x 3,3 cm in più rispetto a quella disponibile sul MacBook Pro. Sul lato sinistro troviamo l’alloggiamento per le pile (2 stilo AA) e su quello destro il pulsante di accensione e spegnimento.

La parte inferiore è bianca ed è dotata di 4 gommini per far presa sulla superficie d’appoggio:

Installazione

Il tutto avviene in modo molto semplice, si accende il Magic Trackpad, si aprono le Preferenze di Sistema – Bluetooth e si aggiunge il nuovo dispositivo. Se possedete un iMac, un Mac Pro o un portatile Apple di passate generazioni, non appena abbinato il Magic Trackpad, questo non si comporterà a dovere, ma è perfettamente normale.

È infatti necessario scaricare il Magic Trackpad e Multi-Touch trackpad update 1.0 tramite Aggiornamento Software (o seguendo il link).

Se invece possedete un MacBook o un MacBook Pro delle ultime generazioni, a quest’ora dovreste già avere l’aggiornamento correttamente installato. È bene ricordare a questo punto che per usufruire del Magic Trackpad è necessario avere Snow Leopard nella sua versione 10.6.4.

Voglio sottolineare inoltre di non aver avuto nessun problema nel processo di installazione degli aggiornamenti, come riportato da alcuni sul web. Una volta abbinato il dispositivo, Aggiornamento Software ha subito trovato l’aggiornamento e una volta riavviato eccoci pronti ad utilizzare la nuova periferica.

Utilizzo

L’aggettivo che più mi viene alla mente utilizzando il Magic Trackpad indubbiamente è “comodo”. Ho impiegato circa un’ora ad abituarmici, anche se ancora oggi alle volte la mano si sposta aperta sulla destra della tastiera, alla ricerca del mouse, ma si tratta di riflessi condizionati. Negli anni ho cambiato innumerevoli tipi di mouse, mentre questo è veramente qualcosa di nuovo.

Una volta appoggiate le dita, l’utilizzo è immediato e molto più riposante di qualsiasi mouse, almeno dal mio punto di vista. Il Magic Trackpad è abbastanza esteso da consentire spostamenti su monitor piuttosto ampi e non fa sentire la necessità di un’area di lavoro maggiore. Ovviamente bisogna fare un po’ di pratica nell’abituarsi alle varie gestures disponibili e soprattutto in questo caso si fa sentire l’eventuale abitudine e familiarità acquisita con i Trackpad dei MacBook Pro.

Le possibilità di configurazione, come si può vedere, sono piuttosto ampie. Dalle semplici impostazioni per le varie velocità di spostamento, scorrimento e doppio click, alla configurazione delle gestures a più dita.

La sezione Un dito offre la possibilità di cliccare sugli oggetti del desktop senza premere l’unico grande pulsante distribuito su tutta la superficie, ma semplicemente facendo un tap sul Trackpad. È possibile inoltre configurare il trackpad per poter trascinare gli oggetti così selezionati e impostare la funzione di tasto destro in uno degli angoli inferiori, sinistro o destro a scelta. Tutte cose che personalmente trovo piuttosto scomode, ma che saranno sicuramente molto utili a chi fatica ad utilizzare più di un dito alla volta.

La sezione Due dita ci consente di impostare lo scorrimento (inerziale e non), la rotazione e lo zoom delle immagini, lo zoom dello schermo e il clic secondario (tasto destro). Mentre lo scorrimento e il clic per il tasto destro sono piuttosto immediati da utilizzare, bisogna abituarsi maggiormente alla funzione di rotazione delle immagini e al pinch&zoom. Ci vuole un po’ di tempo per acquisire la giusta sensibilità che occorre a ruotare e zoomare immagini e documenti (sempre che i software utilizzati ne offrano la possibilità, ovviamente).

La sezione Tre dita offre due possibilità: scorrere le pagine web avanti e indietro durante la navigazione o trascinare le finestre aperte posizionandosi sulla barra del titolo. Trovo quest’ultima funzione veramente comoda e la utilizzo già abitualmente e senza pensarci, con estrema soddisfazione.

Due possibilità anche per la sezione Quattro dita. Scorrendo quattro dita verso il basso attiveremo Exposè (tutte le finestre), verso l’alto mostreremo la Scrivania e verso sinistra o destra attiveremo la barra per poter cambiare l’applicazione (da selezionare poi spostandosi su quella desiderata). Le gestures a 4 dita richiedono parecchia pratica, soprattutto quella verso l’alto. Si rischia infatti spesso di non attivarla e di selezionare il testo sottostante, qualora ce ne sia. Gli angoli attivi e la combinazione Cmd+tab, al momento, sono ancora le opzioni più veloci e semplici da utilizzare.

Conclusioni e consigli

Senza mezzi termini, per il momento l’idea di tornare al mouse non mi sfiora nemmeno minimamente, il Magic Trackpad è proprio ciò che da tempo aspettavo, senza nemmeno saperlo oltretutto, anche se immaginavo qualcosa del genere.

Tutto rose e fiori, quindi? Ovviamente no, si può e si deve migliorare ancora per renderlo uno strumento universale e apprezzato da tutti. La sensibilità per alcune gestures, zoom e rotazione nello specifico, è sicuramente da migliorare e mantengono meno di quanto ci si aspetti.

In ogni caso lo considero un deciso passo avanti rispetto al mouse, sia per ergonomia che per possibilità offerte nel controllo del Mac. Non posso certo affermarlo con certezza perché non è il mio campo, ma credo che per una persona che non abbia mai utilizzato un computer, sia molto più immediato l’utilizzo di un dispositivo del genere che non di un mouse.

Parlo quindi di chiudere tranquillamente in un cassetto un pezzo di storia dell’informatica, e che pezzo! Non lo faccio a cuor leggero ovviamente, ma nemmeno con particolari remore. Quando c’è qualcosa di meglio a disposizione, semplicemente lo utilizzo.

Vi consiglio inoltre di non paragonare il Magic Trackpad a dispositivi simili. La differenza con i trackpad di un MacBook pro è evidente. Dimensioni a parte questo lo potete posizionare a piacimento, nel mio caso 5/6 cm più verso il monitor rispetto alla tastiera, e sia questo che la sua inclinazione lo rendono straordinariamente più comodo dei suoi simili integrati nei portatili di casa Apple.

Se siete abituati a questi ultimi, fate attenzione a dove appoggiate il pollice, perché il multitouch è sempre in agguato. Anche in questo caso ci si abitua abbastanza agevolmente ad appoggiare il pollice all’esterno del dispositivo. Vi raccomando infine di appoggiare il Magic Trackpad sempre su di una superficie piana, perché altrimenti diventa molto faticoso premere il pulsante a causa della particolare costruzione.

Devo deludere invece chi si aspettava una specie di tavoletta grafica, che non viene affatto sostituita dal Magic Trackpad. Ma credo che questo fosse già abbastanza evidente, senza il bisogno di una recensione. Se avete quindi necessità di una tavoletta grafica, dovrete comunque acquistarne una a parte, il che non è detto che sia un male.

In ultimo, il prezzo piuttosto alto di 69 € non invoglia certamente ad un acquisto a cuor leggero, ma credo che anche qui si possa applicare la differenza che passa tra “caro” e “costoso”. Il Magic Trackpad è costoso, senza dubbio. Ma per la cura, il design e le funzionalità merita i soldi che costa, più del Magic Mouse sicuramente.

Ovviamente non è indispensabile e non è lo scopo di questa recensione l’invogliarvi all’acquisto. Conosco persone che non si sono mai abituate a un trackpad qualsiasi e a loro nello specifico non lo consiglierei mai. Sicuramente però glielo farò provare.

Allo stesso modo non mi sento di consigliarlo a chi prevalentemente utilizza il computer per scrivere del testo o a chi lo utilizza per fare della grafica, ci sono soluzioni migliori.

Lo consiglio sicuramente a chi utilizza il proprio Mac per più scopi differenti e magari poco specializzati. Se la domanda è: “sostituisce il mouse?”, la risposta è indubbiamente affermativa.

Il mio consiglio per chi legge quindi, è quello di provarlo per un po’ di tempo, qualora se ne presentasse l’occasione, perché il Magic Trackpad può decisamente cambiare l’approccio che avete con il vostro Mac, rendendovi la vita più facile, comoda e produttiva.