MacBook Pro Retina approvato EPEAT Gold: piovono critiche

di Andrea "C. Miller" Nepori 6

epeat logo - TheAppleLounge.comForse vi ricorderete della querelle che ha contrapposto l’ente che controlla l’Electronic Product Environmental Assessment Tool (EPEAT) ed Apple dopo il lancio del MacBook Pro Retina. Al rischio di non veder approvato il nuovo portatile Apple ha contrapposto il ritiro dall’EPEAT dei propri prodotti, per poi ripensarci grazie all’intercessione di Bob Mansfield, dopo la minaccia del bando dei prodotti Apple da parte di alcune entità governative.
Il risultato è che ora, magicamente, il MacBook Pro Retina Display (assieme ad altri quattro ultrabook) ha ottenuto la certificazione “Gold”. Da iFixit arriva la critica più forte a questa scelta.

Il motivo per cui l’EPEAT ha concesso la certificazione Gold al MacBook Pro Retina e ad altri ultrabook, indicandone quindi la natura “green”, è semplice: i parametri che stabilivano i criteri di “aggiornabilità” e riparabilità sono stati rivisti e intesi in maniera un po’ più ampia. Si potrebbe dire più al passo con i tempi, anche.

Per la sezione relativa alla facilità dell’upgrade ora l’ente tiene conto anche delle unità di memoria esterne, mentre per quanto riguarda la riparabilità e riciclabilità del computer, dal registro fanno sapere che grazie alle indicazioni fornite dalle case madri i computer testati non hanno mostrato particolari problemi di smontaggio e sostituzione delle parti.

Una delle caratteristiche che più ha fatto saltare sulla sedia gli esperti di riparazioni Mac è senza dubbio la presenza della batteria “incollata” nel nuovo MacBook Pro Retina, che tuttavia EPEAT non ha giudicato come un problema nella valutazione del prodotto. Quanto alle viti proprietarie di cui fa uso Apple, viene considerata come fattore determinante la libera reperibilità sul mercato degli strumenti necessari alla loro rimozione.

Kile Wiens, fondatore di iFixit, azienda che oltre a smontare qualsiasi tipo di dispositivo Apple campa vendendo pezzi di ricambio e servizi di riparazione, è letteralmente furioso, e ritiene che questa scelta comporti una perdita di autorevolezza per il registro EPEAT.

La sua conclusione (cui arriva con argomentazioni interessanti, che consiglio di leggere) è che il MacBook Pro Retina, checché ne dica l’EPEAT, non è un computer ecologico e non merita la certificazione Gold. La non riparabilità e una politica più improntata all’usa e getta nelle sostituzioni comporta una maggiore produzione e dunque un maggior consumo di elementi tossici, immissione di maggiori quantità di CO2 nell’atmosfera, e via discorrendo.

Una posizione che si allinea con quella di Greenpeace, egualmente critica nei confronti della scelta del registro.

Considerazioni condivisibili e giuste che tuttavia lasciano un po’ a desiderare sotto altri punti di vista. Perché, diciamocelo sinceramente (e lo dico da simpatizzante della filosofia del “if you can’t open it you don’t own it”) la natura “green” di un prodotto non si può giudicare solo dal suo grado di “smanettabilità”.

Ok la possibilità di allungare la vita di un dispositivo grazie alla facilità delle riparazioni è certamente un aspetto importante, ma non si può lasciar da parte l’impegno nella scelta dei materiali, nel bando di produzioni che fanno uso di sostanze nocive, nella creazione di packaging molto più sottili che abbattono drasticamente i consumi in fase di trasporto del prodotto.

Tutte caratteristiche che non hanno niente a che vedere con l’utilizzo di una vite proprietaria. O di una batteria non facilmente rimovibile ma che magari, grazie alla tecnica costruttiva utilizzata, può durare drasticamente di più rispetto alla batteria rimovibile di un vecchio computer Apple che iFixit amava di più perché smontabile in ogni sua parte.