P2P e Mac. Parte Seconda: la produzione dei file

di Michele Baratelli 5

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La scorsa domenica è apparso il primo articolo di questa serie che vi farà conoscere il mondo di Mac e p2p nelle sue più diverse sfaccettature. Oggi, a grande richiesta, sveleremo, per quanto possibile, come vengono prodotti i file: per una maggiore chiarezza prenderemo in esame quello che avviene per i film e per i programmi.

Permetteteci solo una piccola precisazione prima di iniziare: tutto quello che leggerete nel presente articolo non contiene riferimenti a team o persone in particolare poiché questo “mondo” ambisce alla totale segretezza dei membri e del “lavoro” svolto. Pertanto nell’articolo ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale e frutto di fantasia.

Nel mondo della “produzione dei file” bisogna introdurre un nuovo concetto: il tempo di “uscita” del file rispetto al prodotto originale. Per essere sicuri che il proprio file sia quello che verrà più scambiato, deve essere il primo ad apparire e a brevissima distanza temporale dall’originale: ecco dunque una rincorsa frenetica a fornire in tempi ristrettissimi la “news”. Inoltre, come scritto nella parte precedente, bisgona da subito fare una netta distinzione tra una produzione amatoriale, anche se copiosa, e una produzione professionale. La produzione amatoriale risentirà dell’abilità di chi crea il file: avremo così insieme file di scarsissima qualità e file di buona qualità. Questi file potranno essere trovati facilmente tramite le varie piattaforme di p2p poiché sono creati proprio per essere distribuiti tramite il p2p, sia quello di massa (ad esempio emule) sia quello più elitario (ad esempio canali irc pubblici). Questa tipologia di file risponde davvero al concetto di base del p2p: il libero scambio di file, sebbene coperti da diritti d’autore. D’altra parte però, spesso le risorse utilizzate sono davvero esigue e pertanto il risultato finale e la velocità con cui vengono immesse sulle varie piattaforme non soddisfa pienamente “il consumatore finale”. Utilizzando come termine di paragone, come scritto nell’incipit, file video e programmi, avremo dei film presi da dvd di qualità buona mentre i film recenti, quelli che si trovano nei cinema, ripresi con una telecamera a mano. Capite anche voi che la qualità video e audio lasci a desiderare. Per quanto riguarda i programmi, si trovano solo i grandi titoli che qualcuno ha acquistato e poi deciso di condividere: in questo caso il problema principale è poi trovare i seriali per l’attivazione.

La produzione di tipo professionale ha uno scopo primario: produrre e distribuire il file prima di chiunque altro e con qualità certificata. La qualità è basata su standard nazionali (rivisti con cadenze annuali) che decretano i parametri con cui, ad esempio, si deve creare un file video: se le regole non vengono rispettate il file viene cancellato e la credibilità del gruppo viene meno. Gruppi, certo, in quest’ambito non è il singolo ad ad agire ma sono dei gruppi di persone e la competizione di chi produce e distribuisce più in fretta, è basata su una concorrenza spietata tra di loro. L’insieme dei vari gruppi su scala mondiale si chiama “sceneda cui il termine italiano di “scena” ed è un mondo segreto e sui cui cala sempre un alone di mistero. La scena italiana è atipica, come tante altre italiche vicende, rispetto alle “scene” degli altri paesi mondiali: ci contraddistinguono purtroppo una arretratezza delle velocità di internet e l’italica arroganza del “io sono più bravo di te”. I limiti delle connessioni sono facilmente superabili mettendo le basi fisiche (HD molto capienti in computer anche vecchissimi, ma sufficienti per far girare Linux) su linee estere che toccano i 100MB/s sia in download ma soprattutto in upload, requisito fondamentale per poter distribuire un file (cogliamo l’occasione per ricordare che il provider che fornisce la più ampia banda in upload in Italia è Fastweb, connessione in fibra ottica a 10MB/s). Riguardo all’italica arroganza purtroppo non si può fare nulla. Tutti i file che ivi vengono prodotti e distribuiti sono intesi come privati e non dovrebbero mai uscire dalla “scena” e finire nel p2p: questo però, assieme all’organizzazione della “scena” lo tratteremo la volta prossima. Vediamo invece come vengono prodotti i file video e le copie dei programmi originali.

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Ciò che vedete nell’immagine sopra proposta è idealmente un “piccolissimo” sistema per produrre i file video, ovvero, in questo caso, “film pirata”. La scena italiana “vive di rendita” soprattutto grazie a quella americana: quando da noi un film è al cinema, negli USA è spesso già in dvd. Quindi noi non facciamo altro che prendere il video sorgente dal DVD americano e mettere l’audio italiano: un lavoro di fino, sia chiaro, ma ridotto. Avrete notato, se scaricate spesso i film ( ma non fatelo e andate al cinema), che l’audio nei file italiani è molto migliorato negli anni: ci sono sale cinematografiche che permettono a qualche “pirata” di acquisire digitalmente l’audio del film. Negli USA invece, per avere il film del cinema nel proprio pc, c’è una organizzazione più completa: alcuni gestori “conniventi” permettono di registrare sia audio che video digitalmente dalla loro sala ma per fare questo servono strumenti e computer molto sofisticati. Inoltre è difficile trovare film italiani in programmazione nelle sale con una qualità audio/video accettabile. Una volta che un film è trasformato in un file video (generalmente .avi e codificato con XviD) si passa alla distribuzione, ma non è argomento di oggi. Per quanto riguarda i programmi invece, anche qui ci sono connivenze con i rivenditori: alcuni di essi permettono di copiare il software prima ancora che sia in vendita e poi dei veri geni studiano un modo per poterlo attivare. Qui, a differenza del prodotto amatoriale, insieme al programma avrete un file (in genere .nfo) dove troverete le istruzioni per attivarlo. È facile poi trovare tutti, o quasi, i programmi che vengono venduti: da quelli delle grandi major a quelli delle piccole case shareware.

Questo mondo di produzione di tipo professionale è segreto e nulla dovrebbe uscire dalla loro distribuzione, ma, la maggior parte dei file presenti su p2p viene proprio da li: è difficile dire se, tra i vari passaggi, qualcuno volontariamente faccia uscire i file oppure se siano proprio i vari gruppi a farli uscire nonostante i divieti. Possiamo capire che per qualche lettore sia difficile immaginare tutto questo e credere che queste persone facciano tutto gratuitamente: ad animarli all’inizio è una passione smodata, poi, avere tutti i file possibili a portata di click, diventa una vera droga da cui è difficile uscire. La prossima settimana prenderemo in esame la distribuzione dei file sia nel p2p che nella “scena”.

Resta inteso che tutto questo non è e non sarà un incitamento alla pirateria informatica in nessuna delle sue forme. Riteniamo però corretto, a scopo meramente informativo, rendere partecipi i nostri lettori a un mondo tanto particolare quanto illegale come quello del p2p nelle sue varie espressioni.