iPad 2, prime impressioni e considerazioni (e photogallery)

di Andrea "C. Miller" Nepori 34

iPad 2 box

Venerdì scorso 25 marzo, alle 17:15, contro ogni mia precedente aspettativa, ero già un felice possessore di un iPad 2 Wi-Fi + 3G da 64GB. Mi ero già rassegnato alle 3 settimane di attesa necessarie per la spedizione dell’ordine che durante la notte avevo effettuato sullo Store Online, e invece il negozio brick & mortar alla fine ha avuto la meglio. 
E sì che non ero nemmeno convinto di prendermi questo iPad 2. Ma come dice Michael Corleone, just when I thought I was out, they pull me back in.

Durante il fine settimana l’ho provato, l’ho testato, l’ho usato come sostituto totale del suo predecessore, su cui mia madre non vedeva l’ora di mettere le mani. Vi dico subito una cosa. La differenza si sente in tante piccole e grandi cose (di cui vi parlo a breve) ma mai prima d’ora avevo provato una tale esperienza di transizione così fluida e senza intoppi, neppure con altri prodotti Apple.

Il passaggio da iPad 1 ad iPad 2 è stato qualcosa di completamente naturale e allo stesso tempo necessario. E’ una strana sensazione, e l’attribuisco principalmente ad un aspetto del Tablet in particolare: la sua totale capacità di annichilirsi, di farsi “finestra sull’applicazione” e di trasformarsi quasi sempre nell’uso che se ne fa.

Tranquilli non ho preso lezioni di misticismo dal maestro Franco Battiato, nonostante il mio unboxing potrebbe suggerirvi il contrario (qui un unboxing più tradizionale). Sto semplicemente dicendo che se nel caso dell’iPad 1 era vero che il Tablet è l’applicazione che ci fai girare in quel momento, come suggeriva a suo tempo John Gruber, con l’iPad 2 (più scattante, più snello e leggero, ancora meno “presente” fisicamente) quella lettura è ancora più vera.

E’ questa la natura dei post PC device, come oramai chiamiamo l’iPad e quelli della sua schiatta. Che a dirla tutta continua più che altro a popolarsi di contendenti dalle scarsissime possibilità in termini di concorrenza, dispositivi ancora pompati di specifiche ma intelligenti come i giovani virgulti di famiglie dedite per generazioni all’endogamia di primo sangue.

Ahinoi, le specifiche!

Apple ha dichiarato guerra alla RAM, ai MB, ai GBps e ai MPx. A Cupertino non vogliono più sentir parlare di GHz e di altre menate, che a loro interessa solo che il prodotto (parola magica, il sinolo inscindibile fra hardware e software) funzioni e funzioni bene. Quel che c’è dentro alla scatola magica non interessa alla maggior parte dei 15 milioni di persone che nel corso degli ultimi dodici mesi hanno acquistato un iPad. Non è importante per mia madre, che dopo vent’anni durante i quali non ha mai mostrato il minimo interesse per un dispositivo elettronico, lei che non sa nemmeno programmare una registrazione sul MySky o avviare un DVD e che utilizza il PC solo e soltanto al lavoro con un set di operazioni ben definito e sempre uguale, si è innamorata del Tablet, naviga su internet, usa quotidianamente la sua email personale, cerca video su Youtube.

Steve e co. hanno capito l’antifona prima di tutti e han messo a frutto l’intuizione. La concorrenza non riesce a tenere il passo anche per questo motivo: non c’è la volontà di capire questo shift paradigmatico e allora si continuano a produrre spot come quello del Motorola Xoom, dove le specifiche vengono sparate sullo schermo con la stessa epicità di una imitazione malriuscita dell’introduzione di Star Wars, felici che le nicchie nerdcore o gli anti-Apple per partito preso si eccitino ancora per queste cose.

L’iPad 2, in tutto questo è dunque il degno erede del suo predecessore. E’ l’iPad dei dettagli, come testimoniano le foto (merito a Minerva – qui il suo account Flickr) a corredo di questo articolo che doveva essere una raccolta delle prime impressioni e invece mi è un po’ sfuggito di mano.

“Come è possibile?”

Come è possibile che l’iPad due sia così dannatamente più leggero? Come è possibile che sia così sottile e che ora sembri davvero un iPod touch gigante? E’ pur vero che la sottigliezza in qualche modo si paga. A farne le spese, proprio come sull’iPod touch, sono le fotocamere. La qualità delle due videocamere nella ripresa video è decente e sufficiente per le videochiamate con FaceTime. Ma scattare una foto non è consigliabile, almeno che non vi accontentiate di una qualità lievemente superiore a quella dei primi scatti di Niepce.

Come è possibile togliere ancora alluminio dalla scocca e a farci stare dentro una batteria che ha la stessa durata del modello precedente? Mentre scrivo ho ancora il 20% di carica a disposizione sull’iPad 2, dopo una sola carica e svariate ore di prove sotto Wi-Fi, con il 3G attivo, e un po’ di test con video e giochi in 3D come Infinity Blade (che il nuovo comparto grafico eleva ad un livello incredibilmente superiore, se non fosse che quel maledetto Re hai voglia ad ammazzarlo, ma sempre da capo ricominci).

Come è possibile che dopo anni passati a sentirmi dire di non avvicinare le calamite ai dispositivi elettronici mi trovo ad usare un iPad la cui cover è il sogno segreto di Magneto o se preferite la grande rivincita storica di Mesmer? Va bene che lo schermo non è certo a tubo catodico (altrimenti non sarebbe un tablet, sarebbe un’opera di Nam June Paik) ma la bussola? Altri componenti interni con qualche tendenza a comportarsi come si compete a dei materiali potenzialmente ferromagnetici ci saranno pure, o no? Non ci è dato di trovare una risposta a questi dubbi, rimettiamoci alla superiorità del neodimio e accontentiamoci di avere a disposizione delle cover che seppur molto più piacevoli visu lasciano anche molto più nudo l’iPad. Aumenta il piacere da contatto, lo ammetto, ma aumentano anche le preoccupazioni per i graffi alla scocca posteriore.

Altri miglioramenti

Per fortuna nel caso dell’iPad 2 non tutto è mistero. La smussatura degli angoli è una vecchia trovata di Jony Ive e della sua squadra che fa sempre il suo porco effetto, anche a tre anni dal lancio dei primi MacBook Pro unibody. Nel caso specifico è servita al designer per nascondere i tasti fisici dell’iPad 2 e, ça va sans dire, a farlo sembrare ancora più sottile. Guardatelo di fronte e vi accorgerete che ora non sono più visibili ne il tasto sleep, ne lo switch del mute/rotation lock, né tanto meno i tasti volume.

Non è un mistero neppure che l’aumento di potenza generale si faccia sentire parecchio. Giochi 3D a parte, la velocità di caricamento delle applicazioni è notevolmente migliorata. L’impressione che ho avuto è quella che ho provato al passaggio fra iPhone 3GS e iPhone 4. Lo stesso salto di performance. Safari, in particolare, offre un’esperienza d’uso notevolmente superiore. Molto aveva già fatto l’aggiornamento 4.3, con l’introduzione del motore di rendering JavaScript Nitro anche su iPad 1. Ma su iPad 2 la maggiore disponibilità di memoria consente di tenere aperte più schede e passare dall’una all’altra senza ricaricare, oltre ad eliminare certi lag di in fase di caricamento.

Lo schermo è praticamente lo stesso dell’iPad 1 con qualche miglioria minima che però ha almeno qualche effetto positivo sulla resa generale. A parità di livello di luminosità il display dell’iPad 2 sembra più saturo e luminoso. Nel leggere gli ebook e nel guardare i film ho notato qualche miglioramento in positivo, che però non vorrei fosse un effetto placebo generato dalla prefigurazione inconscia del mio prossimo estratto conto. Quanto alle ditate accumulate, beh rassegnatevi a ritrovarvele stampigliate sempre e comunque e ringraziate il cielo di non essere autogermofobici.

Mi preme segnalare infine un generale miglioramento della ricezione Wi-Fi e della qualità della cassa audio. I test in varie zone della casa (non solo la mia) fianco a fianco con il vecchio iPad hanno dimostrato un generale miglioramento della connessione mentre alcune prove con GarageBand e con l’app iPod mi hanno dimostrato che l’iPad 2 spara fuori più decibel se regolato al massimo del volume. E’ una buona cosa, anche se l’output è ancora mono.

Conclusione e consigli per gli acquisti

iPad 2, come hanno scritto in molti, è un’evoluzione. Ogni tanto Apple fa la rivoluzione, poi impiega gli anni successivi per perfezionarla secondo una road map che con ogni probabilità conosce a grandi linee fin da principio. Questo è a tutti gli effetti il primo anniversario del perfezionamento dell’iPad.

Chi è pronto a spendere per un iPad deve dunque orientarsi sul modello più recente o può accontentarsi della versione precedente? Dipende. Se dovete comprarvi il vostro primo tablet per “uso personale” buttatevi senza ombra di dubbio su iPad 2. E’ un prodotto completo e già più maturo del suo predecessore, cui era toccato il non facile ruolo di apripista. Se però l’iPad vi serve per ragioni “funzionali” (portfolio mobile, carta dei vini digitale, vassoio da Sushi e così via) iPad 1 ha ancora molto da offrire, sicuramente più della concorrenza, ad un prezzo praticamente stracciato.

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