Guerra dei brevetti: Google accusa Microsoft, Apple e Oracle, tutte unite contro Android

di Andrea "C. Miller" Nepori 4

Sul blog ufficiale di Google è comparso ieri un articolo a firma David Drummond, Vice Presidente Senior di Google e capo dell’ufficio legale di Cupertino, in cui l’alto dirigente accusa Apple, Microsoft e Oracle di voler “soffocare” Android con una serie di cause per violazione della proprietà intellettuale. Lo “sfogo” dell’avvocato capo di Google ricalca quello di Eric Schmidt, che qualche giorno fa accusava le aziende concorrenti di voler vincere nei tribunali invece che sul mercato con l’innovazione, ma va oltre e denuncia “una campagna organizzata contro Microsoft da Android, Oracle, Apple e altre compagnie, condotta attraverso brevetti di scarso valore”.
Quei brevetti di scarso valore sono quelli delle aste Novell e, soprattutto, Nortel, che un consorzio formato dalle aziende accusate da Google ha acquistato con un’offerta vincente superiore ai 4 miliardi di dollari. Brevetti senza valore per cui Google era arrivata ad offrire 3,14 miliardi di dollari.

La questione del prezzo del parco brevetti di Nortel è centrale, perché secondo Drummond i patents stanno raggiungendo un valore eccessivo, pompato dalla necessità di corazzarsi con armi e scudi utili a attaccare o difendersi in un aula di tribunale. Vero, il sistema dei brevetti americano è un ente distopico che ha tutte le carte in regola per generare bolle speculative sul valore impalpabile delle “invenzioni”. Ma 900 milioni di dollari come offerta iniziale da parte di Google per i brevetti Nortel, non sono già una cifra abbastanza “pompata”?

Quella di Drummond è una delle tante declinazioni della strategia di marketing Google, quella basata sull’assunto del “don’t be evil” che negli ultimi anni è diventato sempre più un mantra vero a parole e smentito dalle operazioni in cui il primo mercante di informazioni super-profilate al mondo è quotidianamente coinvolto. Ecco dunque che da una parte ci sono i cattivi – Apple, Microsoft, Oracle – che non credono nell’Open così come lo vuole intendere Big G e che sicuramente con i brevetti di Nortel ci vogliono fare tante brutte cose, mentre dall’altra c’è Google, che senza dubbio alcuno avrebbe usato quei brevetti (acquisiti in solitaria, spendendo fino a 3,14 miliardi per robaccia senza valore) unicamente a scopo difensivo.

Insomma, la domanda è semplice: che cosa dovrebbe convincerci che l’acquisizione dei brevetti da parte di un gruppo di aziende, a loro volta fra loro concorrenti in alcuni settori chiave, sia una minaccia alla concorrenza più dell’acquisizione da parte di un singolo soggetto che del settore mobile è uno degli attori principali?

E per quanto Google possa aver ragione sul fatto che spesso le accuse di violazione dei brevetti sono un freno all’innovazione (vedere il recente caso Lodsys e tutti gli altri casi che coinvolgono i patent troll) è forse giusto che un produttore come Samsung basi il proprio successo nel settore su prodotti che sono una smaccata imitazione (ben fatta e ottimamente funzionante, per carità) del sistema operativo mobile di iPhone e iPad? O è forse altrettanto normale che un membro del board Apple chiamato Eric Schmidt approfitti della proprio conoscenza dei segreti industriali di Cupertino per favorire la creazione di un sistema operativo mobile concorrente da parte dell’azienda di cui è CEO?

Se Drummond ha sentito il bisogno di scrivere un post intero per denunciare questo attacco congiunto, a due dirigenti di Microsoft sono bastati un paio di Tweet per smontare il castello di carte del SVP e capo dell’ufficio legale di Google.

Brad Smith, legale capo di Microsoft:

“Google dice che abbiamo comprato i brevetti Novell per impedire che li comprasse Google. Davvero? Abbiamo chiesto loro di fare un offerta congiunta assieme con noi. Ci hanno detto di no”.

La ciliegina sulla torta l’ha posata con estrema cura Frank Shaw, capo PR di Microsoft:

“Consiglio gratuito per David Drummond – la prossima volta sentiti con Kent Walker prima di postare un articolo sul blog”. 

Allegata al tweet una email dell’ottobre 2008 in cui Kent Walker, dell’ufficio legale di Google, rispondeva a Brad Smith declinando la proposta di offerta incrociata sui brevetti in questione.

[via]