Horrible ads: un Natale da stalker con Galaxy Gear

di Giordano Rodda 1

Una cosa l’ho capita: devo espiare. Dopo essere stato accusato di moralismo, ricerca del clic facile e cut&pasting selvaggio per le mie critiche a «Misunderstood», mi sembra ormai evidente l’unica strada possibile per non ritrovarmi – il giorno della dipartita – nell’inferno techie, punito con dei loop di Ballmer strillante «DEVELOPERS! DEVELOPERS! DEVELOPERS!» nei miei timpani con uno Zune. Bisogna pareggiare il conto.

Stalker

(Nella foto, lo sguardo rassicurante del nostro eroe, indeciso su quale modello d’ascia usare tra qualche ora)

Gli spot natalizi offrono un catalogo piuttosto ricco di cose orribili. Sarà che non sempre è facilissimo coniugare con grazia gadget costosi e buoni sentimenti, sarà che dopo mezzo chilo di capitone a testa e la palpebra calante i nostri standard qualitativi in genere si abbassano, ma l’impressione è che i pubblicitari, sotto le feste, non si sforzino più di tanto. Fa eccezione il barbiere pazzo del Nokia Lumia, verso il quale confesso un debole (questo la dice lunga sui miei gusti, mi sa) (è che i mullet mi ricordano Dana Carvey in Wayne’s World, quando ero giovane).

Unmitigated disaster è invece l’unica espressione concepibile per il raccapricciante spot Samsung – sempre in prima linea per combattere il buon gusto – dedicato al Galaxy Gear: «Are you geared up?».

Non. So. Da. Dove. Cominciare.

Avendo ben presente la grande lezione di Cthulhu, per non affrontare tanto orrore tutto in una volta sola cercherò di isolare alcuni momenti topici.

– La bionda che, quando uno psicopatico fino a quel momento intento a parlare al proprio polso le chiede lascivo «Wanna see something cool?», risponde «Yeah, sure» invece di buttarsi giù dalla seggiovia e scappare a valle velocissima.
– La stessa bionda che, non paga, dà subito allo psicopatico il suo numero di telefono. Di sei sole cifre, al che tutti pensiamo con sollievo “Ah, meno male, gliene ha dato uno falso”. E invece no. Il tutto nell’assoluto disinteresse verso l’unico vagamente normale del terzetto, a cui cade lo smartphone nella neve ma magari era la sua insulina, che ne sanno loro, mica lo stavano guardando.
– L’ormai leggendaria bionda che pur abbordata nuovamente dallo stalker cinguettante EHI GUARDA, TI HO FOTOGRAFATO SESSANTAQUATTRO VOLTE E HO PURE FATTO IL FILMINO non si mette a cercare freneticamente nelle tasche lo spray al peperoncino. (‘sta tattica di fare i filmini di nascosto paga. Conquisti le bionde, giustifichi ai parenti le giornate di sexting a Natale).
– La discoteca del resort con la comitiva di nerd coi berretti dimenanti senza un criterio. Tanto inquietanti che, invece di chinarsi a raccogliere il cellulare, lo cercano col telefono e sentono la suoneria malgrado la musica a palla. Ecco. Ora so che se per caso mi trovassi ad Aspen in futuro le discoteche andranno evitate come la peste.
– Stalker Due che vede Stalker Uno con due bicchieri di vino in mano ed è così scemo da non chiedergli «Ehi, sai mica dirmi l’ora?». Maledizione, Stalker Due: ‘sto trucco era già vecchio alle medie. Te la meriti, la vecchiaia solitaria.
– Comunque «Snow Love» dei Kwan per fortuna non esiste, eh. L’ho googlata. Neanche «Kwan» degli Snow Love.
– «Jack, la tua abilità nel maneggiare un orologio che fa sembrare moderno il Casio C-80 ti rende un maschio alfa. Ti sei fatto anche consigliare il vino da uno sconosciuto su tripedvàisor! Prendimi qui, a meno venti, sulla ringhiera del resort».

Il video su Youtube vale comunque la pena per i commenti. My personal favourite: «Oh look, it’s the new Creepster 3000!».

(Rimango comunque convinto che, vista la frequenza con cui sento far capolino in televisione le timide, rarefatte note di Have Yourself a Merry Little Christmas, prima dell’Epifania tutti vorremo strangolare il dannato ragazzino con le cuffie del suo 5S).