Apple Store Milano, forse in Galleria?

di Andrea "C. Miller" Nepori 12

Foto: MilanoWeb.com

Il primo Apple Store italiano in centro città potrebbe aprire all’interno della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. E’ quanto scrivevano ieri le edizioni milanesi de La Repubblica e del Corriere online. Dopo il niet da parte del Comune alla costruzione di un grande cubo di vetro (o altro solido da definire) in Piazza Duomo o in Piazza San Babila e il successivo rifiuto di Apple alle offerte di uno spazio in Largo Augusto o a Porta Nuova, location troppo periferiche, l’attenzione è tornata sul centro che più centro non si può.

Palazzo Marino tiene molto a questo progetto, che promette di rivitalizzare l’area dell’Ottagono, soprattutto perché Apple ha già promesso che il negozio potrà rimanere aperto anche di sera. Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del Territorio del Comune di Milano, ha confermato la buona volontà dell’amministrazione a trovare un accordo: “loro vogliono aprire e noi vogliamo assolutamente che aprano”.

Dopo il rimpallo di proposte e controproposte, la Galleria Vittorio Emanuele II sembra essere la location adatta al tipo di Store che ha in mente il team di Ron Johnson. Ma la strada è ancora in salita, perché di spazio libero nell’area commerciale più ambita della città al momento non ce n’è. E la burocrazia necessaria per aprire sotto le arcate intitolate all’ultimo Re di Sardegna rischia di allungare i tempi a dismisura. I sopralluoghi sono attualmente in corso e ce ne dovrebbe essere un altro proprio la prossima settimana.

Apple vuole come minimo un paio di piani per sviluppare uno Store abbastanza grande da giustificare la location, ma i fondi commerciali di proprietà del Comune che rispondono a questa prerogativa possono essere assegnati solamente allo scadere delle concessioni attuali e solo tramite gara pubblica. Si cerca quindi nell’ambito del privato, in modo da accorciare i tempi altrimenti biblici dell’eventuale apertura. In particolare Apple e il Comune vogliono siglare un accordo entro la fine della legislatura attuale per evitare che tutta la trafila fatta finora vada ripetuta da capo dopo l’insediamento della nuova amministrazione.