PROVA: ECCO Leopard in ANTEPRIMA!

di Paolo Petrone 15

nuovo leopard

Proprio nelle ore dell’annuncio ufficiale di Leopard sull’Apple Store, io avevo davanti Leopard. E devo ringraziare un caro amico sviluppatore che mi ha consentito di effettuare un test sull’affidabilità di Leopard per poter scrivere questo articolo.

In verità, vi dico che mi ha permesso di mettere le mani sul suo Mac in questa gustosa anteprima solo per consentirmi di provare Leopard, perchè, devo esserne sincero, ero un pò scettico sulla funzionalità e sull’operabilità dei miei software “tigeriani” (non Apple) sul nuovo S.O. della casa di Cupertino.

L’interrogativo che tanto mi assillava fino a due giorni fa era: funzioneranno i miei Opera, EyeTv, aMsn, etc. etc. etc. anche su Leopard, oppure dovrò attendere le versioni di aggiornamento e quindi per il momento mi conviene continuare ad usare Tiger?

Abbiamo condotto una prova per poter verificare Leopard e gli applicativi di terze parti. Il test è stata realizzato su un MacBook Intel Core2Duo, 1.83 Ghz, 2Gb di RAM. Andiamo con ordine.

Velocità e fluidità. La prima impressione? Mai visto un S.O. così fluido, così snello, così perfetto e veloce. Abbiamo motivo di credere che gli ingegneri di Cupertino abbiano sfruttato al massimo le potenzialità del doppio core. Solo così si possono spiegare le fluidità di movimento ad esempio nel passaggio tra un ambiente Space e l’altro. Anche con tutte le applicazioni attive e con la RAM spremuta al massimo, la differenza con Tiger è stratosferica. Leopard è fluido e non “scattoso” e ti fa dimenticare in un attimo il “preistorico” Tiger.

Grafica. L’effetto 3D creato dal dock e dalle sfumature delle finestre danno una sensazione entusiasmante. Sembra quasi di essere dentro lo schermo, di viverlo!

Finder. Bè, devo ammetterlo, dal Finder mi aspettavo un pò di più. E’ come il vecchio Finder di Tiger, magari avrà qualche caratteristica in più che non ho fatto in tempo a notare (preso com’ero da tutto il resto), ma onestamente il buon vecchio Pathfinder è sinceramente più efficace.

QuickLook. Nulla però vale QuickLook. Poter accedere dalla finestra del Finder alle pagine di un documento senza doverlo aprire è di una comodità e di una rapidità senza precedenti. Lo stesso dicasi per le canzoni. Senza dover aprire iTunes, sentire una singola canzone è di una facilità sconvolgente. Qualche pecca la noto nei file video. Se codificati per essere aperti con VLC, infatti, i file non mostrano l’anteprima video di QuickLook. Con tutta probabilità è sufficiente impostarne l’apertura con QuickTime e ogni problema si dovrebbe risolvere. Resta il fatto però che tutti quei formati video che QuickTime non riesce ad aprire non riusciranno a farmi dimenticare VLC quale mio player preferito.

TimeMachine. La richiesta di impostazione di TimeMachine è immediata, subito dopo l’installazione di Leopard infatti ci verrà richiesta la destinazione per i nostri file di backup. Tuttavia anche a questa funzione di Leopard bisognerà abituarsi, visto che resta pur sempre difficile accettare di sottrarre al proprio disco rigido diversi Gb preziosi per effettuare un backup (a meno di utilizzare un disco fisso esterno specificatamente per questa funzione).

Spaces. E’ sicuramente uno dei software più affascinanti del Leopardo. Su Tiger esistono diversi software analoghi (You Control Desktop, Desktop Manager e il mio preferito VirtueDesktops) ma l’armonia con cui Spaces si integra nel sistema operativo è disarmante. La possibilità di associare ad ogni desktop un’applicazione è già caratteristica nota dei software suddetti. Ma la velocità di transizione da un ambiente all’altro e l’integrazione nel sistema operativo al pari di Exposè e Dashboard fanno di Spaces un software sicuramente al di sopra degli analoghi di terze parti. A tutto ciò si aggiunge la possibilità di trascinare con semplicità una finestra da un ambiente all’altro e la possibilità di associare l’attivazione di Spaces con un angolo del monitor, proprio come accade per Exposè o per Dashboard. Tuttavia, piccola grande pecca, l’assenza di un effetto di transizione a cubo rende l’applicativo scenicamente meno affascinante rispetto ai precedenti. E ti fa rimpiangere i “preistorici” VirtueDesktops o You Control Desktop.

BootCamp. La versione presente in Leopard è la versione 2.0. Questa sarà la versione definitiva, non più demo, non soggetta a scadenza. In tal senso dobbiamo precisare che BootCamp in Leopard è, come in Tiger, un software a sè stante. Il che differenzia questo applicativo rispetto a Spaces o QuickLook. E, soprattutto, fa pensare che possa essere sufficiente copiare l’applicazione su Tiger per avere la versione definitiva di BootCamp anche su Tiger. Il test da noi condotto ci ha permesso di verificare che così non è (purtroppo). Questa versione di BootCamp infatti non gira su Tiger e se qualcuno deciderà di rimanere in Tiger non upgradando il S. O. dovrà sperare che la casa di Cupertino decida di rilasciare una versione di BootCamp definitiva anche per Tiger.

Applicazioni. Qui iniziano le dolenti note. Durante l’installazione di Leopard abbiamo sfruttato l’ausilio di Assistente Migrazione per poter trasferire con semplicità le nostre vecchie applicazioni su Leopard. Il software integrato in Leopard ci aiuta alla perfezione.

Al primo avvio abbiamo però scoperto che qualcosa già non andava. Si trattava (ovviamente, direte voi) di Mighty Mouse e di ShapeShifter. Questi due software come è noto sono stati creati per modificare la grafica di Tiger: in Leopard non funzionano. E se l’assenza di ShapeShifter non si fa sentire, in realtà ciò che mi manca (non poco) è la mia icona del mouse azzurra (modificata grazie a Mighty Mouse).

Abbiamo proseguito nell’indagine e abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando abbiamo scoperto che tutte le applicazioni maggiori non avevano ricevuto alcuna conseguenza dall’upgrade in Leopard. Opera, Firefox, aMSN, Bean, iPhoto, iTunes, EyeTv, Numbers, Keynote, Pages, VLC, Transmission, sono perfettamente funzionanti.

Se tutto questo era scontato per i software Apple (i pacchetti iLife ‘08 e iWork ‘08), in realtà lo stesso non si può dire per i software di terze parti. E’ bastato infatti utilizzare dei software minori per scoprire che su Leopard non vanno. BootPicker, LightMe, WindowShade X, Spark, Dashboard Ignition, Candy Bar infatti non funzionano. Si tratta di software minori è vero, e di molti di essi si potrebbe anche fare a meno. Ma quando anche software importanti come PeerGuardian non si aprono, allora ti domandi se l’upgrade a Leopard sia davvero fondamentale o se vale meno perdere le normali attività quotidiane.

Conclusioni. Il nostro test era teso a verificare l’effettiva funzionalità di Leopard e non le sue peculiarità estetiche.

Di certo abbiamo avuto modo di scoprire molte nuove caratteristiche di Leopard. Sicuramente si tratta delle caratteristiche più importanti, quelle doti che ti fanno innamorare di questo nuovo S. O. e che ci faranno correre all’Apple Store per acquistarlo.

Tuttavia, c’è un “tuttavia”. Pensare di dover fare a meno di tante applicazioni, software che mi permettono di spegnere il monitor con un pulsante (LightMe), di rendere la grafica più accattivante (Mighty Mouse, ShapeShifter, VirtueDesktops) o di avviare un’applicazione con un semplice click (Spark), ebbene, fare a meno di tutte queste piccole chicche raccolte con tanta difficoltà in tanti anni è un pò dura. Quanto tempo dovrò attendere per aggiornamenti pro-Leopard o per trovare dei validi software sostitutivi?

E così dopo un’intensa giornata di test, di installazioni e disinstallazioni, sono andato a letto con un interrogativo: venerdì 26 correrò all’Apple Store oppure no?

Update: Per rispondere al possibile interrogativo di alcuni lettori sulla versione di Leopard utilizzata, si precisa che il test è stato condotto con la build versione 9A559, versione precedente alla GM 9A581 che sarà utilizzata per il mercato a partire dal 26 ottobre.