Mac App Store: certezze e dubbi

di Andrea "C. Miller" Nepori 16

Nell’ambito della sneak peek preview di Mac OS X Lion che si è tenuta ieri durante l’evento Back to the Mac, Apple ha offerto una demo del nuovo Mac App Store, un negozio virtuale per l’acquisto di applicazioni che mira a portare sui computer della Mela l’esperienza maturata in quest’ambito su iOS. E’ uno degli elementi portanti della filosofia Back to the Mac sapientemente spiegata ieri da Steve Jobs sul palco della Town Hall. Lo scopo è quello di riportare sulla piattaforma desktop alcune delle migliori caratteristiche del sistema operativo mobile di Cupertino.

Il Mac App Store è l’unica novità legata all’anteprima di Mac OS X 10.7 che verrà introdotta fra non molto già su Snow Leopard. Apple ha già diffuso delle guidelines relative alle regole di inclusione delle applicazioni. Gli sviluppatori, che pure sembrano aver accolto generalmente bene l’arrivo di questa novità, hanno da subito avanzato qualche sano dubbio che si spera possa essere fugato nel corso di questi 90 giorni che ci separano dal lancio ufficiale del programma.

Quando, come, dove

Vediamo prima di tutto che cosa già sappiamo del Mac App Store da un punto di vista, diciamo così, non prettamente tecnico:

  • Sarà disponibile su Mac OS X 10.6 Snow Leopard entro 90 giorni. Significa indicativamente che potrebbe arrivare verso la fine di gennaio
  • Dall’inizio di novembre gli sviluppatori potranno iniziare ad inviare le proprie applicazioni.
  • Verrà applicato un regime del 70/30 Dev/Apple come già ora avviene su App Store e su iBookstore
  • Mac App Store sarà un’applicazione standalone, non sarà integrato con iTunes, anche se ovviamente per comprare le app sarà necessario utilizzare il proprio account iTunes

Le Guidelines

Apple ha già reso disponibili le linee guida per l’inclusione delle applicazioni nel Mac App Store. Per prima cosa, giusto per anticipare le mille polemiche che nasceranno, va ricordato che in questo caso l’App Store per Mac non sarà assolutamente l’unico modo per installare applicazioni su Mac. Steve Jobs lo ha subito precisato in maniera chiara.
Chiarito questo aspetto, ecco alcuni dei punti più controversi emersi da una prima lettura delle guidelines. L’impressione, lo dico subito, è che le guidelines siano state mutuate totalmente da App Store per iOS e che ora vadano limate e rifinite per l’arrivo su Mac OS X.
L’app non sarà accettata se:

  • Contiene nel nome definizioni come “beta”, “demo”, “trial”
  • Duplica funzionalità di app già largamente presenti sull’App Store
  • Non è stato usato Xcode per compilare l’installer
  • Utilizza sistemi di copy protection personalizzati o richiede l’inserimento di una chiave di licenza
  • Contiene metadata che citano il nome di qualsiasi altra piattaforma
  • Contiene nomi di prodotti Apple scritti male al suo interno (es. mac, Iphone ecc..)
  • Assomiglia un po’ troppo a programmi integrati del Mac come il Finder, iChat, Dashboard, iTunes
  • L’interfaccia è troppo complessa o meno che molto buona
  • Cambia il look e la funzione di elementi nativi dell’interfaccia di Mac OS X o ne usa di personalizzati
  • Crea uno store al suo interno per l’acquisto di software o musica
  • Nel caso sia un gioco, mostra immagini esplicite di animali o persone uccisi o torturati
  • I “nemici” nel gioco sono riconducibili ad un unico gruppo etnico
  • Contiene user generated content che può essere a carattere pornografico

Gli interrogativi

I dubbi principali sul Mac App Store, inutile dirlo, riguardano il problema del controllo. Apple vorrà imporre la stretta revisione delle applicazioni come già avviene sull’App Store per iOS secondo le regole sopra elencate? Probabilmente no, se ci tiene al successo del Mac App Store. L’idea che inizia a delinearsi, pur con tutti i distinguo del caso, è quella di un sistema di promozione e vendita delle applicazioni che semplificherà la vita ai developers (oltre a farli guadagnare meglio grazie magari ad un abbassamento del prezzo però con drastico aumento dei volumi di vendita).

Ci si potrebbe chiedere perché uno sviluppatore per Mac già avviato dovrebbe dare il 30% ad Apple. Basti pensare all’abbattimento dei costi di gestione finanziaria dei pagamenti, dei costi di hosting (le app starebbero sul server Apple) e aggiungere il livello di visibilità che un App Store su Mac può offrire per intuire il vantaggio. Jobs in ogni caso l’ha detto chiaro: Mac App Store non sarà l’unico modo per comprare e installare applicazioni su Mac OS X, ma sarà il migliore.

Giles Turnbull ha pubblicato su Cult of Mac un primo round di opinione di sviluppatori per Mac OS X che espongono efficacemente alcuni degli interrogativi che ancora aleggiano attorno al Mac App Store, nonostante le guidelines. Ecco di seguito alcuni dei punti chiave:

  • Problema delle Kernel Extension. A quanto pare  che le app per essere ammesse sul Mac App Store non dovranno cercare di installare delle kext, il che limiterebbe pesantemente la tipologia di applicazioni accettate sullo Store
  • Problema della corsa al ribasso. Alcuni sviluppatori temono in un abbassamento eccessivo del prezzo delle apps, con una rincorsa allo sconto a tutti i costi che svaluta pesantemente certe applicazioni. Loren Brichter fa anche notare che l’App Store semplificherà drasticamente l’installazione di software di terze parti, fino al punto di rendere possibili gli acquisti di impulso per piccole app come la sua Tweetie che possono permettersi prezzi bassi.
  • Come verranno gestite quelle applicazioni che prevedono l’integrazione di plugin di terzi (come NetNewsWire ad esempio)?
  • Ci saranno termini di approvazione legati al contenuto e agli scopi della app? Per capirci, app come KisMac verranno rigettate a priori?
  • Quale sarà la politica sulle versioni trial se non sarà possibile offrirne direttamente su App Store?
  • Come potranno essere gestiti gli updates a pagamento delle applicazioni, sistema di generazione delle revenue e di promozione presso la community di utilizzatori ad oggi fondamentale per i developers?

Si tratta di domande che probabilmente troveranno presto una risposta. L’augurio di tutti è che Apple voglia applicare la massima trasparenza e che le recenti aperture sulle regole dell’App Store se ne tornino fin da subito pure quelle “back to the Mac App Store”.