Final Cut Pro X, le recensioni lo stroncano

di Redazione 102

“E’ una copia più costosa di iMovie”. “iMovie Pro, avrebbero dovuto chiamarlo così”. “Manca praticamente tutto quello che la rende un’app professionale”. Questi sono solo alcuni degli impietosi commenti riservati a Final Cut Pro X dal pubblico di acquirenti che ha testato il nuovo programma di editing video nei primi giorni successivi alla release. A far sentire la propria preoccupazione sono principalmente quei professionisti che nel nuovo Final Cut Pro X non hanno trovato questa o quella funzione considerata indispensabile nel loro workflow. Il succo delle critiche è espresso dai continui paragoni con iMovie, facilitati, oltre che dalla carenza di alcune importanti funzioni, anche dalla nuova interfaccia meno smaccatamente “pro” rispetto alla precedente. Il vero problema non è il drastico cambiamento, però, quanto il fatto che Apple non sia riuscita ad indicare con chiarezza un percorso di aggiornamento graduale che possa permettere “l’adattamento” di chi ha fondato il proprio business su Final Cut Pro 7.

Fra le caratteristiche mancanti la più citata è sicuramente l’import dei progetti da Final Cut Pro 6 o 7. Al momento Final Cut Pro X non può aprire nessun lavoro salvato con le precedenti versioni del programma. La spiegazione di questa carenza è semplice: FCPX è stato riprogettato da zero e non condivide le basi di Final Cut Pro 7. La differenza dell’architettura del programma impedisce in questa prima fase di riutilizzare vecchi progetti. La motivazione è certamente comprensibile ma insufficiente per i professionisti.

Ci sono poi altre limitazioni più specifiche, come l’impossibilità di utilizzare l’output OMF per l’audio e l’assenza di opzioni di esportazione del workflow in XML o EDL. Anche l’importazione da pellicola è stata molto limitata e privata di funzioni importanti. Infine non ci sono opzioni di alcun tipo per l’export del montaggio su pellicola.

Ad Apple, si sa, portarsi dietro il fardello di funzioni software che considera “vecchie” non è mai piaciuto. Se questa teoria viene applicata ad un software consumer, è un conto; se la si applica ad un programma fortemente radicato in una nutrita community di professionisti che su di esso hanno costruito la propria attività, lo scontento sarà senza dubbio pronto ad esplodere. Community come quella degli editor video che utilizzano Final Cut Pro per il proprio lavoro sono certamente prone ad un eccesso di misoneismo. Se si dà loro una serie di buone ragioni per giustificarlo davvero, quel misoneismo, la frittata è fatta.

Ma Final Cut Pro X è quindi un fallimento? No, tutt’altro. E’ un programma che rivoluziona davvero il mondo dell’editing. E come dicono in parecchi nella comunità è il futuro del montaggio video. Anche perché secondo persone ben informate sui fatti, come Philip Hodgetts, le funzioni mancanti in FCPX non sono state eliminate per sempre. Arriveranno con i prossimi aggiornamenti, che saranno forse meno corposi rispetto al passato ma senza dubbio più frequenti grazie all’integrazione con il Mac App Store. Il vero problema si chiama “gestione della transizione“.

E’ in quello – nell’indicare un percorso preciso che i professionisti dell’editing potranno seguire per abbandonare il vecchio per il nuovo – che Apple non è riuscita ed ha fallito. A parziale discolpa di Cupertino va specificato che la maggior parte dei critici parlano come se dal giorno del rilascio di FCPX la loro installazione di Final Cut Pro 7 avesse improvvisamente smesso di funzionare. Non è così ovviamente e nessuno vieta di continuare ancora per un po’ a offrire prodotti di alto livello con un software che improvvisamente sembra vecchio ma che in realtà è esattamente lo stesso con cui tutti hanno lavorato fino a martedì mattina.