Safari 4 e il salvataggio delle web application

di Andrea "C. Miller" Nepori 2

Safari 4

Ieri Engadget ha segnalato alcuni screenshots realizzati dal sito ApfelTalk.de in cui viene mostrata una funzione di Safari 4 denominata “Save as a Web application“. I fermo immagine sarebbero stati realizzati sulla nuova versione di Mac OS X Snow Leopard, ma la l’opzione del browser in questione è già disponibile nella Beta della versione 4 di Safari, e anche TAL l’aveva già scovata durante la recensione della release preliminare, pubblicata a poche ore dalla presentazione del WWDC. Cerchiamo di capire insieme perché questa opzione apparentemente poco significativa è invece un’importante novità.

Durante la presentazione preliminare di Snow Leopard e di Safari 4 al WWDC, Apple ha ripetuto più e più volte di aver voluto “premere il tasto pausa sulle nuove features“, per dedicarsi a migliorare sensibilmente ciò che sta sotto il cofano. I primi report degli sviluppatori parlano in effetti di un ambiente grafico sostanzialmente simile a quello di Mac OS X 10.5 e anche Apple non sembra aver scelto la strada della discontinuità con l’attuale versione di OS X nemmeno sotto il punto di vista grafico, dato che lo spazio siderale e l’aurora boreale continuano ad essere i temi di riferimento. Ma almeno una nuova feature, eredità dell’esperienza iPhone, ha fatto capolino nella versione beta di Safari.

Analogamente a quanto avviene con i Web Bookmarks nella versione per iPhone del browser di Apple, l’utente potrà scegliere di salvare sul Desktop una web application (come Photoshop Express ad esempio) che potrà utilizzare come se si trattasse di un normale programma. Una opzione che consente di effettuare un’operazione analoga al salvataggio di una widget web presente nelle attuali versioni del programma. Cliccando sull’applicazione salvata in questo modo, partirà una versione ridotta di Safari, finalizzata all’utilizzo della web application.

Ma perché, questa che può sembrare una feature minore, sarebbe in realtà un’importante innovazione? Sebbene il salvataggio di una web app per una facilitazione di una successiva fruizione non sia tecnicamente nulla di eclatante, la scelta di includere nella nuova versione del browser questa funzione mette in luce l’avanzamento del cosiddetto processo di delocalizzazione dell’informazione di cui Apple sembra essere il timoniere designato, grazie a prodotti come iPhone e MacBook Air, e Google il capitano di vascello.

Si va verso un futuro in cui l’informazione risiederà sempre meno nella memoria fisica dei nostri computer, in cui la centralizzazione dell’informazione consentirà una sincronizzazione fra dispositivi mai vista prima e tenderà almeno in teoria a liberare (anche se il concetto di libertà va usato con mille cautele) l’utente dalla sedentarietà a cui la fruizione dell’informazione ci ha finora costretti o, scegliete voi, abituato. La direzione è tracciata: già adesso, con un set ben organizzato di applicazioni online gratuite è possibile gestire completamente on-the-go la propria vita digitale. Se il MacBook Air esprime a pieno questa tendenza, rivelando, anche nel nome stesso, le mille possibilità di una connessione “eterea” potenzialmente always-on, l’eeePC di Asus, mostra come non servano esagerati quantitativi di memoria per rendere reale una vita da “nomadi digitali”.

In quest’ottica l’implementazione di un’opzione come questa “Salva come applicazione web” nella futura major release di uno dei più diffusi browser del mondo è un segnale forte che fa il paio con le nuove funzionalità di syncing e gestione remota del servizio MobileMe. Proprio perché il futuro andrà in questa direzione, la battaglia per l’affermazione di uno standard di sviluppo delle applicazioni web sta assumendo un’importanza strategica notevole. A segnare il passo da una parte ci sono le soluzioni proprietarie di Adobe e Microsoft (Flash, Silverlight) dall’altra le soluzioni Open Source e lightweight di Google ed Apple, (e di moltissimi sviluppatori ndipendenti) che hanno scelto di realizzare i propri servizi attraverso l’uso di HTML, CSS, Ajax e Javascript, o di framework di sviluppo come SproutCore, la piattaforma Javascript grazie alla quale Apple porterà il look e il feeling di Mac OS X anche su Windows con il set di web application di MobileMe.