Phil Schiller smette di seguire Nest su Twitter dopo l’acquisizione da parte di Google

di Andrea "C. Miller" Nepori 2

Una delle conseguenze più recenti dell’acquisizione di Nest da parte di Google si è concretizzata nel weekend, su Twitter: l’account ufficiale del Senior Vice President del Marketing di Apple, Phil Schiller, ha “defollowato” il profilo dell’azienda fondata da Tony Fadell.
Liberi di archiviare la “notizia” nello scaffale degli “embé?”, ma in realtà nel semplice gesto virtuale si cristallizzano implicazioni più importanti.

Foto di gruppo d'annata: da sinistra Phil Schiller e Tony Fadell
Foto di gruppo d’annata: da sinistra Phil Schiller e Tony Fadell

Il fatto è presto riassunto: ad un paio di giorno dall’accordo con cui Google ha acquisito Nest (fondata da Tony Fadell, meglio noto come il “padre dell’iPod”), il SVP marketing di Apple Phil Schiller, l’executive Apple più attivo su Twitter, ha deciso di non seguire più l’account ufficiale di Nest. La conferma arriva da un confronto della lista di following di Schiller con una cache recente.

L’importanza di un simile gesto sta tutta nelle implicazioni di un gesto che, a questi livelli, non è di certo casuale. Chiamatela comunicazione social non verbale, se volete.
In primo luogo significa che l’acquisizione da parte di Google non è passata assolutamente inosservata a Cupertino. L’assenza di reazioni e commenti pubblici non significa che l’avvenimento non abbia suscitato interesse all’interno dell’azienda.

Non potrebbe essere altrimenti, perché Tony Fadell e Matt Rogers, i due co-fondatori, non sono l’unico legame esistente fra Nest ed Apple. Si stima infatti che il passaggio dell’azienda sotto l’ala di Google comporterà, di fatto, l’acquisizione di circa duecento professionisti che in passato hanno lavorato alla Apple, ricoprendo anche posizioni di rilievo che davano loro accesso a informazioni e strategie riservate.

In altre parole, Apple non era interessata a Nest e non l’avrebbe mai comprata, ma questo non significa che a Cupertino non abbiano incassato il colpo dell’acquisizione da parte del Nemico Numero Uno, Google.

Schiller non è nuovo a questo tipo di “comunicazioni social non verbali”: nonostante Instagram fosse uno dei gioielli della corona dell’App Store il SVP marketing non si fece alcun problema a cancellare il proprio account quando l’applicazione arrivò anche su piattaforma Android.

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