Google acquisisce Nest: un riassunto in 5 punti

di Andrea "C. Miller" Nepori Commenta

Ieri Google ha ufficializzato l’acquisizione di Nest Labs, la startup innovativa che produce il termostato Nest e, da qualche mese, il rilevatore di fumo Protect.
La notizia ha fatto scalpore sia per il prezzo pagato da Google, 3,2 miliardi di dollari – cash – sia perché Nest è stata co-fondata da Tony Fadell, meglio noto come “il papà dell’iPod”.
Ecco, in breve, alcuni punti salienti della questione per riassumere la notizia e le reazioni che hanno fatto seguito all’annuncio.

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La notizia

Ecco, in breve, i termini della questione, per aver ben chiaro di cosa stiamo parlando.
Google ha acquisito Nest Labs per 3,2 miliardi di dollari cash che verranno pagati a chi di dovere (cioè Tony Fadell, Matt Rogers, altri soci e venture capitalist che avevano investito nella startup) al termine dei passaggi necessari ad inglobare l’azienda all’interno di Google.

In un articolo di Q&A il co-fondatore Matt Rogers ha elencato le risposte ufficiali a tutte le domande che gli utenti dei prodotti di Nest Labs potrebbero farsi in seguito all’acquisizione.
Sia Fadell che Rogers rimarranno alla Nest Labs e lavoreranno dunque per Google, concentrandosi di più sui prodotti e meno sulle dinamiche di crescita dell’azienda.
L’approdo del papà dell’iPod in quel di Mountain View è certamente l’elemento più eclatante di tutta la questione.

Perché Fadell e Rogers hanno venduto Nest

Tony Fadell non è stato timido in questi due giorni e ha rilasciato diverse dichiarazioni ed interviste sulla scelta di vendere a Google.
Il motivo principale per cui Big G ha potuto mettere subito le mani su Nest è che non vi erano altri concorrenti che potessero offrire altrettanto o che potessero garantire ciò che Fadell e Rogers volevano: una struttura che potesse occuparsi fattivamente della crescita e della scalabilità dell’azienda mentre loro possono tornare a fare quello che sanno fare meglio, ovvero la progettazione dei prodotti.

Fadell riassume questo punto in un passaggio della sua intervista con Om Malik su GigaOM:

“Stavo impiegando il 90% del mio tempo nella costruzione dell’infrastruttura dell’azienda e non riuscivo ad impiegarne abbastanza in ciò che amo fare: progettare prodotti e creare esperienze differenziate per i nostri clienti”.

Perché Google ha acquisito Nest Labs

Se è chiaro il motivo per cui i co-fondatori hanno deciso di vendere Nest Labs, altrettanto non si può dire sulle ragione che hanno spinto Google ad acquisirla.

Secondo Gruber ed altri osservatori la decisione di acquisire Nest è funzionale ad inglobare due fuoriclasse del product-design, Fadell e Rogers, all’interno di un’azienda che non è ancora riuscita davvero a trovare il bandolo della matassa nella produzione del proprio hardware nel settore dell’elettronica di consumo.

Fadell e Rogers non si metteranno certamente a progettare telefoni Android nel corso dei prossimi anni, ma Google ora ha rafforzato una divisione (quella dei prodotti elettronici di consumo) che per ora era assai debole e dipendente in gran parte da rapporti con OEM esterni.

Google ha un problema di fiducia

Non è facile, in ogni caso, capire fino in fondo le motivazioni che hanno spinto Google a spendere 3,2 miliardi di dollari per l’acquisizione di Nest Labs. Questa incertezza di fondo ha dato adito ad una serie di commenti ed analisi che vedono nella mossa di Google un tentativo di ampliare le possibilità di profilazione degli utenti da parte del gigante californiano.

Su Twitter si sprecano le ironie e sarcasmi perfettamente riassunti dal fotomontaggio di un termostato Nest Che mostra degli annunci AdSense sul display.
Più che avanzare altre illazioni (che al momento non possono che risultare infondate) sulle reali intenzioni che hanno mosso Google all’acquisizione della startup, è interessante notare come sia cambiata la predisposizione degli utenti più evoluti nei confronti di BigG.

Come scrive Nilay Patel su The Verge, quela che un tempo sarebbe stata un’acquisizione perfetta (un gigante di successo che ingloba un player innovativo in crescita) oggi è spunto di critica e svela un generale senso di sfiducia nei confronti di Google. C’è chi teme che Google possa rovinare l’esperienza Nest soffocando l’iniziativa di Fadell e Rogers, chi non crede minimamente alle rassicurazioni sulla privacy dei dati dei clienti e chi ritiene che Google voglia usare Nest come testa di ponte per entrare nelle case degli utenti in maniera molto più invasiva.

Qualche che sia la critica, il punto nodale rimane lo stesso: Google ha un problema di “trust” e il mantra del “don’t be evil” è ormai totalmente inutile. Le voci che contano vedono Google come un gigante invadente e poco attento alla privacy dei suoi clienti (pur continuando ad utilizzare molti dei servizi che Google offre). Un tweet su tutti, per riassumere:

Perché Apple non c’entra nulla

Nell’ottica dell’ormai perpetua lotta Apple VS Google c’è chi ha letto nell’acquisizione di Nest da parte di Google una sconfitta di Apple, che non sarebbe stata in grado di riportarsi in casa Fadell, in una specie di versione della Silicon Valley della parabola del figliol prodigo.
Apple, in realtà, non è mai stata interessata a Nest. A Cupertino non hanno alcuna intenzione di farsi strada nel mercato dell’automazione casalinga e non si subodora di alcun progetto in questa direzione.
Per di più, è risaputo, Apple non conquista nuovi mercati con acquisizioni miliardaria che comporterebbe un’inutile frammentazione del line-up di prodotti della mela.

Sono solo due gli aspetti della questione che si possono collegare in qualche modo ad Apple.
Primo: la storia personale di Fadell, e il ruolo che ricopri a Cupertino nei primi anni del nuovo millennio. Tony Fadell, però, è fuori da Apple da una quantità d’anni sufficiente da rendere innocua la sua posizione all’interno di Google.
Secondo: la partnership di vendita fra Nest e gli Apple Store. Rimarrà in piedi o Apple deciderà di chiudere ogni rapporto ora che la startup è finita nel recinto del nemico? Lo vedremo nei prossimi mesi.