Jobs: mai un iPad da 7″. Appunti dalla conference call

di Andrea "C. Miller" Nepori 4

Steve Jobs era presente alla conference call per l’annuncio dei risultati fiscali del Q4 2010 che si è tenuta poco fa a Cupertino (ancora ascoltabile interamente da questa pagina) e dato un po’ di brio ad un evento comandato solitamente dominato dalla noia istituzionale tipica delle chiamate in teleconferenza di argomento finanziario.

El Jobso ne aveva una per tutti: da RIM, per cui ha reiterato la punzecchiatura già anticipata nel comunicato ufficiale, a Google, che con Android punta a vendere la propria openness quando tutto ciò che ottiene è una frammentazione hardware che va a discapito degli utenti. Il CEO ha poi approfittato dell’occasione per dire con fermezza che un iPad da 7″ non è un’opzione e che la concorrenza che ha scelto questo formato ha imboccato un vicolo cieco.

Sorpresa Apple TV: della nuova versione dell’hobby di Apple sarebbero state già vendute 250.000 unità.

Tablet da 7″: DOA

Secondo Jobs, che ha toccato l’argomento in due occasioni durante la conference call, 7″ è una dimensione troppo piccola per un dispositivo come l’iPad. Gli smartphone sono campioni di mobilità e non ha senso fare un tablet che si metta a competere con essi.

Sbagliano quei produttori che pensano di trarre qualcosa da un dispositivo con uno schermo più piccolo, perché per sfruttare davvero il multitouch 7″ non sono sufficienti. E i produttori concorrenti sbaglierebbero due volte perché la riduzione delle dimensioni dello schermo è spesso pretesto per tagliare sui costi. Il risultato è un prodotto che non concorre davvero né con iPad né con iPhone e che comunque costa di più del Tablet di Cupertino.

Apple è riuscita ad abbassare i costi perché l’iPad è la summa dell’esperienza Apple maturata grazie all’iPhone mescolata con la filosofia dell’azienda che mette l’utente al centro. Una filosofia in cui il software ha un ruolo fondamentale ed è inscindibile dall’hardware, che addirittura, come nel caso dell’Apple A4 è fatto praticamente su misura (e in house, abbattendo ulteriormente i prezzi).

I concorrenti tradiscono la loro natura di produttori di hardware perché tengono il software fuori dall’equazione fino all’ultimo. Per giunta, dice Steve Jobs, quasi tutti usano Android ma il fornitore del software ancora non ha investito alcun prodotto in particolare del titolo di “tablet Android ufficiale”. Per Steve questo è puro non-sense: da una parte il produttore dell’hardware dall’altra il fornitore di software che se ne lava le mani.

Il risultato sono prodotti che Steve bolla come “Dead On Arrival”, formula che nell’ambito dell’elettronica di consumo indica prodotti già guasti ancor prima di essere utilizzati per la prima volta.

Contro Android

Sulla presunta openness di Google El Jobso non si è risparmiato sostenendo in buona sostanza che l’unico risultato che Big G ottiene da questo approccio fintamente aperto è la frammentazione.

Frammentazione dell’esperienza utente in primis fra decine e decine di prodotti diversi, con diverse caratteristiche diverse. Frammentazione anche degli App Market, data la libertà per i carrier di creare i propri negozi di applicazioni a cui far accedere gli utenti di questo o quel terminale Android e frammentazione dei risultati di vendita, difficili da collazionare fra tutti i produttori e difficilmente confrontabili.

Non è mancata pure una piccola frecciata ad Adobe. A Gene Munster, che gli chiedeva notizie su Flash, Steve ha risposto: “Memoria flash? Si, ci piace molto la memoria flash”.

Dividendi

A Tony Sacconaghi l’onere di riproporre la vexata quaestio, suo personale cavallo di battaglia: perché Apple non paga i dividendi, visto che in banca non sanno più dove mettere i soldi dell’azienda?

Encomiabile la pazienza di Steve nel rispondere: il conto in banca di Apple è una sicurezza che permette all’azienda di muoversi con estrema agilità. In particolar modo ci sono opportunità strategiche che quando capitano si possono cogliere solamente se la disponibilità di liquidi è ottima. Apple ha sempre dimostrato di saper amministrare molto bene il suo gruzzolo e non è nella politica dell’azienda utilizzare il proprio denaro per acquisizioni stupide. Serve solo per cogliere grandi occasioni. Ecco perché niente dividendi.

Tim Cook e Steve Jobs

Retail

Durante la presentazione dei risultati fiscali, all’inizio della conference call, il CFO Peter Oppenheimer ha fornito qualche interessante dato sul settore retail, sia riguardo l’anno fiscale 2010, sia riguardo le previsioni per i prossimi 12 mesi:

  • Gli Store aperti nel mondo entro il Q4 10 sono 317
  • Incassi degli Apple Store sono saliti del 75% anno su anno
  • Nel 2011 i nuovi Stores saranno dai 40 ai cinquanta, di cui metà fuori dagli Stati Uniti
  • Negli U.S.A. sono in corso numerosi allargamenti di Store già esistenti

Apple TV

Apple ha rivelato per la prima volta dopo anni un numero abbastanza preciso sulle vendite di Apple TV. Le unità della nuova versione del set-top box vendute in poco più di un mese sono già 250.000. Bruscolini rispetto all’iPhone che è legione e il suo nome è moltitudine, ma niente male per quello che fino a poco tempo fa era un hobby.

Il fatto è che se Apple non fosse almeno in parte soddisfatta di questi numeri, semplicemente non li avrebbe resi noti. Certo, rispetto al milione di Apple TV che secondo l’analista Alex Gauna Apple avrebbe dovuto vendere nel Q3, qui si parla di una cifra pari ad un quarto. Questo la dice molto più lunga sull’attendibilità dell’analista che su Apple, però.

Varie ed eventuali

Durante la conference call non sono mancati spunti interessanti anche su altri argomenti. Di seguito un rapido riassunto di altri aspetti salienti discussi da Steve Jobs e Tim Cook:

  • Il numero totale di iPad venduti nel 2010 fiscale è di circa 7,5 milioni
  • I dispositivi iOS ora nel mondo sono 125 milioni
  • Gli Average Selling Price per iPhone e iPad sono rispettivamente 610$ e 645$
  • Gli sviluppatori registrati su App Store sono 200 mila
  • Nel corso dell’anno fiscale 2011 Apple prevede di vendere 40 milioni di iPhone
  • Le app progettate apposta per iPad ad oggi sono 35.000
  • Gli analisti si preoccupano per il gross margin in calo, Cook spiega che dipende in parte dalla politica di prezzi aggressivi su certi prodotti, in parte da altri fattori ampiamente previsti da Apple. Wall Street sembra non sentire da questo orecchio: AAPL -5% nelle contrattazioni after hours.