Il MacBook Air e lo scandalo argentino

di Andrea "C. Miller" Nepori 5

Dall’altra parte del del mondo si sta consumando uno scandalo che vede coinvolti la presidentessa dell’Argentina Cristina Kirchner e il messicano Carlos Slim Helù, il secondo uomo più ricco del mondo e proprietario del gruppo America Movil, Telmex e Telcel, l’imponente colosso della telefonia con cui Apple ha stretto un accordo per la distribuzione di iPhone in 16 paesi dell’America Centrale e Meridionale. A noi forse la questione interesserebbe poco, se non fosse che il ruolo chiave dello scandalo è toccato nientemeno che a un “povero” MacBook Air.

Tutto è nato da due foto, pubblicate da alcuni giornali argentini, che documentano l’incontro fra la Kirchner e Slim alla Casa Rosada. Nulla di strano nel fatto che un leader politico possa incontrare uno dei maggiori imprenditori del proprio paese (nonostante Slim non sia argentino, la sua compagnia Telmex è il più grande carrier del paese delle pampas).

Il problema è che La Penguina (nomignolo affibbiato alla Kirchner perché il marito Nestor è originario della Terra del Fuoco) ha accettato in regalo dal multimiliardario un MacBook Air. Sui giornali argentini si è scatenato un acceso dibattito e in molti si chiedono se il presente made in Cupertino, che può arrivare a costare 9,600 pesos argentini, debba rientrare o meno sotto la categoria dei “beni di lusso” che un presidente non può accettare in regalo, come imposto dall’articolo 256 del codice penale argentino.

Solitamente l’articolo in questione viene invocato quando i regali raggiungono cifre ben più alte, come nel caso della costosa Ferrari 348 (circa 120.000 $ di valore) che nel 1991 l’allora presidente Menem accettò in dono da un imprenditore italiano coinvolto in alcune torbide faccende economiche. 9600 pesos non sono tuttavia uno scherzo per la difficile situazione economica argentina e pochi isolati commentatori si sono permessi di notare che un MacBook Air è forse un regalo di poco conto soprattutto se si considera che Slim potrebbe distribuire laptop ultrasottili come noccioline agli elefanti dello zoo. Più che una scusa, uno schiaffo ai milioni di argentini che vivono sotto la soglia di povertà dopo il disastroso tracollo che ha squassato l’economia argentina pochi anni or sono.

In Italia, per fortuna o per sfortuna (a seconda dei punti di vista), non abbiamo di questi problemi. Riuscire a trovare un qualche politico di caratura nazionale che faccia sfoggio delle proprie competenze informatiche mostrando almeno di possedere (e saper usare) un laptop – comprato o regalato, che importa – è un’impresa assai ardua. Ci dobbiamo accontentare della segreta relazione fra una ministra e il suo iPhone. Beccarla in un bar di Roma in compagnia di Zibrì che le spiega come sbloccarlo, quello si che sarebbe uno scandalo su cui ci piacerebbe elucubrare.