Apple e i dividendi, un altro analista tenta la previsione

di Andrea "C. Miller" Nepori 4

Una recente immagine degli scantinati del Campus Apple a Cupertino

Ci avviciniamo alla fine del 2011 e inevitabili arrivano, in tutti i settori, le previsioni per l’anno nuovo. Possono forse fare eccezione gli analisti finanziari che si occupano di Apple, ovvero personaggi che passano l’intero anno solare a sciorinare previsioni sbagliate nella stragrande maggioranza dei casi? Certo che no.
Howard Wart di Gamco Investors, ad esempio, ha provato a sganciare il carico da 11, dichiarando con ostentata sicurezza che Apple si appresta ad annunciare un importante dividendo nella prima metà del 2012.

Una dichiarazione che poteva tranquillamente passare inosservata se non fosse che è arrivata durante un’intervista di Bloomberg Television, con conseguente diffusione tramite gli altri seguitissimi canali media dell’impero Bloomberg.
L’ultima volta che un analista si avventurò nel magico mondo immaginario dei dividendi Apple era l’agosto del 2010, quando Toni Sacconaghi di Bernstein Research si spinse fino ad inviare una lettera al board per sostenere la necessità di una ridistribuzione di almeno una parte degli introiti agli azionisti. Ridistribuzione che ad oggi non è di certo avvenuta.

Uno dei principali scogli alla concessione di un dividendo agli azionisti era senza dubbio rappresentato da Steve Jobs in persona. Nonostante la sua carica di CEO non richiedesse necessariamente un interessamento circa le questioni fiscali, l’iCEO aveva ben presente che detenere un’ampia liquidità è la soluzione a moltissimi problemi e un vantaggio enorme nei confronti della concorrenza. Con tanti soldi a disposizione Apple può assicurarsi le migliori forniture di componenti a lungo termine o più in generale operare strategicamente sul mercato senza fare debiti. Il tutto producendo un risultato positivo indiretto, sempre a lungo termine, per gli azionisti.

Si potrebbe pensare che con la dipartita di Steve Jobs possa essere cambiato qualcosa al vertice e che sia venuta meno la reticenza di Apple al pagamento di un rimborso economico agli azionisti, visto anche che il patrimonio di Apple dal 2010 ad oggi è cresciuto più o meno di altri 30 miliardi di dollari. E’ davvero così?

Durante l’ultima conferenza per l’annuncio dei risultati fiscali del Q4, Tim Cook ha risposto ad una domanda sul tema confermando l’importanza di avere da parte grandi somme per muoversi agevolmente in ottica strategica, pur ammettendo di non avere alcun pregiudizio verso la concessione dei dividendi.

Ma la conferma di quanto sia importante per Apple avere da parte somme ingenti con cui operare sul mercato ci è arrivata giusto ieri con l’acquisizione di Anobit (mancano conferme ufficiali, ma ci sono quelle ufficiose) per la quale Apple ha potuto versare sull’unghia mezzo miliardo di dollari. Un altro esempio può essere l’accordo extragiudiziario con Nokia, che potrebbe essere costato una somma simile se non superiore e che nessuno finanziariamente ha notato vista la relativa importanza della cifra rispetto al capitale di cui Apple dispone.

Last but not least, il problema che già Sacconaghi non aveva messo in conto nel 2010 e che ad oggi non è affatto risolto: molti dei capitali Apple da cui si originerebbe un ipotetico dividendo derivano dalla vendita dei prodotti all’estero. Riportare quei soldi in patria per distribuirli agli investitori avrebbe quindi anche un costo nascosto rappresentato dalle tasse che Apple si troverebbe a dover versare per pareggiare i conti con il fisco statunitense.

Perché dunque Apple dovrebbe versare soldi agli azionisti, come suggerisce Wart? Forse per accontentare Wall Street, quella bottom line che è da sempre l’ultima delle preoccupazioni della Apple rifondata da Steve Jobs? Se fossi un investitore Apple e ricevessi un dividendo sarei tutto fuorché contento, perché vuol dire che qualcosa è cambiato, che l’azienda ha cominciato a prestare un’eccessiva attenzione a fattori finanziari che sono e devono rimanere una conseguenza di operazioni che gravitano attorno al prodotto.