Che combina Apple con la fibra di carbonio?

di Andrea "C. Miller" Nepori Commenta

Verso la fine di settembre alcune indiscrezione pubblicate da Macotakara suggerivano un nuovo interessamento di Apple alla fibra di carbonio. Diversi ingegneri di Cupertino, assieme ad altri specialisti di Foxconn, avrebbero piazzato un consistente ordine presso un’azienda giapponese che si occupa della produzione di questo tipo di materiale.
Ora il blog nipponico torna alla carica e aggiunge che la recente spedizione è frutto di un accordo fra Apple e l’azienda che risale ad almeno tre anni fa.

iPhone in fibra di carbonio? No, solo una cover.

Non è certo la prima volta che la fibra di carbonio balza agli onori delle cronache del Mac Web e a fasi alterne si parla della possibilità che il leggerissimo materiale possa essere impiegato al posto del metallo in qualche dispositivo del line-up Apple.

Del resto l’azienda di Cupertino ha all’attivo un buon numero di brevetti relativi alla fibra di carbonio, compreso uno, datato 2007, in cui Apple propone una modalità alternativa per la realizzazione dell’intreccio della fibra per la realizzazione di gusci, custodie e scocche.
Nell’aprile 2011 l’argomento era tornato d’attualità per qualche giorno grazie all’assunzione di Kevin Kenney, ingegnere esperto del materiale con quasi tre lustri di “anzianità” nell’ambito della progettazione di biciclette in fibra di carbonio.

Queste manovre recenti in estremo oriente riportano dunque in auge l’annosa questione: che cosa potrebbe realizzare Apple con la fibra?
Per ora la domanda può essere soltanto archiviata accanto al medesimo quesito che ci poniamo da un bel po’ sulla possibile destinazione d’uso del Liquid Metal.

Fra le ipotesi annoveriamo, in primis, la realizzazione di scocche alternative all’alluminio che rendano molto più leggeri i dispositivi portatili (iPad in primis, visto che già grazie all’alluminio l’iPhone 5 si è snellito parecchio). La possibilità che Apple non arrivi mai a produrre qualcosa con la fibra di carbonio, allo stesso modo, non dovrebbe stupirci.

E’ risaputo che gli ingegneri di Cupertino (in particolare quelli che fanno capo alla divisione di Jony Ive) hanno la possibilità di testare materiali, provare nuove soluzioni e cercare nuove soluzioni produttive (da cui il coinvolgimento degli ingegneri Foxconn) senza alcuna pressione sulla fattibilità o commerciabilità dei propri esperimenti.
Per quanto Macotakara sostenga che il recente ordine Apple è troppo grande per essere un semplice campione di prova, nulla toglie che l’ipotesi di un test a fini di ricerca “pura” possa essere quella corretta, al momento.