ApplePc: cloni Mac (legali?) all’italiana – L’inchiesta di TheAppleLounge

di Andrea "C. Miller" Nepori 30

Finalmente possiamo rivendicare l’orgoglio del Made In Italy anche nel settore della produzione dei cloni Mac. ApplePc (la ragione sociale è “Informatica Ingegneria“) è una azienda italiana da poco comparsa sulle scene internettiane che si propone di vendere PC compatibili con Mac OS X ad un prezzo che definire competitivo è poco. Per darvi un’idea del marketing aggressivo adottato dalla ApplePC date un occhiata a questa offerta: il MAC Pro PC (modificato ora in MAC.Pro.PC, qui la vecchia pagina), dotato di caratteristiche superiori ad un iMac di fascia media, viene venduto a soli 549€. Il MAC Book PC (aggiornato: pagina rimossa dopo il nostro colloquio telefonico col responsabile di ApplePC. Non sappiamo se il prodotto è ancora disponibile) che ha però caratteristiche decisamente inferiori ai laptop Apple, è praticamente il subnotebook con la mela che tutti vorrebbero. Costa 459€.

Abbiamo deciso di contattare telefonicamente il responsabile di ApplePc, Andrea Papa, perché di primo acchito alcuni aspetti dell’azienda ci convincevano poco. Le risposte che ci ha dato fanno luce, almeno in parte, su alcuni aspetti poco chiari relativi all’azienda e ai prodotti in vendita ma a nostro parere non hanno risolto altri piccoli dubbi sull’operato di ApplePC. Se ne volete sapere di più continuate a leggere.

Il primo aspetto a lasciarci perplessi visitando il sito dell’azienda è stato il nome a dominio: ApplePC.tk. L’estensione .tk indica l’esistenza di un redirect gratuito offerto dal servizio dot.tk, ma Papa ci ha spiegato che si tratta di una soluzione provvisoria in attesa che sia pronto il sito con estensione .it. Il sito stesso è un esperimento che serve a sondare il terreno. Finora ApplePc, o sarebbe meglio dire Informatica Ingegneria (d’ora in avanti useremo i due termini indistintamente per indicare l’azienda), ha lavorato basandosi sul passaparola e sugli annunci sparsi qua e là su bacheche virtuali.

Papa ci ha spiegato che tutto ciò che la sua azienda offre è un computer costruito utilizzando componenti totalmente equiparabili (in alcuni casi esattamente gli stessi) con quelli che Apple monta sui propri Mac. A differenza di Psystar, il clone-maker della Florida attualmente in causa con Apple, nel caso di Apple PC non è  prevista la possibilità di comprare un computer compatibile “MAC Pro PC” con Mac OS X preinstallato e l’installazione del sistema operativo è delegata in toto al cliente. C’è da dire che il sito, dove si può leggere la frase “Noi offriamo tutto, configurato e pronto all’uso”, (ora modificato in configurato e pronto per l’installazione software”) non è chiarissimo a riguardo. L’acquirente sarà quindi l’unico responsabile della violazione del contratto di licenza di OS X, che vieta tassativamente di procedere all’uso di tale sistema operativo su hardware non Apple.

Come avrete già capito, questo è il fulcro della questione. Una mera collazione di componenti identici a quelli utilizzati da Apple sui propri computer non è sufficiente a creare una macchina in grado di far girare Mac OS X. E’ necessario aggirare in qualche modo il controllo che il sistema operativo effettua per capire se sta girando su componenti approvati dalla casa madre o meno. Gli smanettoni della comunità Hackintosh risolvono il problema semplicemente installando Leopard (o Tiger in passato) direttamente da immagini disco modificate reperibili su “canali di distribuzione alternativi”.

A quanto afferma il responsabile di ApplePC, gli acquirenti di MAC Pro PC non sono invece costretti ad adottare questa soluzione piratesca. I cloni assemblati dalla Informatica Ingegneria, nonostante nel sito tutto questo non sia specificato in maniera sufficientemente chiara, danno la possibilità all’utente di installare Mac OS X as is, direttamente dal disco di setup acquistato regolarmente presso un punto vendita Apple autorizzato. Ma come, non vi abbiamo appena detto che il sistema operativo nella sua versione originale opera una verifica sull’hardware?

L’immagine presente nella pagina delle novità, ora non più disponibile.

Si è così, ma un metodo alternativo per bypassare il problema  senza ricorrere alla modifica del software in realtà esiste e si chiama EFI-X. Ve ne abbiamo già parlato e abbiamo avuto modo di intervistare Davide Rutigliano, il creatore di questo piccolo modulo USB interno che permette di bootare i sistemi operativi Apple su hardware non ufficialmente autorizzati dalla casa madre. Papa, non senza qualche reticenza, ci ha confermato che sui MAC Pro PC è stato implementato un sistema simile, collegato come avviene per EFI-X, tramite una porta USB interna a 10 pin.

“Abbiamo avuto modo di vedere un EFI-X”, ci ha detto Papa, “e abbiamo capito che potevamo fare la stessa cosa spendendo di meno”. Quando abbiamo spiegato a Papa che TAL aveva già contattato Rutigliano in passato,  il responsabile di ApplePC ha confermato, su nostra richiesta, di aver avuto anch’egli contatti diretti con il creatore di EFI-X. E qui è sorto un piccolo giallo perché Davide Rutigliano, raggiunto tramite Skype subito dopo la nostra telefonata con Papa, ci ha detto di non conoscere assolutamente né Papa né  la ApplePC. Il sito dell’azienda, ha aggiunto, non è neppure raggiungibile da Kuala Lumpur, dove egli vive e lavora.

Incalzato sulla questione EFI, Papa ha tenuto a ripetere in ogni caso che il sistema implementato sui MAC Pro PC non è EFI-X né viola alcun diritto intellettuale detenuto dalla ASEM, la società di cui Rutigliano è CEO. Non potrebbe essere altrimenti, visto che la ASEM si oppone strenuamente alla vendita di cloni già pronti che utilizzino la tecnologia EFI-X e minaccia azioni legali (qui un intervento ufficiale) verso chiunque contravvenga a questa regola.

Abbiamo dunque capito che ApplePc sta cercando di muoversi sul filo di ciò che è consentito dalla licenza di Apple e sembra farlo con efficacia. In ogni caso Papa ci ha spiegato che la sua azienda ha chiesto delle precise consulenze legali prima di imbarcarsi in questa impresa.  Il responsabile di Informatica Ingegneria sostiene poi che a livello europeo le regole imposte dalla EULA di Mac OS X non reggerebbero in tribunale.

A onor di cronaca anche l’accusa verso Psystar non è stato basata da Apple direttamente sulla violazione del contratto di licenza con l’utente finale bensì sulla violazione di diversi copyright della casa di Cupertino. Relativamente alle problematiche legali collegate all’EULA, ApplePC non ha comunque da preoccuparsi perché, come detto, la violazione del contratto con Mac OS X viene demandata in ultima istanza alla volontà dell’acquirente.

A nostro parere anche ApplePc dovrebbe fare attenzione alle possibili violazioni di svariati trademark Apple, del tutto indipendenti dalla conformità del prodotto con la EULA di Mac OS X. La Informatica Ingegneria utilizza il termine Apple nella denominazione del proprio sito. La parola MAC viene ripetutamente usata (basta il maiuscolo a distinguerla da Mac?), come anche il logo Apple e lo slogan Think more Different. Dopo la nostra telefonata, tuttavia, Informatica Ingegneria ha modificato le immagini presenti sul sito sostituendo il logo Apple con una vera mela e rimuovendolo dalle immagini dei computer, che potete vedere in questo post nel loro aspetto originario.  E’ infine innegabile che MAC Pro PC e MAC Book PC sono nomi che richiamano immediatamente alcuni noti prodotti Apple.  A queste obiezioni Papa ha risposto con una battuta: vogliamo forse sostenere che la maggior parte degli scozzesi dovrebbe cambiare cognome?

Che ne pensate? Vi terremo aggiornati sulla questione non appena ci saranno ulteriori sviluppi e fra poco pubblicheremo a fini di approfondimento il parere di un consulente legale esperto di proprietà intellettuale.