
Un nuovo scontro legale si aggiunge alla lunga lista delle cause in corso fra i grandi attori dell’IT: Apple ha denunciato Amazon per l’uso improprio del termine Appstore.
In una querela depositata lo scorso venerdì 18 marzo, Apple lamenta la violazione del trademark “App Store” che l’azienda di Cupertino si è vista riconoscere nel 2010 e che Bezos e co. hanno utilizzato, se pur con uno spelling differente, per battezzare il loro futuro Store di applicazioni per terminali Android.
Cupertino contesta l’utilizzo deliberato di una terminologia di sua appartenenza per una piattaforma che sarà una diretta concorrente dell’App Store “originale”.
Nei documenti depositati presso il tribunale della California del Nord Apple specifica che Amazon è stata contattata a più riprese con l’esplicita richiesta di modificare il nome attribuito al nuovo servizio per il download delle applicazioni. In assenza di una risposta “sostanziale” si è resa necessaria l’attivazione di una procedura legale.
Va ricordato che secondo l’ordinamento statunitense un’azienda detentrice di un marchio (un termine come un logo) deve fare quanto in proprio possesso per difenderne la proprietà. Il rischio è che la creazione di un precedente non perseguito legalmente possa portare all’utilizzo del termine anche da parte di altri soggetti, fino ad una generalizzazione dell’uso e al conseguente decadimento della specificità del marchio.
Sebbene l’ufficio Trademark e Brevetti statunitense abbia riconosciuto ad Apple i diritti su “App Store”, la possibilità che un termine così generico sia di proprietà dell’azienda di Cupertino è andata giù male anche a Microsoft, che si è appellata contro l’assegnazione del marchio. Apple ha risposto a tono rinfacciando a Redmond la proprietà di termini ancor più generici come Windows e Office. Il ricorso è ancora in fase di giudizio.