
Mercoledì scorso Steve Jobs ha annunciato ufficialmente di aver preso una aspettativa di cinque mesi per motivi di salute con una lettera indirizzata ai dipendenti Apple, successivamente resa pubblica dall’azienda. La decisione di rendere nota tale comunicazione è stata operata da Apple nel tentativo di placare l’orda di indiscrezioni e morbosa curiosità suscitate nei media dalla precedente comunicazione di Steve, ovvero la mail risalente alla vigilia del keynote con cui Jobs chiariva, in parte, la ragione della sua assenza al Macworld.
Il tentativo, evidentemente, non è andato a buon fine, e nella giornata di ieri, tutte le maggiori pubblicazioni statunitensi si sono sentite in dovere di “dire la loro” su ciò che sta accadendo e accadrà a Steve Jobs, e ad Apple di conseguenza.
S’interpellano oncologi, si scomodano endocrinologi con provata esperienza nella cura delle patologie del pancreas, fino ad ipotizzare tutto e il contrario di tutto, interpellando fonti segrete che mai come in questo caso si rivelano numerose e immancabilmente ben informate.
Il picco massimo di indecenza lo hanno toccato due volti noti dell’universo informativo che ruota intorno ad Apple. Dan “Fake Steve Jobs” Lyons, giornalista di Newsweek, e Jim Goldman di CNBC sono arrivati a litigare in diretta durante una trasmissione della stessa CNBC (da cui Lyons è stato successivamente bannato). Il motivo del contendere? Non è il merito della questione, ovvero la salute del CEO, come qualcuno potrebbe ottimisticamente ipotizzare. I due scafati professionisti hanno pensato bene di battibeccare su un problema prettamente giornalistico, e, diciamolo pure, inutilmente autoreferenziale. Vi rimando al video qui sotto per saperne di più (il “bello” viene a 3 minuti e 30 secondi dall’inizio).
Dan Lyons, che negli ultimi pezzi scritti per Newsweek sembra sfogare una violenta necessità di rivalsa mediatica nei confronti di Apple e di Jobs in particolare, arriva fino al punto di intimare a Goldman, uno che invece ama far vedere quanto è “ammanicato” con i grandi della Silicon Valley, di chiedere scusa a Gizmodo. Il giornalista di CNBC aveva cassato e archiviato come fuffa un report di Jesus Diaz risalente a dicembre, di cui vi avevamo parlato, in cui si sosteneva in anticipo sulla conferma ufficiale che l’assenza di Jobs al Macworld era legata a problemi di salute.
Il motivo di questo bailamme mediatico attorno alla salute del CEO di Apple è legata ad una credo condiviso da molta parte della stampa statunitense che potremmo riassumere così: Steve Jobs non ha diritto d una completa privacy sul proprio stato di salute perché dalle sue condizioni dipendono i soldi di migliaia di investitori.
Joe Nocera, New York Times, spinge questa convinzione fino al punto di affermare che Steve Jobs non può più essere ritenuto attendibile perché nei mesi scorsi avrebbe mentito coscientemente sul proprio stato di salute. “Il signor Jobs ritiene che [i dettagli sulla sua condizione] siano unicamente dominio suo e della sua famiglia. Si sbaglia”, scrive senza vergogna Nocera. C’è da capirlo, povero Joe. E’ lui quello che si è beccato del “secchio di melma” al telefono da Jobs a seguito di un articolo in cui già a luglio il giornalista speculava sui problemi di salute dell’iCeo.
Bloomberg ha pensato bene che fosse il caso di sostenere che Jobs potrebbe sottoporsi una nuova procedura chirurgica per la rimozione del pancreas. Le fonti? Non ci sono. Si tratta di pura speculazione basata sulle solite affermazioni piene di condizionali rilasciate da medici che non hanno mai conosciuto, nè preso in cura Steve Jobs. Del resto, si sa, i giornalisti di Bloomberg hanno un necrologio pronto nel cassetto che non vedono l’ora di tirare fuori.
In Italia non va molto meglio e i giornalisti pagano lo scotto di occuparsi di Apple solamente per gli eventi comandati (WWDC, Macworld) e in occasione degli special events o delle cattive notizie. Questo paragrafo tratto dall’articolo di Repubblica, che perlomeno stavolta non ha usato una foto da cui ha rimosso il watermark di setteB.IT e TAL, parla da solo:
“Un piano di successione – e la Apple non lo ha nascosto nei mesi scorsi – esiste ma “per ovvie ragioni è confidenziale”, ha spiegato la società lo scorso 5 gennaio. Secondo indiscrezioni, il posto di Jobs potrebbe essere preso da un interno: in lizza ci sarebbero Philippe Schiller, che ha tenuto al posto dell’ad il discorso al MacWorld 2009, e lo stesso Cook che, come hanno commentato alcuni osservatori, “si veste anche come Jobs”.
Non si capisce bene dove, lo scorso 5 gennaio, abbiano appreso che il piano di successione c’è ma è confidenziale, dato che nell’unico comunicato ufficiale rilasciato dal Consiglio di Amministrazione in tale data di questa informazione non vi è traccia. Non sono le indiscrezioni a suggerire che il posto di Jobs possa essere preso da un interno. E’ l’unica cosa che in tutta questa storia può dirsi praticamente certa. Impeccabile la nota di costume finale; evidentemente fra gli osservatori a cui si riferisce Repubblica deve esserci anche Alfonso Signorini.
Voglio chiudere con una nota positiva. Bruno Ruffilli, su La Stampa, delinea un quadro completo ed equilibrato. A livello internazionale ci pensa Walt Mossberg, WSJ, a pacificarci con il buon giornalismo tecnologico statunitense, che però, pur perdendosi in morbose congetture, riesce sempre a distinguere fra Philip e Philippe nel riferirsi al Vice Presidente Schiller, un compito evidentemente troppo difficile per i redattori di Repubblica.