Perché iPhone è meglio di Phonebloks: un sogno irrealizzabile

di Lorenzo Paletti 42

Se siete iscritti ad un qualsiasi social network, è molto probabile che vi sia capitato di imbattervi in questo video. Phonebloks è il nome di un concept ideato dal designer Dave Hakkens che cerca di reinventare lo smartphone attraverso moduli sostituibili dall’utente in pochi istanti. Ma quello di Hakkens è un sogno irrealizzabile. Ecco perché.

L’idea

L’idea di Hakkens è spiegata semplicemente nel video che vedete qui sopra. Se però avete problemi con l’inglese, permettetemi di farvi un breve riassunto. Il designer sostiene che ogni anno vengono generate tonnellata di immondizia tecnologica a causa di dispositivi vecchi o semplicemente obsoleti che vengono gettati per comprarne di nuovi. La soluzione? Creare uno smartphone come si crea un modellino con i mattoncini Lego. Costruirlo attorno ad un’unica scheda a cui si collegano varie componenti. Serve cambiare il processore? Detto fatto fatto, basta rimuovere il tassello corrispondente e sostituirlo. Volete fare foto migliori? Cambiate fotocamera, è questione di qualche istante.

L’idea di Hakken, bisogna ammetterlo, è interessante (anche se non innovativa, considerato che progetti di questo tipo esistono già da qualche tempo in ambito informatico). Ma si scontra con una serie di problemi non indifferenti che stanno a cuore non solo alle multinazionali che un prodotto come questo dovrebbero produrlo, ma anche agli utenti, che dovrebbero acquistare queste componenti.

Integrazione

Quello che bisogna tenere in conto, oltre l’idea di Hakken, è che le componenti di uno smartphone non sono disposte al suo interno in maniera causale. I dati circolano tra i circuiti a una velocità sorprendente, e ogni piccola modifica peggiora le performance del dispositivo. Non è un caso se la maggior parte dei produttori cerca di integrare tutte le funzioni possibili nello stesso chip.

Prendete A7, ad esempio, l’ultimo system-on-a-chip per iDevice di Apple. CPU, GPU e RAM sono tutte racchiuse nello stesso spazio. Questo permette di ottimizzare le performance e diminuire il consumo energetico del device.

Ora, se immaginassimo di separare queste componenti, per infilarle in blocchi comodamente sostituibili, non solo produrremmo un incredibile dispendio energetico peggiorando le performance del nostro telefono (gli impulsi devono percorrere distanze maggiori), ma probabilmente danneggeremmo l’ambiente più di quanto non facciamo oggi. Sono tre chip (e tre scocche) al prezzo di un solo componente.

A questo si aggiunge un altro problema: le dimensioni. Per creare tre elementi sganciabili  si comincia ad occupare un volume sensibilmente maggiore rispetto a quello occupato da un solo chip. Insomma, solo spezzando il processore ci stiamo ritrovando con un dispositivo più grande, più lento e meno verde di quelli attualmente disponibili sul mercato.

Phonebloks è il sogno di un designer. Ma l’incubo di ogni ingegnere.

Phonebloks concept

Produrre un incubo

E immaginatevi adesso di essere nei panni di una compagnia che deve produrre Phoneblok. Immaginate di essere costretti a dover disegnare un dispositivo di questo tipo e costruirne le componenti. È possibile? Forse sì. Ma deve anche essere conveniente.

Produrre Phonebloks richiederebbe di rivedere il metodo in cui i dispositivi portatili sono disegnati e prodotti. Questo significa costi maggiori (design, produzione e test incrociati per ogni singolo elemento intercambiabile non sono gratis), su un dispositivo che ha una durata della batteria inferiore alla concorrenza, un design meno appagante e un prezzo maggiore. Per quale ragione una azienda dovrebbe barcamenarsi il compito di concorrere con dispositivi come quelli di Apple, Samsung, LG e HTC tramite un device la cui unica caratteristica interessante è che può essere smontato e rimontato?

Certo, mi direte che il mercato risponde alle domande dell’acquirente. Se domattina tutti si dovessero svegliare e richiedere la possibilità di sostituire la batteria del proprio smartphone, non ho dubbi che molte compagnie ascolterebbero la richiesta e comincerebbero a produrre dispositivi su cui fosse possibile farlo. Ma basta guardarsi attorno per capire che il trend è ben diverso. La compattezza nelle dimensioni l’ha di gran lunga vinta su una batteria sostituibile. E lo stesso discorso, anzi, amplificato, vale anche per i blocchi di Phonebloks.

Phonebloks può essere prodotto. Anche oggi, forse. Ma non con questo design accattivante e non ad un prezzo accettabile per le tasche dell’utente e per la salute dell’ambiente. Gettare via uno smartphone dopo due anni dall’acquisto è un male per la Terra e un bene per l’economia. Non credo che Phonebloks (prodotto come dispositivo, non immaginato come concept) possa essere un bene per entrambi.

Il primo ad ammetterlo è proprio Hakken: “Rendere Phonebloks una realtà è probabilmente impossibile con le attuali tecnologie”.