Prototipo di iPhone 4, Gizmodo la fa franca

di Andrea "C. Miller" Nepori 8

Jason Chen con il prototipo di iPhone 4

Jason Chen, l’editor di Gizmodo che era fisicamente entrato in possesso del prototipo di iPhone 4 perduto da un ingegnere Apple in una birreria di Redwood City, può tirare un grosso sospiro di sollievo: nessuna accusa è stata mossa dagli inquirenti nei suoi confronti. Allo stesso modo anche l’editore di Gizmodo, la Gawker Media, non ha subito conseguenze dalla bravata che nella primavera del 2010 ha stupito il MacWeb e mezza Silicon Valley.
A pagare le conseguenze della faccenda saranno Brian Hogan, il ragazzo che è entrato in possesso del prototipo, e un suo conoscente, Sage Wallower, entrambi accusati di appropriazione indebita di oggetti smarriti. A carico di Wallower anche l’accusa di detenzione di materiale rubato.

Sicuramente ricorderete la storia: Hogan entrò in possesso del prototipo di iPhone 4 smarrito dall’ingegnere Apple in una birreria e una volta scoperto di cosa avesse fra le mani cercò, con l’aiuto di Wallower, di vendere il dispositivo ad alcune delle più grosse pubblicazioni tecnologiche del web. Engadget rifiutò, Gizmodo accettò senza pensarci su due volte. Ci fu un passaggio materiale di denaro in cambio del prototipo fra Jason Chen e uno dei due ragazzi cui seguì un’ampia copertura della questione sul sito di proprietà di Gawker Media. E poi si scatenò il finimondo. Punto nodale della vicenda, l’irruzione in casa Chen, allora non ancora formalmente indagato, della task force tecnologica della polizia statale della California. Si fece un gran parlare, spesso a sproposito, di shield law in difesa del giornalista, che tuttavia non si trovava nella condizione di difendere una fonte che aveva commesso un misfatto, ma era piuttosto parte attiva nell’ipotetico reato di ricettazione.

Ora quella faccenda può dirsi definitivamente chiusa e si possono tirare le somme. Qual è stato il risultato di quella massiccia esposizione mediatica per Gizmodo, oltre ad un posto speciale nella lista nera delle P.R. Apple? Il risultato è che che ad un anno e mezzo di distanza Gizmodo ha perso molta della credibilità che aveva accumulato. Probabilmente le page view sono aumentate, ed anche gli introiti pubblicitari, ma se così è stato il tutto è avvenuto a scapito del brand. Il sito si è trasformato, almeno in parte in conseguenza di quei fatti, da ironico quasi-tabloid tecnologico ad un incubatore di odio e scemenze su tutto ciò che anche solo lontanamente riguardasse Apple, ad opera della scarsissima professionalità di personaggi ambigui come Jesus Diaz, il più fervido sostenitore della crociata scritta anti-cupertiniana che trovò il suo culmine durante il periodo dell’antennagate e nei mesi successivi.

Il Web ha la memoria corta, ma chi veramente ne influenza le dinamiche editoriali no, e la bravata di Gizmodo, puro esempio di quel paycheck journalism che nel frattempo ha trovato la sua massima e più grave espressione nelle nefandezze di un altro tabloid, il News Of The World di News Corp, ne ha definitivamente segnato la fama, come uno stigma che l’ha depauperato del proprio valore soprattutto agli occhi dell’influente comunità giornalistica tecnologica statunitense.