Flashback.K dimostra che i Mac sono meno sicuri? Frottole!

di Andrea "C. Miller" Nepori 32

Nei primi giorni di quella che abbiamo definito ormai tutti come la prima vera “epidemia” di malware su Mac abbiamo assistito ad un evento mediatico assai strano: a fronte di una minaccia reale, di una “vera notizia”, di un serio rischio di sicurezza, comprovato, per migliaia di utenti Mac, al quale Apple ha fornito una soluzione con colpevolissimo ritardo, le sezioni tecnologiche dei giornali online hanno taciuto.

Era solo la quiete prima della tempesta. Praticamente tutte le testate tranne poche si sono ampiamente rifatte con gli interessi e hanno cominciato a scrivere di questo famigerato virus per Mac (no, guardate, è un malware) o del temibilissimo worm per Mac (ehm, no, al massimo “trojan”, dai) che risponde al nome di Flashback.K.

Col passare dei giorni il tono è mutato e si è passati dallo scempio terminologico allo sproloquio illogico, con una pletora di “commentatori” che non vedevano l’ora di sputare sentenze sulla presunta verginità violata dei Mac e su quanto siano imbecilli gli utenti Apple che ancora credono di essere più al sicuro rispetto agli utenti Windows. L’epitome di queste crasse analisi distillate da una sapiente cernita di castronerie e pressappochismi ce la fornisce Marco Schiaffino, su Il Fatto Quotidiano, con il suo articolo “Mac più sicuri? Frottole”. Vale la pena dargli una letta, con un po’ di ironia. Nessuna sindrome della maestrina, tranquilli, solo un po’ di sano sberleffo.

Ho scritto la prima versione di questo post qualche giorno prima che il worm Flashback.k colpisse migliaia di utenti Mac in USA e Canada. Prima, insomma, che siti Internet e giornali riportassero la (non) notizia della vulnerabilità dei computer Apple ai virus.

Partire con un’ammissione di colpa è sempre un gesto encomiabile: “avrei potuto cestinare questo articolo con largo anticipo, invece mi vorrete scusare se l’ho pubblicato lo stesso”.
Nei primi paragrafi Schiaffino si riprende subito, citando un interessante studio che indica, percentuali alla mano, quanto il Web sia fondamentalmente un luogo per le scorribande di bot di ogni genere, sia buoni che cattivi.
Poi, però, capitola immediatamente e snocciola il primo fantastico “pressappoco”:

Insomma: il 31% del traffico sui siti Web è generato da computer controllati da virus. E in questi dati non rientra lo spam tramite posta elettronica, che rappresenta il 70% delle email inviate ogni giorno. Fatti quattro conti, significa che là fuori c’è un vero esercito di computer infestati da virus che alimentano un colossale traffico di spazzatura digitale. Buona parte di questi, probabilmente, sono Mac.

Fatti quattro conti, i giornali online pubblicherebbero qualsiasi castroneria purché sia abbastanza controversa e capace di generare un colossale traffico con tanta spazzatura giornalistica digitale. Buona parte di queste, probabilmente, sono raccolte nelle sezioni tecnologiche di quei giornali.

Capiamoci subito: non ho nessuna intenzione di impelagarmi in un’inutile diatriba su “quale sia il sistema migliore”. Per come la vedo, rimane un discorso terribilmente soggettivo e qualsiasi tentativo di uscirne con una risposta sensata è destinato a fallire. Sotto il profilo della sicurezza, poi, qualsiasi sistema ha un solo anello debole: il mammifero che siede alla tastiera.

Diamine, si è ripreso di nuovo. Ma non temete, perché what goes up, must come down.
Ed infatti, eccoci serviti:

L’atteggiamento sconsiderato dei Mac-addicted deriva da tre falsi miti.

E le barricate in piazza le facciamo per conto della borghesia. Di Cupertino.

Primo mito: non esistono virus per Mac. Nella mitologia dei fan della “grande mela” il sistema operativo di Jobs sarebbe così solido da non poter essere “bucato”. Falso: qualsiasi sistema operativo è vulnerabile ai virus. Lo sanno bene gli utenti Linux, che i software di protezione li usano.

Wow. Beh dico, WOW. Qui c’è veramente tutto. Tralasciamo che la “grande mela”, che io ricordi, è New York e che il sistema operativo che sto utilizzando non è “di Jobs”, l’uso sconsiderato di inflazionatissimi epiteti giornalistici non è il punto nodale.
Ora fate questa prova: prendete un utente Linux medio, ditegli che gli avete installato un antivirus sul suo computer, assistete compiaciuti al suo attacco isterico e alla successiva spiegazione tecnica, tanto talebana quanto corretta, del perché il vostro gesto (per quanto inventato) sia stato inutile, concettualmente insensato e mortalmente offensivo verso la categoria dei Linuxiani nella sua interezza.

Di virus per Mac, in effetti, ce ne sono a centinaia. 

VOGLIAMO I NOMI DI QUEI BASTARDI. E non ci accontentiamo di qualche MALWARE, ma vogliamo proprio i nomi di quei maledetti VAIRUZ.

Senza contare il fatto che esistono software -e virus- cross platform (quelli basati su Java, per esempio) che del sistema operativo ospitante se ne infischiano allegramente.

Quindi sono dei virus per la piattaforma Java e non per i sistemi operativi su cui gira la Java VM? Allora siamo a cavallo. Di Troia.
Come fa notare un commento all’articolo firmato da tale Fearandil, Java tutt’al più può essere un veicolo.

Secondo mito: i virus per Mac sono pochi. La cosa sarebbe anche abbastanza logica: Windows è il sistema più diffuso ed è ovvio che sia più appetibile per i pirati informatici. L’equivoco però è quello di confondere l’esistenza di milioni di varietà di virus diversi con la loro effettiva diffusione.

Anche se non avete mai assaggiato tutti i formaggi francesi, la Francia rimane la patria delle milioni di varietà di formaggi, no?

La gran parte dei PC con sistema Microsoft sono protetti da software per la sicurezza, visto che non usarli sarebbe un suicidio. Ma è proprio la presenza dei software di protezione a obbligare gli autori di virus a crearne ogni giorno di nuovi, nella speranza di colpire una macchina non ancora “attrezzata” per individuarli. Se nessuno usasse antivirus (come gli utenti Mac) i pirati informatici potrebbero rilassarsi e continuare a usare quei pochi (anche uno solo) che bastano per infettare un parco computer indifeso.

Se non erro è lo stesso motivo per cui è consigliato imbottirsi di antibiotici di ogni tipo al primo accenno di mal di testa anche se nel complesso state benissimo. Anzi, è proprio quando siete sani che dovresti imbottirvi di medicinali.

Si chiama prevenzione, ragazzi. Ci hanno fatto delle guerre con questa roba qui, e voi non la vorreste applicare al vostro Mac?

Terzo mito: non ho mai preso un virus sul mio Mac. E come, di grazia, ce ne si potrebbe accorgere se non usando un antivirus? I tempi in cui i virus bloccavano il computer visualizzando sul monitor un teschio su sfondo nero sono finiti dai tempi in cui Madonna cantava Like A Virgin ostentando crocifisso e reggiseno in pizzo.

Come diamine potete essere sicuri di non avere i topi o le blatte in casa se non piazzate le trappole col formaggio negli angoli o non spargete insetticidi cancerogeni?

I virus che circolano oggi non hanno nessuna intenzione di disturbarci e rimangono quanto più possibile nascosti. Preferiscono usare il nostro computer per spedire email con proposte di acquisto di Viagra o rimanere in attesa di poter copiare i dati della nostra carta di credito.

Il buon senso per nostra fortuna tende spesso alla recidiva. Tranquilli, però: sono recidiva di breve durata.

Tornando a Flashback, resta da citare un dettaglio che pochi hanno sottolineato: gli unici Mac “immuni” al virus, per ironia della sorte, sono quelli che hanno installato software Microsoft, come Word ed Excel. Secondo gli analisti lo strano caso è dovuto a una qualche incompatibilità tra il virus e i programmi della casa di Redmond. Ma sono pronto a scommettere che ci sarà qualcuno pronto ad accusare Microsoft di aver creato e diffuso il virus per screditare il concorrente…

Schiaffino, forse se pochi lo hanno sottolineato, un motivo ci sarà, non crede? E comunque io l’ho sempre sospettato che sia Big Pharma a diffondere le influenze, per vendere il Tamiflu. E che Flashback.K sia il frutto di accordi segreti presi durante una delle conferenze Bilderberg.


Nota per Marco Schiaffino: niente di personale. E’ solo che non ho potuto resistere. La veda così: gli altri giornali hanno pubblicato boiate talmente enormi (e la fiducia che ripongo nella loro capacità di capire che hanno pubblicato boiate è talmente bassa) che non valeva nemmeno la pena citarli. Magari una risposta come questa era quello che si aspettava. Ma siccome scrive sul sito de “Il Fatto Quotidiano”, che ritengo essere il più “fattualmente autorevole” quotidiano nazionale e per il quale nutro profonda stima, magari un po’ di adesione maggiore al concetto di “fatto”, anche in ambito tecnologico, non guasterebbe.

Tutte le “non notizie” che trovate nell’articolo sono riprese dall’insuperabile webzine “Trascendentale”.