Siri su Mac: quando arriverà?

di Andrea "C. Miller" Nepori 7

A poche ore dalla presentazione di iPhone 4S c’era già chi si chiedeva se e quando Siri, l’assistente virtuale basato sul riconoscimento vocale, potrà approdare anche su altri dispositivi Apple e in particolar modo su Mac. Al “se” si può rispondere anche senza l’aiuto di rumor o indiscrezioni: è quasi certo che Apple estenderà il supporto di Siri ad altri dispositivi, così come già avvenuto in passato con il Multi-Touch (a cui mi è già capitato di paragonare il modello di sviluppo futuro dell’assistente virtuale).
Sul “quando” invece è più difficile rispondere, perché ci sono molti fattori che contribuiscono ad un eventuale risposta. Una prima stima l’ha azzardata qualche tempo fa Kevin Rose, fondatore di DIGG e Milk, che su Twitter ha scritto: “Rumor: Siri arriverà su Mac OS X il prossimo anno”. Nulla di più vago, ovviamente, visto che il prossimo anno può essere gennaio 2012 come dicembre 2012.  Ci sono però altre considerazioni che si possono fare, alla luce di quanto sappiamo, sulla tempistica della futura diffusione di Siri sui dispositivi Apple.

Partiamo dal presupposto che Siri, ad oggi, funziona solo su iPhone 4S per due motivi principali:

  • considerazioni di marketing: Siri è il selling point principale del nuovo dispositivo
  • considerazioni di natura tecnica: per far girare bene Siri è necessaria la maggiore potenza di iPhone 4S. Lo so, Siri gira anche su iPhone 4, ma di certo non come su un 4S e sicuramente non ad un livello accettabile per il perfezionismo Apple. In più s’aggiunga che la potenza di calcolo on the Cloud necessaria per tutti i milioni di utenti che usano Siri non è poca cosa e molto probabilmente nemmeno il datacenter in North Carolina avrebbe potuto reggere il carico di decine di milioni di utenti intenti a fare domande all’assistente virtuale 24/7

Per  entrambi questi motivi una retrocompatibilità di Siri rimane improbabile. Il primo passo sarà molto probabilmente quello di attivare Siri sull’iPad di prossima generazione e anche in quel caso Siri sarà un selling point di rilievo per il nuovo dispositivo. Il nuovo iPad potrebbe arrivare nella finestra temporale compresa fra marzo e giugno del 2012, visto che al momento non ci sono indizi circa un’eventuale slittamento della ricorrenza annuale dell’update come avvenuto per l’aggiornamento dell’iPhone. L’unica altra grande novità attesa per la prima metà del 2012 è il rinnovo dei MacBook Pro con l’introduzione di un nuovo modello di MacBook Pro-Air. Le due novità (sempre che arrivino entrambe) non saranno annunciate a breve distanza l’una dall’altra, anche soltanto per evitare che i due eventi si sottraggano reciprocamente preziosa linfa mediatica.

Siri, impara le lingue (e non solo)!

Il porting di Siri su altri dispositivi non è di certo la preoccupazione tecnica principale per i team Apple, anche perché non c’è dubbio che nei laboratori di Cupertino vi siano prototipi di iPad su cui l’assistente virtuale è già stato attivato e testato. La vera montagna da scalare è l’internazionalizzazione dell’assistente virtuale, che per adesso capisce solo il tedesco il francese e naturalmente l’inglese. Anche perché il riconoscimento vocale di idiomi stranieri è solo uno degli aspetti problematici. Per dirne una: Wolfram Alpha, il motore di ricerca computazionale su cui si basano molte delle risposte generiche di Siri, funziona solo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Anche Yelp, il servizio che Siri utilizza per localizzare ristoranti, locali o esercizi commerciali in genere, funziona solamente negli States.

Non c’è dubbio che una delle maggiori complicazioni che si trovano ad affrontare i tanti ingegneri Apple che al momento lavorano su questa nuova tecnologia sia pertanto la gestione della frammentazione internazionale dei servizi accessori cui Siri si aggancia. Ed è un problema che non si può ignorare facilmente, visto che ormai più della metà del fatturato e dei profitti Apple sono generati fuori dai confini degli States. Ovviamente non tutti i mercati internazionali sono uguali. E’ lecito supporre, ad esempio, che una versione cinese di Siri abbia un’importanza strategica maggiore rispetto alla versione italiana.

Quando arriva, insomma?

Prima di scrivere questo articolo pensavo che Facetime potesse essere un buon paragone, con tutti i distinguo del caso, per ipotizzare una road-map di diffusione di Siri su dispositivi diversi dall’iPhone 4S. Ho cambiato idea, però¹, perché mi sembra evidente che le incognite che porta sé Siri, che rispetto a FaceTime si basa su un livello di complessità di ordine drasticamente superiore, siano molte di più e tutte strettamente correlate fra loro.  Il prossimo iPad avrà certamente Siri, non c’è dubbio, anche se la fase di internazionalizzazione del servizio sarà ancora allo stato attuale. L’iPod touch potrebbe non ricevere mai il trattamento Siri a meno di un’improbabile revisione con connessione 3G. Mentre per l’approdo sui Mac è probabile che Apple voglia almeno essere in possesso di un storico di test sul campo sufficienti a rimuovere l’etichetta Beta dal servizio.

Anche perché da un assistente virtuale che risiede in un computer, sia esso desktop o portatile, sarà lecito aspettarsi un po’ di più rispetto a quanto è in grado di fare un’assistente virtuale in un dispositivo mobile. Siri dovrà essere in grado di controllare meglio la macchina, almeno ad alto livello, o altrimenti sarà facilmente relegata a semplice novelty. Per questo, mentre un “porting” da iPhone ad iPad è semplice, almeno sulla carta, un salto da iOS a Mac potrebbe richiedere qualche sforzo in più e quindi, semplicemente, più tempo.
Se Siri arriverà su Mac nella prima metà del 2012, con nuove funzioni, fuori dalla Beta e con un livello di internazionalizzazione accettabile sarò sinceramente stupefatto. Ritengo invece più probabile che Siri possa arrivare sui Mac alla meglio per la fine del 2012 e non mi stupirei se Siri riuscisse ad arrivare sulle postazioni Mac solo all’inizio del 2013.

Non va del tutto ignorata, infine, la possibilità che Siri sui Mac non arrivi mai, checché ne dicano i rumor. I Mac, nella visione Apple, fedele alle considerazioni Jobsiane sulla post-PC era, non sono propriamente le macchine che domineranno il futuro. Perché perdere tempo a dar loro un parvenza di anima senziente?


Nota: ¹ – penso ancora, tuttavia, che possa essere iMessage a seguire il percorso di sviluppo e diffusione inaugurato da FaceTime. L’unico dubbio rimane sulla possibile integrazione di iMessage con iChat (improbabile) in alternativa alla pubblicazione di una iMessage App sul Mac App Store (probabile e auspicabile).