Garanzia Apple e Apple Care: cerchiamo di capirne di più

di Andrea "C. Miller" Nepori 14

Apple Care Protection Plan

La scorsa settimana l’AGCM, l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, ha avviato un procedimento nei confronti di Apple e del distributore Comet per stabilire se l’Apple Care Protection Plan venga venduto “senza chiarire al consumatore che il contratto si sovrappone temporalmente al secondo anno della garanzia legale che non comporta costi per il consumatore”.
In parole pover l’AGCM vuole capire se l’offerta di Apple, che prevede un anno di garanzia Apple Care per la maggior parte dei propri prodotti, sia ingannevole oppure no.
La materia non è semplice, la legge europea che la regola relativamente complessa per i non addetti ai lavori – compreso il consumatore medio.
Per capire un po’ di più e cercare, nel limite del possibile, di fare luce sulla questione, abbiamo chiesto un parere legale a Gianluca Craia, dello Studio Legale Craia, patrocinatore e consulente legale d’impresa, esperto di mediazione civile e societaria.

Cosa dice la legge

Partiamo dai punti certi. Negli Stati che aderiscono all’Unione Europea, a seguito della direttiva 99/44/CE, (recepita nell’ordinamento italiano con D.lgs 2 febbraio 2002 n° 24),  in caso di vendita di un prodotto ad un consumatore, il venditore ha  l’obbligo di consegnare beni conformi al contratto di vendita.
Ciò significa che i beni devono:

  1. essere idonei all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo (ad esempio: iPhone deve essere in grado di telefonare e connettersi ad internet, fare foto e video ecc.)
  2. essere conformi alla descrizione fornita dal venditore (su iPhone deve girare iOS 4.3.3 e successivi, il dispositivo deve avere la fotocamera a 5Mpx, essere in grado di girare video in HD e così via)
  3. presentare le medesime qualità e prestazioni  che il consumatore può ragionevolmente attendersi, anche sulla base della pubblicità realizzata dal venditore, produttore o suo agente e/o rappresentante (deve essere veloce, avere funzionalità al top rispetto ai parametri di riferimento, non avere problemi di connessione ecc.)
  4. essere idonei all’uso particolare richiesto dal consumatore e portato a conoscenza del venditore

Ogni volta che il bene non rispetta, anche alternativamente, una delle caratteristiche elencate, è non conforme.

Se il bene è non conforme il consumatore ha diritto, a propria scelta e salvo che il rimedio richiesto non sia oggettivamente impossibile:

  1. alla riparazione del bene
  2. alla sostituzione (Ove il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso ovvero che non vi sia stata la riparazione/sostituzione benché richiesta, oppure essa, una volta effettuata, abbia arrecato notevoli inconvenienti al consumatore, il consumatore può richiedere)
  3. alla riduzione di prezzo
  4. alla risoluzione del contratto

L’importanza del venditore

La direttiva dice anche e soprattutto che il venditore è responsabile per i due anni successivi alla vendita (o meglio, alla consegna del bene, particolare importante per le vendite online o su ordinazione).

Nel caso in cui sia prevista una garanzia convenzionale (come dovrebbe essere intesa quella di Apple) questa non deve pregiudicare i diritti del consumatore ed inoltre qualsiasi patto che tenda a limitare i diritti suddetti è nullo. Ciò significa che, in ogni caso, la limitazione convenzionale di garanzia viene sostituita dalla garanzia di legge.

Per vedere soddisfatte le sue richieste il consumatore è tenuto a rivolgersi al venditore.
E’ infatti con il venditore che si crea il rapporto contrattuale. La legge, molto semplicemente, assegna al venditore il diritto a rivalersi  verso il produttore nel caso in cui  il primo abbia dovuto provvedere (soddisfacendola) alla richiesta di garanzia del consumatore .
Quindi in conclusione il consumatore che acquista un iDevice o un Mac o un altro prodotto Apple, ha diritto ad una garanzia non limitabile di due anni da parte del venditore.

Che cosa fa Apple

Apple, in associazione all’acquisto di (o meglio “di alcuni”) prodotti nuovi  offre particolari condizioni di garanzia. Offre cioè un servizio di garanzia convenzionale di un solo anno dalla data di acquisto nel quale a suo insindacabile giudizio potrà:

  1. riparare l’hardware con pezzi nuovi o ricondizionati che garantiscano le medesime prestazioni
  2. sostituire il dispositivo con uno nuovo o ricondizionato che garantisca le medesime prestazioni
  3. restituire il prezzo pagato per il dispositivo al compratore

Oltre quanto sopra la garanzia viene esclusa in un’ampia serie di casi (tra cui utilizzo del dispositivo con prodotti non Apple, nel caso in cui il danno sia evidentemente prodotto dal cliente ecc.) In ogni caso si legge nei termini di vendita disponibili sull’Apple Store online che, ove l’acquirente sia un consumatore, la garanzia convenzionale non sostituisce ma si aggiunge a quella di legge.

E qui nascono i problemi. Si dà infatti il caso che Apple offra un servizio di supporto ed estensione della garanzia, a pagamento, denominato Apple Care Protection Plan.

Il problema va quindi scisso in due parti:

  1. E’ valida la limitazione convenzionale di garanzia? E se sì, in che termini?
  2. La limitazione convenzionale di garanzia, associata al prodotto “Apple Care Protection Plan” induce in errore il consumatore?

Apple Sales International

Per rispondere al primo quesito è però necessario rispondere ad una domanda a monte: chi è Apple Sales International, quell’entità che fattura i prodotti che acquistiamo in Italia e nell’Unione Europea?
E’ un rivenditore di prodotti Apple o é il “PRODUTTORE” (ai sensi della legge  per produttore deve intendersi sia il fabbricante del bene sia l’importatore nell’UE del bene di consumo, sia colui che appone il suo  nome, marchio o segno distintivo sul prodotto)?

La distinzione è sostanziale.

Se infatti Apple Sales International è un rivenditore dei prodotti Apple, dovrà necessariamente riconoscere la garanzia di legge (durata di due anni dalla consegna del bene e diritto del consumatore  di scegliere il rimedio da lui preferito).

Se invece Apple sales International è un produttore, si potrebbe dire che  il consumatore ha diritto alla garanzia di legge da parte del rivenditore e in associazione ad essa alla garanzia offerta dal produttore, dando quindi un significato concreto a quella frase tanto misteriosa al punto 10.3 del contratto di Apple Care Protection Plan secondo cui (in maiuscolo nel contratto) “SE SIETE UN CONSUMATORE QUESTA GARANZIA SI AGGIUNGE A QUELLA DI LEGGE E NON INFICIA IN ALCUN MODO I DIRITTI A VOI SPETTANTI IN BASE ALLA LEGGE”. (¹)

In ogni caso quest’ultima tesi sarebbe difficilmente difendibile posto che la garanzia offerta non aggiunge ed anzi offre condizioni peggiori rispetto a quella di legge rimanendo perciò totalmente inutile.

Apple Care Protection Plan è ingannevole?

Chiarito quanto sopra ci si può chiedere se vi siano problemi  anche con Apple Care Protection Plan. Visto che la garanzia dei prodotti è per legge della durata di due anni, si può sostenere che Apple Care Protection Plan si sovrapponga  alla garanzia di legge.
In pratica va capito se Apple, utilizzando la scorretta informazione relativa alla garanzia limitata (“vi diamo solo garanzia di un anno e limitata”), induce i consumatori all’acquisto di un servizio a pagamento che per il primo anno non assicura nulla di più di quanto già non sia di titolarità del consumatore stesso in base alla direttiva 99/44/CE.

Ma è effettivamente scorretta l’informazione che viene veicolata?

Le condizioni generali di Apple Care Protection Plan affermano che (in maiuscolo nel contratto): “PER I CONSUMATORI CHE, NEL PAESE IN CUI HANNO EFFETTUATO L’ACQUISTO, BENEFICIANO  DELL’APPLICAZIONE DI LEGGI E NORME PER LA TUTELA DEL CONSUMATORE LE GARANZIE PREVISTE DAL PRESENTE PIANO SONO DA CONSIDERARSI AGGIUNTIVE RISPETTO A TUTTI I  DIRITTI E I RIMEDI PREVISTI DA DETTE LEGGI E NORME. NULLA DI QUANTO PREVISTO DAL  PRESENTE PIANO E’ IDONEO A PREGIUDICARE I DIRITTI DEI CONSUMATORI PREVISTI DALLE  LEGGI APPLICABILI, IVI INCLUSO IL DIRITTO DEL CONSUMATORE DI CHIEDERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI IN CASO DI INADEMPIMENTO PARZIALE O TOTALE OVVERO IN CASO DI INESATTO  ADEMPIMENTO DELLE OBBLIGAZIONI CONTRATTUALI DA PARTE DI APPLE”.

In pratica Apple assicura che se sei un consumatore, Apple Care Protection Plan si aggiunge ai tuoi diritti, quindi, in teoria, l’estensione di garanzia dovrebbe avere efficacia trascorso il secondo anno previsto dalla legge configurando una copertura di 2 + 2 ( o 3 in funzione del prodotto acquistato)

Fin qui “nulla quaestio”: Apple nel contratto sembra ben aver spiegato il contenuto della garanzia.

Il problema vero però non è che cosa è scritto nel contratto (che se del caso riguarda l’esecuzione dello stesso la sua validità ed efficacia), ma come Apple conduca il consumatore ad acquistare  Apple Care Protection Plan (e quindi se carpisca il consenso del consumatore alla conclusione del contratto di acquisto in maniera fraudolenta).

Se aprite la pagina di Apple Care trovate, nella panoramica relativa ad iPhone (uguali le panoramiche per altri prodotti), questa presentazione: “ogni iPhone viene fornito con una garanzia limitata di un anno per la copertura dei costi di riparazione dell’hardware e fino a 90 giorni per l’assistenza tecnica” e un apice che rimanda ad una nota a pié pagina in cui si specifica che “Nell’acquisto di iPhone sono compresi 90 giorni di assistenza tecnica. I vantaggi di AppleCare Protection Plan integrano gli eventuali diritti di tutela del consumatore previsti dalle leggi vigenti nella propria giurisdizione”.

In effetti il messaggio inviato e di immediata percezione da parte del consumatore  è “attento, hai solo un anno di garanzia se  vuoi stare tranquillo acquista il mio servizio di estensione”.

Non può non rilevarsi la sproporzione  tra i due messaggi: quello relativo alla limitazione di garanzia, in primo piano e completo e quello relativo ai diritti del consumatore, in nota e contenente un generico rimando alle normative territorialmente applicabili.
In un rapporto in cui il potere contrattuale pende decisamente a favore del venditore, l’obbligo di buona fede nelle trattative (1337 c.c.)  è più intenso proprio in capo a quest’ultimo.
E’ quindi il soggetto più forte che deve informare in modo compiuto la propria controparte  al fine di tutelare nel miglior modo possibile gli interessi della stessa.

Per di più il d.lgs 147/2005 dispone che nel caso in cui un testo pubblicitario utilizzi il termine garantito esso deve essere accompagnato “dalla precisazione del contenuto e delle modalita’ della garanzia offerta. Quando la brevità del messaggio pubblicitario non consente di riportare integralmente tali precisazioni, il riferimento sintetico al contenuto ed alle modalita’ della garanzia offerta deve essere integrato dall’esplicito rinvio ad un testo facilmente conoscibile dal consumatore in cui siano riportate integralmente le precisazioni medesime”

Ora il link ipertestuale sul sito apple (http://www.apple.com/legal/warranty/) rimanda ad una pagina in inglese, nella quale è necessario cliccare su un ulteriore link iper accedere  ai vari testi realtivi alle garanzie per i prodotti Apple. I testi sono chiaramente in tutte le lingue del mondo, ed anche, da qualche parte tra le centinaia di pagine, in “italiano-legalese” di modo che per capirne il senso è necessario farne una difficile interpretazione

Il testo quindi appare tutt’altro che facilmente conoscibile come richiesto dal d. lgs. 147/2005.

Non è questa certamente la sede per prendere una posizione definitiva sulla questione. In conclusione, viste le carte e gli obblighi di legge, l’impressione è che il procedimento dell’AGCM sia fondato su basi solide.

N.B. In questo articolo non è stato volutamente affrontato l’aspetto risarcitorio della vicenda che benché strettamente legato, prescinde da un provvedimento dell’AGCM. La questione, infatti, è particolare e andrebbe affrontata caso per caso  posto che sarebbe necessario determinare se il consenso all’acquisto di Apple Care Protection Plan è stato carpito, in modo determinante, con dolo (art 1439 c.c.), oppure se si tratta solo del c.d. dolo incidente (1440 c.c.). In pratica si tratta di valutare se il consumatore, ove avesse ricevuto tutte le informazioni necessarie, avrebbe deciso di non acquistare il servizio Apple Care Protection Plan oppure avrebbe comunque concluso il contratto ritenendo però equo un prezzo inferiore ( minor aggravio) oppure un periodo più lungo (almeno di un anno) di estensione (maggior vantaggio).

Nel primo caso il contratto sarebbe annullabile nel secondo invece il contratto sarebbe valido ed efficace ma il consumatore avrebbe diritto ad un risarcimento del danno pari al minor vantaggio o al maggior aggravio sostenuto rispetto alle condizioni che si sarebbero ottenute in assenza di asimmetria informativa.

 

NOTE:

¹ – La posizione di “rivenditore” per Apple Sales International mi sembra la più probabile visto che è il soggetto che offre in vendita il prodotto secondo quanto indicato nelle definizioni contenute nei Termini Generali di Vendita di Apple Store. Questa è comunque solamente un’ipotesi, da prendere con le molle. Per una maggiore certezza sarebbe probabilmente necessario indagare nei rapporti societari tra le controllate e partecipate di Apple Inc.