Google Chrome Beta per Mac – la recensione di TAL

di Luca Iannario 14

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Come sicuramente avrete già avuto modo di leggere su TAL, da qualche giorno è disponibile la versione beta per Mac OS X di Chrome, il browser progettato da Google. Proprio perché si tratta di una beta non sono ancora state implementate tutte le funzionalità che presenta la release definitiva per i sistemi Windows. Nonostante quasi un anno di lavoro e 73.804 linee di codice, le funzionalità mancanti sono:

– Gestione e sincronizzazione dei segnalibri
– Compatibilità con Google Gears
– Modalità Web App
– Compatibilità con le gesture multitouch
– Modalità tutto schermo
– Task Manager
– Compatibilità con tutte le estensioni
– Invio automatico della pagina via email
– Gestione dei cookie
– Gestione dei certificati
– Gestione carattere e lingua

D’altro canto, per essere una beta, si è dimostrato un browser già abbastanza maturo; ho avuto modo di testarlo anche nella sua precedente versione per developers e devo dire che in quanto ad efficienza e velocità non ha nulla da invidiare ai più maturi rivali come Safari, Firefox e Internet Explorer. Passiamo ad un’analisi più approfondita.

Impostazioni

Come prima cosa dopo l’installazione, vi viene chiesto se desiderate importare impostazioni e preferiti da uno dei browser già presenti nel vostro Mac. Al momento è possibile importare cronologia e preferiti da Safari, in più con Firefox anche cookie, password salvate e motori di ricerca.

Interfaccia utente

Interfaccia minimale, semplice e molto intuitiva. La prima cosa che balza all’occhio sono le tabs-on-top, ovvero le varie schede aperte sono al di sopra di tutto (a parte un piccolo bordo che le separa dal menu di Mac OS X). Le tab sono trascinabili da una pagina all’altra del browser ed è anche possibile cambiarne l’ordine. C’è la possibilità di riaprire le ultime tab chiuse.

E’ presente un’unica input box, OmniBox, che rappresenta una vera novità. OmniBox perché “fa tutto”: se scrivete un URL, viene aperto il sito in modo tradizionale; se scrivete delle parole chiave, viene inviata una query per la ricerca su Google (non si può ancora impostare il motore di ricerca da utilizzare); la ricerca viene fatta anche in locale tra cronologia e preferiti.

Dal momento che non è possibile (fino ad ora) gestire i segnalibri, per aggiungerne uno è sufficiente o trascinare l’URL sulla barra dei segnalibri o cliccare sulla stellina accanto alla OmniBox. Per rimuoverlo, caricate il sito e cliccate di nuovo sulla stella (che è diventata gialla).

Tab come processi

Le vere novità di Chrome rispetto ad altri browser già in circolazione risiedono nel suo motore interno. Ogni tab è trattata come un thread indipendente, come se fosse un’applicazione a parte. Con vantaggi e svantaggi, ovviamente.

Sebbene in caso di crash di una pagina non ne risente l’intero browser ma solamente la tab interessata (che può essere terminata in tutta tranquillità permettendo di continuare il lavoro senza perdere altre tab già aperte), dal punto di vista fisico ciò rappresenta un maggior consumo delle risorse del sistema, soprattutto di RAM. Aprendo gli stessi 5 siti in altrettante tab con Firefox 3.5 e Chrome, il primo utilizza 172 MB di RAM, il secondo più di 275 (quasi il 60% in più). Potrebbe rappresentare un problema per chi non dispone di molta memoria volatile ed ha bisogno di tenere aperte più tab contemporaneamente.

Incognito

Una delle caratteristiche ultimamente più richieste per un browser è la possibilità di navigare in incognito, ovvero impedendo al browser stesso di memorizzare cookie, cronologia e quant’altro relativi alle pagine che vengono visualizzate. Anche Safari 4 implementa questa funzionalità ma deve essere necessariamente estesa a tutte le finestre del browser. Chrome dà la possibilità di aprire singole finestre in modalità “incognito”.

Personalizzazione

Se non doveste essere colpiti dal look tradizionale di Chrome, è possibile scaricare temi realizzati da terze parti e da Google stesso. Io, ad esempio, utilizzo Marc Ecko.

Cosa ne pensate? Partecipate al sondaggio!