Apple chiede un giro di vite sui leak asiatici di iPhone

di Lorenzo Paletti 1

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Sono anni che, in un modo o nell’altro, riusciamo ad avere una anteprima delle forme del nuovo iPhone prima che questo venga lanciato durante il periodo autunnale. Nessuna novità, considerato che la catena di produzione cinese si lascia sfuggire sempre qualche immagine e qualche dettaglio. Ora sembra che Apple abbia chiesto alle autorità cinesi di vigilare sulla segretezza per cui Apple è (stata) famosa.

Quest’anno abbiamo visto mockup, case e persino schemi del nuovo iPhone 6. Le forme del dispositivo ci sono ormai chiare: minore spessore, schermo di maggiori dimensioni, forme più arrotondate e un pulsante Sleep spostato sul lato destro del dispositivo. Ora Sonny Dickson, fonte di molte fotografie rubate di iPhone, spiega che il numero di scatti in arrivo dall’Asia sta calando per colpa di Apple.

Dickson sostiene che Apple sta lavorando con le autorità cinesi per rendere più complicati i leak di fotografie legati ad iPhone 6. Per farlo Apple avrebbe assunto circa 200 professionisti il cui compito sarà trovare produttori e venditori che stanno lavorando alla produzione di case per iPhone 6 (e, probabilmente, risalire ai disegni e agli scatti rubati da questi venditori).

Apple è nota per essere una compagnia dedita alla segretezza. Difficilmente si vede in anteprima un nuovo computer di Cupertino, ma lo stesso non si può dire di iPad e iPhone. Dopo essere avere preso il posto di amministratore delegato nell’azienda di Cupertino, Cook aveva assicurato che tra le sue priorità c’era quella di aumentare la segretezza all’interno dell’azienda.

Evidentemente non deve essere così semplice, soprattutto quando si producono milioni di dispositivi con mesi di anticipo per essere pronti al lancio. I produttori cinesi sono il punto debole della catena della segretezza. Da un lato hanno accesso ai documenti e ai dispositivi ancora segreti di Apple, dall’altro devo ritenersi sufficientemente al sicuro per dare un (ulteriore) grattacapo a Tim Cook.

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