Apple apre le porte dei laboratori Top Secret

di Luca Iannario 20

Al termine della conferenza stampa tenutasi ieri a Cupertino, un ristretto gruppo di giornalisti (una decina) ha ricevuto la possibilità di visitare i laboratori segreti (almeno fino all’altro ieri) di test all’interno del campus Apple, per la prima volta aperti ai non addetti ai lavori. Neppure i PR che hanno accompagnato i giornalisti durante la visita avevamo mai avuto l’onore di visitarli.

Dietro una serie di porte di sicurezza si cela una zona off-limits, probabilmente la Neverland di qualunque geek o appassionato del settore. Ad accoglierli c’era Ruben Caballero, ingegnere ed esperto di comunicazioni wireless, lo stesso citato nell’ormai famoso articolo di Bloomberg definito dallo stesso Steve Jobs “una totale cavolata” (in realtà la traduzione di “bullshit” sarebbe leggermente più forte).

Il laboratorio di Apple è composto da sedici piccole camere anecoiche (simili a quella che vedete nell’immagine di apertura, chiamata “Stargate”), del valore complessivo di circa venti milioni di dollari, realizzate per ottenere degli ambienti isolati dal punto di vista dei segnali radio – i coni di polistirolo servono per “spezzare” le onde elettromagnetiche.

Tali camere sono realizzate per analizzare le caratteristiche ricettive dei dispositivi, eliminando qualsiasi altra forma di segnale/disturbo radio. All’interno ci sono antenne e sensori che inviano i dati raccolti alla strumentazione presente all’esterno. I dispositivi possono essere testati in isolamento o insieme ad altri strumenti (o persone), per verificare come reagiscono in presenza di fonti di rumore o l’attenuazione che subiscono i segnali a causa della presenza del corpo umano.

Oltre alle camere anecoiche, è stato mostrato anche uno scanner CT, utilizzato dai tecnici per effettuare la scansione dei prodotti al fine di individuare eventuali difetti prima di aprilo (e rendere, spesso, irriproducibile l’eventuale problema).

Alla fine del tour guidato Bob Mansfield, VP di Apple, ha spiegato il motivo del “fuori programma”. “Questo dovrebbe darvi un’idea del tempo, energia e risorse che impieghiamo nel design. Non esiste un altro modo per capire come realizzare grandi prodotti. Qui c’è vera ingegneria. Se il design fosse semplice non ne avremmo bisogno (delle camere e dello scanner, ndr)”.

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