L’Apple I numero 46 all’asta

di Giordano Rodda 1

Quella che vedete nella foto sotto è (probabilmente) la camera da letto di Patricia Ann Jobs, sorella di Steve, nella casa di Crist Drive a Los Altos. Se riuscite a non farvi distrarre dal centrino di pizzo sotto il televisore e dall’abat-jour col cappello storto, potrete distinguere a destra alcune scatole che sembrano cartoni per la pizza. Non sono cartoni per la pizza. Sono gli imballaggi originali del primo ordine di Apple I, cinquanta esemplari prodotti nel 1976 e pronti per essere venduti dal più vecchio retailer della Mela, The Byte Shop: un tassello fondamentale nella storia dell’home computing. Bene, uno di questi gioiellini – per l’esattezza il numero 46 – verrà battuto il prossimo 16 novembre presso la casa d’aste tedesca Breker. Il prezzo? Non meno di trecentomila dollari, ma probabilmente molto di più.

Pizzaboxes

Esistono ancora pochissime di queste unità nel mondo: nel 2010, l’imprenditore italiano Marco Boglione, a cui fanno capo i marchi Robe di Kappa e Superga, si aggiudicò da Christie’s un Apple I a poco più di centocinquantamila euro. A conti fatti, un affare: lo scorso maggio un altro esemplare è stato infatti venduto a 671.400  dollari, sempre da Breker. L’Apple I di novembre è ancora più appetitoso per i collezionisti per via di una particolarità – non solo è perfettamente funzionante, ma è l’unico conosciuto ancora nell’imballaggio. Il cartone per la pizza, insomma.

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Oltre al software originale, al monitor, al registratore a cassetta, alla tastiera e ai manuali con il vecchio (e barocchissimo) logo Apple, “numero 46” può farsi bello anche della firma di Steve Wozniak sul suo case, come ognuno dei suoi fratelli, venduti originariamente al prezzo di 666,66 dollari.