La concorrenza ad iTunes riduce il prezzo dei brani DRM-free

di Paolo Petrone Commenta

itunes store

Cosa sta accadendo nel mondo della musica online? Dopo gli annunci di Amazon dei giorni scorsi, anche altre importanti case discografiche si stanno preparando per scendere in campo, e la Apple resta a guardare? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Oggi si dice iPod per dire lettore mp3, così come fino a qualche anno fa walkman era sinonimo di lettore di musicassette portatile. Nel giro di 5 anni mezzo dal momento del lancio del primo iPod, il posto di Sony nel mondo della musica da passeggio, è stato prepotentemente conquistato da Apple che, finora, ha venduti più di 100 milioni di lettori mp3.

Il successo di questo prodotto è sicuramente stato determinato dal design, dalla semplicità d’uso, ma anche da elementi esterni come la diffusione della banda larga che nel giro di pochi anni ha permesso la diffusione della musica (sia legale che non) sui computers e di qui sui lettori mp3.

Il business delle canzoni vendute su internet è favoloso e in costante crescita nonostante la pirateria. Infatti il negozio di vendita online iTunes della Apple ha venduto finora oltre 2,5 miliardi di canzoni dal momento della sua nascita, in un momento in cui le vendite di cd stanno rapidamente crollando.

Ecco perchè il mondo della musica online fa così gola alle major discografiche.

E’ notizia di poche settimane fa che Amazon è partita con una sezione dedicata al download della musica. Musica senza drm (il formato è un Mp3 senza protezioni con bitrate a 256 kbps), costo contenuto (89-99 centesimi a brano, album in media a 6,99 dollari, con qualche titolo anche meno di 5 dollari), utilizzabile su ogni lettore (iPod e concorrenti). Ci sono 2 milioni di brani in catalogo, aspetto decisivo per il mantenimento in vita dello store. C’è materiale major, tra cui il Drm-free che Emi sta già distribuendo anche su iTunes, ma mancano molti titoli (Sony/Bmg e Warner che si oppone fortemente al “no Drm”).

E così ci si ritrova a fare acquisti su Amazon senza ritrovare alcun disco degli U2, mentre su iTunes la discografia è completa, o, ancora, per autori come Madonna, i Metallica, Britney Spears, si ritrova solo materiale definito “Unauthorized”. Per altri autori invece i titoli sono presenti ma il numero di album è di gran lunga inferiore rispetto a quello di iTunes (ad esempio nel caso di Luciano Pavarotti).

A tutto ciò si aggiunge che per il momento Amazon non ha commercializzato nulla in Francia, Germania, Gran Bretagna e Giappone e in più gli utenti non americani non possono fare acquisti sullo store Amazon statunitense. E se tutto questo non bastasse Amazon in Italia non arriverà prima di altri due anni a causa degli investimenti dell’azienda nel mercato asiatico e a causa dei ritardi del nostro paese nell’e-commerce.

Contro Amazon e iTunes si è anche schierata alcuni giorni fa Universal Music, che sta lavorando ad un progetto di store online musicale concorrente ai primi due. Secondo Doug Morris, amministratore delegato di Universal, Sony Bmg Music è già uno dei partner fondamentali di questo progetto e Warner Music Group potrebbe presto unirsi nell’avventura.

Il desiderio di creare questo nuovo store nasce, secondo Morris, per contrastare i prezzi e i DRM dell’iTunes Store.

Altro progetto attualmente in vita nel web è rappresentato da eMusic, che però presenta il forte handicap di essere privo di materiale major. Questo store sfrutta tra l’altro un sistema completamente diverso di diffusione della musica digitale basato sulla sottoscrizione di un abbonamento mensile e con un bitrate anche in questo caso superiore rispetto a quello commercializzato da Apple.

Nel frattempo altri esperimenti come Audio LunchBox, PayPlay Fm, Spiralfrog e Urge, quest’ultimo nato dalla joint-venture tra Mtv e Microsoft stanno naufragando. Mentre in Italia l’unica realtà più concreta e pubblicizzata pare essere quella offerta da Mediaworld e dal suo store online.

Ma nelle ultime ore a tutto questo scenario si sta aggiungendo Napster, in passato noto sistema di condivisione online della musica, che oggi sfrutta un sistema di diffusione della musica (a pagamento con abbonamento mensile) mediante un software ad hoc molto simile ad iTunes. L’obiettivo in questo caso è quello di creare un sistema di diffusione più semplice e flessibile che metta da parte ulteriori software e che avvicinino di più il cliente alla piattaforma online.

Ed Apple come reagisce? Anche Apple non resta indifferente a queste evoluzioni del mercato e, dopo molte ritrosie, annuncia la riduzione del prezzo delle canzoni DRM-free da 1,23 euro a 99 cent. Il bitrate è di 256kbps in formato AAC e, in più, il catalogo sarà arricchito da oltre 2 milioni di canzoni di etichette indipendenti.

Di certo la concorrenza all’iTunes Store è una vittoria per tutti i consumatori. Ma è anche una vittoria per la musica, nell’offrire nuove strade che non siano necessariamente quelle dei costi astronomici per una sola canzone o dell’illegalità tramite la pirateria. E’ sicuramente una difficoltà in più per Apple (che pare guadagni 29 cent. per ogni canzone da 99 cent. scaricata dal suo store), ma è anche il frutto della innovazione culturale verso cui la casa di Cupertino ci ha avviato.