iPhone in Italia: la fine delle tariffe ricaricabili?

di Andrea "C. Miller" Nepori 31

iphonitaliano

Ieri O2 ha annunciato ufficialmente che il 14 marzo prossimo iPhone sbarcherà anche in Irlanda ed ha di conseguenza presentato nuovi piani tariffari sottoscrivibili dagli utenti che acquisteranno lo smartphone di Cupertino. Agli italiani l’idea di un piano tariffario che preveda un costo fisso mensile appare strana e probabilmente in molti la vivrebbero addirittura come una pratica vessatoria. Siamo il paese delle ricaricabili e a quanto pare siamo stolidamente fieri di esserlo. Perchè la maggior parte dell’utenza mobile, e quindi per estensione, vista la diffusione dei cellulari, la maggior parte degli italiani continua a ritenere più convenienti le prepagate? Ma soprattutto, quanto può aver influito questa anomala situazione sul fatto che iPhone ancora non sia arrivato nel Bel Paese?

Naturalmente anche in Italia gli operatori offrono diversi tipi di soluzioni flat, ma l’abitudine consolidata impedisce alla maggior parte degli utenti privati di optare per questa soluzione. Sono soprattutto le utenze aziendali a sottoscrivere contratti business che prevedono costi fissi mensili. Ma facciamo un confronto fra la tariffa base introdotta da O2 in Irlanda e due soluzioni simili di TIM e Vodafone.

Il piano meno costoso fra quelli di O2 prevede un contributo di 45 euro al mese per 175 minuti di traffico voce, 100 SMS, e 1GB di traffico dati. Vodafone offre una simile soluzione, Facile Medium, a 49 euro al mese: i minuti di traffico voce disponibile sono però 400, così come gli SMS. La tariffa comprende anche la navigazione su internet gratuita con il servizio Vodafone Live. Dalle specifiche del contratto non si riescono tuttavia ad evincere con chiarezza le eventuali limitazioni della navigazione. La soglia mensile per l’accesso alla propria casella di posta Vodafone è invece di 500MB al mese.

L’offerta di TIM, Tutto Compreso 30, costa meno e offre meno dell’offerta Vodafone. Tuttavia pur costando 15 euro in meno dell’offerta O2, le caratteristiche sono più o meno le stesse: 30 euro al mese per 200 minuti di chiamate, 100 SM, 1GB di traffico dati e 10 ore di navigazione per l’accesso alla propria casella di posta.

Aggiungiamo che le due offerte prevedono anche un telefono 3G in omaggio, mentre il piano di O2 va sottoscritto dopo aver sborsato almeno 399 euro per l’acquisto di iPhone. Facciamo ancora un altro confronto: quanto costano con un normale piano tariffario ricaricabile 200 minuti di telefonate verso tutti i numeri italiani e 100 sms al mese? Con un costo medio di 15 cent al minuto e di 12 cent a messaggio (entrambi arrotondati per difetto) siamo già a 42 euro al mese, ai quali vanno aggiunti eventuali scatti alla risposta. Il risultato è ancora più lampante per l’offerta Vodafone: solamente i 400 minuti di chiamate con una tariffa ricaricabile particolarmente conveniente, puta caso di 12 cent al minuto, verrebbero a costare 48 euro.

Da questo quadro volutamente sintetico e senza troppe pretese si riesce comunque ad evincere che gli operatori presenti in Italia sono più che pronti all’arrivo di iPhone. Gli italiani invece sono ancora fortemente legati all’abitudine della ricaricabile, soluzione ormai davvero poco conveniente per l’utente medio. Gli operatori di telefonia naturalmente non fanno nulla per eradicare tale redditizia (per loro) abitudine e sguazzano in questo eldorado. Proprio per questo motivo gli operatori appaiono piuttosto reticenti a pubblicizzare seriamente i piani tariffari in abbonamento. Del resto è ancora vivido il ricordo delle pubbliche lamentazioni del trust della telefonia quando finalmente l’italico malcostume delle tasse di ricarica fu abolito.

Se Tim (o qualsiasi altro operatore) riuscirà a portare iPhone in Italia dovrà impegnarsi seriamente in questa direzione e i piani tariffari offerti agli acquirenti dovranno essere sufficientemente allettanti per strappare gli utenti alla schiavitù della ricaricabile. Il flop è dietro l’angolo: il viscerale amore degli italiani verso i cellulari potrebbe non bastare per convincerli a cambiare il proprio costume di ricaricatori e certamente Tim non potrà sperare in un aiuto da parte degli altri operatori. Forse proprio la necessità di avviare un processo di cambiamento cultural-telefonico da parte di un singolo operatore nel paese in cui l’antitrust è un organismo praticamente ininfluente, è il motivo per cui iPhone non ha ancora fatto il suo debutto nel paese più cellularizzato del mondo?