iPhone, browser e la censura di Apple che ti aspetti

di Michele Baratelli 6

Nei mesi scorsi abbiamo consumato barattoli su barattoli di inchiostro virtuale per segnalare quanto grande fosse la pratica censoria nei confronti delle applicazioni in App Store da parte di Apple: si tendeva a mantenere il negozio virtuale di applicazioni più grande al mondo come un regno ovattato. Poi qualcosa è cambiato: decisamente, mi permetterei di dire. Sono arrivate applicazioni dai nomi inequivocabili che riproducono “sgradevoli suoni fisiologici dell’uomo” come iFart oppure iVomit: il cambio di rotta è davvero evidente. Oltre a queste App di dubbio gusto (che vendono migliaia di copie al giorno alla faccia dei “perbenisti”), in App Store è comparsa un’altra tipologia di applicazioni che non ci saremmo mai aspettati: i browser Web. Che Firefox e Opera siano già dietro l’angolo?

La notizia (che per noi appassionati può essere considerata “incredibile”) è apparsa nella nottata sulle colonne di MacRumors, caposaldo dell’informazione Web del mondo Apple. Siccome tutto il  Mac Web riprenderà la notizia (come pure abbiamo fatto noi), vorrei fare un piccolo passo avanti rispetto alla mera cronaca dei fatti.

Si legge che sono apparse in App Store applicazioni come Edge Browser, Incognito, WebMate:Tabbed Browser, Shaking Web aventi funzioni di browser Web “non permesse in precedenza”. In parole povere queste applicazioni rendono possibile la navigazione Web senza il necessario utilizzo di Safari: alcune utilizzano comunque alcuni componenti di Safari.

Però, a differenza di quanto avviene già per altre App che al loro interno permettono la navigazione Web virtualizzando Safari, quelle sopra elencate sono da considerarsi dei browser Web indipendenti. Nonostante ciò, c’è chi sostiene che esse siano solamente una sorta di “Safari Skin“, ovvero Safari camuffato da altra App: se ci saranno novità torneremo sull’argomento.

Se questa tendenza sarà confermata, è un decisivo cambio di rotta della politica di Cupertino in App Store: Apple ha sempre concesso il nulla osta a tutte le App a patto che non replicassero “funzioni basilari” (vedi la vicenda Podcast) già presenti di default nel melafonino (rispettando, naturalmente, le regole di SDK). Quindi, alla luce dei dati attuali, non solo è lecito aspettarsi le versioni per iPhone di Opera e Firefox (sebbene SDK le potrebbe limitare parecchio), ma tutta una nuova sfera di applicazioni replicanti le funzioni base di iPhone, come ad esempio effettuare telefonate.

Non possiamo che essere felici di questo cambio di rotta da parte di Apple e se il “prezzo da pagare” è stato davvero l’arrivo delle puzzette su App Store, benvenga la libertà di espressione. Anche se, a volte, si rimpiange addirittura una “pratica brutta” come la censura.