Apple Maps e il “problema” di Scott Forstall

di Andrea "C. Miller" Nepori 8

A meno che non abbiate passato le ultime due settimane su un’isola deserta senza connessione ad Internet, molto probabilmente saprete già tutto del problema delle mappe di iOS 6.
Tim Cook ha scritto una lettera di scuse agli utenti, suggerito applicazioni alternative e sullo Store è comparsa una sezione dedicata alle mappe alternative per iPhone e iPad.
Quel che rimane da chiedersi è chi, a Cupertino, possa essere ritenuto realmente responsabile della debacle. In tanti puntano il dito contro Scott Forstall, il mago del software che, se non fosse stato per Tim Cook, forse oggi rivestirebbe la carica di CEO di Apple.

Philip Elmer-DeWitt su Fortune riassume egregiamente le critiche che vengono rivolte al Senior Vice President Scott Forstall. Ricondurre a lui la responsabilità finale non è complicato, visto che è l’alto dirigente cui fa capo tutta la divisione iOS Software.

E’ Forstall dunque che ha preso le decisioni importanti e guidato lo sviluppo di questo nuovo prodotto software. A lui, o comunque al suo team, si deve ad esempio la scelta di non procedere ad controllo di qualità manuale ma di affidarsi ad una soluzione su base algoritmica, che diversi esperti indicano come il punto nodale del problema.

Le critiche, tuttavia, non sono solo di natura tecnica. Perché è ancora Forstall che si è fatto carico di “vendere” al pubblico una versione edulcorata delle nuove mappe, tanto impeccabili durante le demo sul palco quanto decisamente più problematiche nell’uso reale su base quotidiana da parte di milioni di utenti.

Su questa base di critiche si innestano facilmente altre considerazioni sul componente più controverso del team esecutivo di Apple.
Forstall, secondo un profilo redatto dal giornalista di Fortune Adam Lashinsky, non è estraneo a giochi di potere ed avrebbe alimentato il proprio arrivismo anche e soprattutto approfittando dei periodi di assenza per malattia di Steve Jobs. Pare inoltre che i suoi rapporti con altri Top Executive come Bob Mansfield e Jony Ive siano ridotti all’osso e limitati da un astio reciproco, tanto da evitare per principio riunioni collettive nelle quali non sia presente anche Tim Cook.

Tutte voci, ovviamente, che non è possibile confermare e che andrebbero sempre controbilanciate da una considerazione fondamentale: se non fosse stato per Forstall oggi non staremmo qui a parlare di Mappe, dato che molto probabilmente un iOS così come lo conosciamo, ovvero l’anima software cui l’iPhone e l’iPad devono gran parte del proprio successo, non sarebbe neppure mai esistito.