MCE OptiBay Hard Drive: la recensione di TAL

di Redazione 5

Recentemente, per motivi che esulano dall’intento di questo articolo, ho dovuto spostare il mio Mac Pro nell’ufficio di Milano e ho quindi iniziato ad utilizzare il MacBook Pro 13″ (un mid 2009, Core 2 Duo 2.26 GHz con 8 GB di RAM) molto più assiduamente di prima, quasi come se fosse il mio Mac principale.

Il problema, se così si può chiamare, è che dopo un anno circa di utilizzo “al volo” per cose sporadiche, mi sono ritrovato a dover fronteggiare alcuni problemi, primo fra tutti quello dello spazio disponibile, sebbene montassi già un HDD da 500 GB a 7.200 rpm.

Dopo aver quindi messo un po’ d’ordine all’interno del disco, controllando file doppi e quelli di cui non avevo più bisogno, sono comunque arrivato alla conclusione che 500 GB per le mie esigenze erano troppo pochi, per quanto possa sembrare strano.

I dischi esterni possono essere una soluzione ovviamente, e infatti ne ho un paio sia USB che Firewire da 2,5” che svolgono egregiamente il loro compito. Ma volevo avere sempre a disposizione tutto, o quasi: la mia musica, le mie immagini e i video su cui ho bisogno di lavorare. Tutte cose che, fino all’ottimizzazione finale, sono veramente avide di spazio e che preferisco avere all’interno del Mac, piuttosto che su un qualsiasi disco esterno da dover ogni volta collegare. Sia per motivi di praticità, che per velocità di elaborazione.

Ho quindi ordinato  MCE OptiBay Hard Drive for Unibody MacBook Pro al prezzo di $ 99 + s.s. che si aggirano sui $ 45.

Si tratta sostanzialmente di una staffa al cui interno si monta un secondo HDD da 2,5” del taglio che si desidera e da montare al posto del SuperDrive integrato, così da avere due dischi fissi.

Al momento in cui ho effettuato l’ordine, il prodotto veniva spedito con un adattatore USB in omaggio, nel quale inserire il SuperDrive estratto dal MacBook e tuttora questa promozione sembra essere ancora valida.

Il procedimento di smontaggio e sostituzione del SuperDrive non è particolarmente difficile e credo sia alla portata di chiunque abbia un minimo di pratica in certe cose. Va detto però che la guida di ifixit lo contrassegna come “moderate”, quindi è bene prestare attenzione.

Per non correre rischi inoltre, ho debitamente formattato il disco aggiuntivo prima di inserirlo all’interno del MacBook, per essere sicuro di non avere sorprese in fase di riconoscimento dello stesso. La staffa calza alla perfezione nell’alloggiamento del SuperDrive e l’intera operazione ha richiesto meno di mezz’ora.

Con 1 TB complessivo di spazio a disposizione, il problema spazio è quindi risolto e sicuramente questo è uno dei più grandi vantaggi nell’adozione di questo sistema. Un altro vantaggio (del quale però parleremo domani) è la possibilità di utilizzare un disco SSD per il sistema operativo, mantenendo comunque una buona capacità di memorizzazione grazie al secondo disco.

Tutto rose e fiori, quindi? Per nulla, come in tutte le cose ci sono i pro e i contro.

Il primo risvolto negativo è ovviamente quello di non poter più disporre del lettore ottico. Se vi è sempre servito a molto poco come al sottoscritto, ne sentirete pochissimo la mancanza. Inoltre, all’interno della confezione della staffa, troverete un software che consente di utilizzare DVD Player anche se all’interno del Mac non è presente nessun lettore.

Infatti Mac OS X non consente l’utilizzo di lettori esterni per la riproduzione di DVD, se all’interno non è presente un lettore. Ma questo è un problema facilmente risolvibile utilizzando ad esempio VLC, o altri riproduttori multimediali.

Con un semplice comando da terminale poi, è possibile abilitare la funzione Disco Remoto, attiva di default solo sui MacBook Air. Molto comodo quando si hanno nelle vicinanze altri Mac.

Ma lo svantaggio maggiore di questa soluzione si ha principalmente per quanto riguarda la durata della batteria. Già quando montai il primo HDD da 7.200 rpm, la durata calò notevolmente perché il maggior regime di rotazione è più avido di energia. Con il secondo HDD (sempre da 7.200 rpm) il calo di prestazioni in termini di autonomia sfiora il drammatico. Sono riuscito ad arrivare alle 3 ore di utilizzo, che non sono molte se consideriamo la capacità originaria (fino a 7 ore).

C’è da dire che per le mie necessità è comunque sempre un must avere la presa di corrente a portata di mano e che comunque non è obbligatorio utilizzare dischi da 7.200 rpm, soprattutto quando si sa che questi non saranno di sistema.

In ogni caso, a partire dagli svantaggi di questa soluzione, uniti al termine della mia personale situazione “d’emergenza” e al presentarsi di una buona, anzi ottima occasione, è derivata la decisione di adottare un disco SSD come disco di sistema.

Domani entreremo nel dettaglio, evitando però il lungo preambolo di oggi.

Sull’Optibay non mi resta altro da dire che la trovo una soluzione fantastica per chi ha l’esigenza di avere il maggior spazio su disco disponibile e allo stesso tempo utilizza molto poco il lettore ottico.

Promosso a pieni voti.