3D su iPad senza occhialini, si può fare

di Andrea "C. Miller" Nepori 6


Ho guardato sempre con una punta di scetticismo al trend del 3D di nuova generazione che ha investito il cinema e il settore dell’elettronica di consumo negli ultimi due anni. In particolar modo non riesco a capire come si possa considerare innovativa una tecnologia che per essere fruita ha ancora bisogno di occhialini polarizzati che al cinema rovinano la qualità della fotografia e che nel caso dei televisori contribuisce ad alzare il prezzo senza vantaggi reali per la qualità dell’immagine rispetto ad altri prodotti di pari fascia.

Ciò nonostante seguo con immutato interesse tutti gli sviluppi delle ricerche che approcciano la “questione 3D” in maniera differente, con soluzioni spesso più spartane che però puntano all’eliminazione del peso degli occhialini (come nel Nintendo 3DS) e aprono la strada ad applicazioni più utili della tecnologia stessa. In questo gruppo rientrano anche gli esperimenti su iPad condotti da Jeremie Francone e Laurence Nigay, del Laboratori di Informatica dell’Università di Grenoble i cui risultati sono documentati nel video che vedete in apertura.

Francone e Nigay, ispirati dalle ricerche di Johnny Lee e dai suoi esperimenti con un controller per la console Wii, hanno sviluppato un software per iPad 2 che permette di ottenere un esperienza tridimensionale su iPad basata interamente sull’adattamento prospettico della grafica del programma alla posizione della testa (e quindi del punto di vista) dell’utente. Il tracking è affidato interamente alla fotocamera frontale e i risultati, a giudicare dal video, sono interessanti e convincenti. Ammetto però che, almeno per me, non è così immediato immaginare le applicazioni per una tecnologia di questo genere al di fuori dell’ambito videoludico. Il che, comunque, non è poco.

Se un simile ambiente tridimensionale in grado di adattarsi alla posizione dell’utente di fronte al display vi ricorda qualcosa probabilmente avete già visto uno dei video del già citato Johnny Lee, oppure vi ricordate di un brevetto Apple del dicembre 2009 che documenta proprio questo tipo di tecnologia, anche se applicata al Mac e non ai dispositivi iOS.