
Qualche giorno fa abbiamo trattato il tema delle App crackate, una piaga che toglie agli sviluppatori di App Store un’importante fetta di guadagno con tutte le implicazioni ad esso connesse: è ovvio a tutti che perdendo degli utili si è meno invogliati a continuare ad impegnarsi costantemente nello sviluppo.
Ci sono poi casi particolari, come quello di cui voglio parlarvi ora, in cui anche una App crackata è in grado di generare profitto. Come è possibile? Provando a schematizzare il tutto in due passaggi, sono necessari banner pubblicitari (magari generati ad hoc sulle versioni pirata) e la presenza della modalità “In-App Purchase” con cui tutti, pirati inclusi, vengono invogliati ad acquistare materiale aggiuntivo.
Quello che per i più bacchettoni può sembrare un paradosso, è realtà: anche coloro che utilizzano una App crackata sono pronti a spendere soldi per ottenere legalmente materiale aggiuntivo grazie agli acquisti “In-App“. Un esempio su tutti è quello di Tap Tap Revenge, il gioco che ha raggiunto 2,5 milioni di download in 2 mesi. Ben 1 milione era rappresentato da quelle “crackate”.
Tim O’Brien di Tapulous ha dichiarato che molti “pirati” hanno acquistato legalmente i contenuti di tipo “In-App”, dopo essere stati anche bombardati da annunci pubblicitari. È anche grazie a questa tipologia di utenza che Tapulous incassa circa 1 milione di dollari al mese attraverso App Store.
L’esempio riportato qui sopra è purtroppo uno dei pochi esempi di “App crackata in grado di generare profitto“: in altri sporadici casi la versione pirata genera semplicemente dei banner che, tramite le impression, permettono al developer frodato di ottenere un piccolo gruzzolo proprio grazie alla pubblicità.
L’esempio di Tapulous è talmente interessante da poter essere preso come spunto per un ipotetico scenario futuro. Immaginiamo un App Store formato solo da applicazioni gratuite che offrono contenuti “premium a pagamento” via “In-App Purchase”: potrebbe avere successo secondo voi?