OS X Mountain Lion visto da vicino

di Redazione 32

Sulle novità introdotte in OS X 10.8 Mountain Lion abbiamo già scritto molto ed è arrivato il momento di vedere come funzionano queste novità “sul campo”, per quanto sia possibile farsi un’idea dalla prima beta.

La prima cosa che bisogna dire è che OS X Mountain Lion sembra molto poco una beta. L’installazione procede senza nessun intoppo e il sistema, una volta installato, è reattivo e molto performante. Molto di più delle equivalenti versioni dei suoi predecessori.

È ovvio che stringendo i tempi sulle “roadmap”, le versioni siano già più stabili fin dal principio ma come ben sappiamo, tra il dire e il fare… Ci son di mezzo sviluppatori e beta-tester prontissimi a fare le pulci ad ogni più piccolo difetto. E ci mancherebbe altro.

In ogni caso, come potete vedere dallo screenshot qui a sinistra, il Mac su cui lo stiamo testando, sebbene non di ultimissima generazione, è un Mac Pro “attrezzato per la felicità” (cit.) sul quale è stato dedicato un disco all’uopo proprio per la prova.

Una delle prime operazioni è stata quella di impostare Spotlight in modo da escludere l’indicizzazione almeno dell’altro disco su cui è installato Lion, perché il rischio di fare confusione tra le Applicazioni installate da una parte o dall’altra era veramente troppo alto.

Il problema è che le impostazioni di Spotlight (forse anche a causa del medesimo nome utente utilizzato in entrambi i sistemi) vengono “ricordate” da entrambi i sistemi. Quindi, posto che sul Disco 1 abbiamo Lion e sul Disco 2 Mountain Lion, se evitiamo di indicizzare il Disco 1 quando utilizziamo OS X Mountain Lion, al riavvio su Lion dovremo riabilitare l’indicizzazione sul Disco 1 e interromperla sul 2.

Contorto, ma in fondo comprensibile. Ne risente anche App Store che fa un po’ di confusione con le App effettivamente installate e abbiamo il sospetto che possa interferire con Aggiornamento Software, ormai integrato in esso:

L'unica installata in questo caso è la Preview di ML

Risolto questo “problema” abbiamo iniziato a utilizzare il sistema con tutte le sue novità.

Mail e Safari

Se in Mail, che passa dalla versione 5.2 alla 6.0 non abbiamo rilevato particolari novità (almeno a prima vista, perché sicuramente ce ne saranno), Safari riserva parecchie sorprese.

La prima è che molti server su internet lo interpretano come la relativa versione per iOS e quindi restituiscono le pagine come se le stessimo visualizzando da iPhone o iPad. TheAppleLounge non ha fatto eccezione, almeno nei primi momenti.

Questo non significa certamente l’unificazione (come qualcuno ha già paventato in rete). Safari 5.2 non è il Safari di iOS e si vede alla grande.

L’unificazione che salta all’occhio è quella del campo indirizzi con quello di ricerca, esattamente come su Google Chrome.

Sulla destra rimane invece sempre presente il pulsante “Reader” che diventa funzionale una volta caricata una pagina che ne consenta l’utilizzo.

Complessivamente la nuova versione di Safari sembra più veloce nell’utilizzo e non abbiamo riscontrato problemi di sorta né con le estensioni solitamente utilizzate, né con l’unico plugin considerato irrinunciabile: Glims.

Per ora quindi, il “passaggio” al nuovo sistema, sebbene non sia certamente da considerarsi nemmeno all’inizio, non ha provocato traumi.

Notification Center, iCloud, Note e Reminders

Tralasciando volutamente Messaggi, che funziona esattamente come su Lion, iniziamo ad esplorare le novità di Mountain Lion, come Notification Center.

Per i patiti di Growl sarà una bella lotta decidere il da farsi, visto soprattutto che le nuove versioni del noto sistema di notifiche sono e saranno a pagamento, mentre Notification Center è incluso nel sistema e si sospetta un’integrazione quasi impossibile da raggiungere per le terze parti, viste le limitazioni attualmente imposte per la pubblicazione in App Store.

Diventa semplice infatti per gli sviluppatori interfacciarsi con Notification Center, con tutto quello che ne consegue. Ma disquisizioni a parte, è veramente utile e funziona piuttosto bene (ovviamente al momento non è molto affollato), riportando correttamente le mail e i messaggi che riceviamo, gli appuntamenti che abbiamo preso e i Reminder.

Questo è sicuramente un passo che fa assomigliare OS X a iOS e il passo successivo (solo nella nostra disamina, però) a questa integrazione è sicuramente iCloud. Grazie al nostro account iCloud infatti possiamo mantenere la sincronia tra ciò che succede sui nostri Mac e sui nostri dispositivi iOS.

Anche il “semplice” TextEdit ci chiede per prima cosa dove salvare i file che produciamo, se sul Mac o su iCloud.

Note si slega finalmente da Mail e diventa un’applicazione a sé, diventando così veramente molto utile. Intendiamoci, le note erano utili anche prima, ma così diventano decisamente più fruibili.

Nella sincronizzazione abbiamo avuto qualche iniziale problema, un po’ per colpa nostra (confusione tra ID) e un po’ per motivi al momento ancora oscuri.

Come si vede dall’immagine c’è stato qualche problema nel far digerire l’account al nostro Mac, ma dopo qualche tentativo e un riavvio ecco tornare tutto al proprio posto.

Le note sono perfettamente sincronizzate tra iOS e OS X e dopo i primi tentennamenti iniziali, tutte le modifiche avvengono in modo praticamente istantaneo da un lato e dall’altro.

Lo stesso dicasi per i Reminders e, ovviamente, per il Calendario.

Considerando che stiamo sempre parlando di una beta, anzi della prima beta di un nuovo OS, è strabiliante la stabilità offerta anche in questo caso.

Finder

Quello che sta al cuore del sistema spesso viene lasciato ai margini delle discussioni. Per lo più infatti, del Finder si parla molto poco. Forse lo si dà per scontato, ma in realtà è spesso la fonte dei bug più atroci e di lunga data che infestano (Mac) OS X.

Giunto alla versione 10.8, qualcosa sembra finalmente muoversi e, anche se ancora non lo abbiamo sottoposto a carichi di lavoro “importantissimi”, sembra aver perso alcune delle sue incertezze, soprattutto quando ha a che fare con connessioni di rete.

Grazie a iCloud collegarsi a un Mac da remoto diventa veramente semplicissimo e molto veloce, ferme restando le altre possibilità che abbiamo di collegarci remotamente.

 

 

Come potete notare, il Finder è così raffinato da riconoscere anche il tipo di Mac al quale tenta di collegarsi. Sarcasmo a parte (lo faceva anche prima), nelle operazioni comuni di copia e spostamento dei file con le quali abbiamo a che fare tutti i giorni, sembra comportarsi molto meglio della vecchia versione. Ma vi sapremo dire meglio dopo valutazioni più intensive ed estensive.

Quando copiamo qualche file, l’avvicinarsi di OS X a iOS è utilissimo: ci viene proposta l’icona con una barra di avanzamento al suo interno e la possibilità di premere la “x” per interrompere la copia.

Se non bastasse, funziona anche bene. Il che non è poco.

Con l’andare del tempo non mancheranno le brutte sorprese che fanno spesso infuriare noi “smanettoni” e purtroppo non abbiamo ancora potuto provarne il funzionamento con reti Windows e Linux.

Ma se il buon giorno si vede dal mattino, possiamo ben sperare.

Gatekeeper

Una menzione a parte merita Gatekeeper, il sistema che discende direttamente da “Quarantena File” presente in Mac OS X a partire da Leopard e che dovrebbe garantire una maggior sicurezza nell’utilizzo di Applicazioni di terze parti.

Una cosa va detta fin dall’inizio: Gatekeeper non prende le decisioni al nostro posto, abbiamo sempre il pieno controllo del Mac e di ciò che vogliamo farne. Detto questo, tramite Gatekeeper, raggiungibile da Preferenze di Sistema \ Sicurezza e Privacy \ Generali, possiamo decidere fra tre livelli di autorizzazione per l’utilizzo delle applicazioni.

Possiamo infatti consentire il funzionamento alle applicazioni scaricate da:

  • Mac App Store
  • Mac App Store e sviluppatori identificati
  • Dovunque

Sentiamo gongolare gli amministratori di sistema. Infatti consentire l’installazione e l’uso solo di applicazioni delle quali siamo certi (e tramite MAS c’è qualcuno che si assume questa responsabilità al nostro posto) non è cosa da poco.

Le postazioni di lavoro sono quindi al riparo da utenti troppo propensi al “download selvaggio”. Sia ben chiaro, anche prima si potevano limitare ma così diventa molto più semplice.

D’altronde non è certo questa la funzione primaria di Gatekeeper. La sua funzione crediamo che sia quella di non doversi più preoccupare di certi problemi. È molto interessante infatti la scelta che include gli “sviluppatori identificati”, quelli cioè che includono un certificato personalizzato e rilasciato da Apple per firmare le proprie applicazioni.

Interessante, perché se Apple dovesse scoprire che quello sviluppatore distribuisce malware, può revocarne il certificato e inserirlo in una blacklist. A quel punto, OS X Mountain Lion non consente più l’avvio dell’applicazione, così come non lo consente se l’applicazione è stata modificata dopo che lo sviluppatore l’ha rilasciata.

Sappiamo che gran parte del malware che gira su Mac viene distribuito in questo modo, spesso attraverso copie pirata del software.

Ovviamente, come abbiamo già detto, Gatekeeper non ci impedisce di installare e utilizzare qualsiasi software desideriamo, se siamo gli amministratori di sistema.

Semplicemente ci avvisa, chiedendoci la password. E ci avvisa anche del fatto che dal momento in cui autorizziamo l’applicazione, questa girerà sempre sul nostro Mac, come si può vedere dall’immagine seguente.

Tutto il resto

Dove per “tutto il resto” intendiamo proprio le applicazioni di terze parti.

In questi giorni ne abbiamo installate parecchie e dobbiamo dire che fino a qui abbiamo riscontrato pochissimi problemi. Twitter, Dropbox, iStat Menus, Skype, VLC e altre ancora, non hanno dato il benché minimo problema finora.

L’uscita di VLC nella sua versione 2.0.0 anzi, può dare adito a qualche sospetto, ma funzionava bene anche la versione precedente. Sempre utile per quei file che Quicktime non apre di default.

Qualche inciampo, lo dobbiamo ammettere, s’è presentato con l’installazione della suite di Adobe CS 5.5, che richiede ancora l’installazione di una VM Java e attualmente risulta disponibile solo quella per Lion.

Il funzionamento dei programmi della suite non è per nulla fluido come su Lion e questo ci sembra anche piuttosto naturale, vista la complessità dei software di cui si sta parlando.

Conclusioni

Dando per scontati enormi margini di miglioramento, al momento siamo riusciti a notare solo alcuni bug di tipo grafico (soprattutto all’interno di Preferenze di Sistema, come accavallamenti di caratteri e impossibilità di ridimensionamento delle finestre) e alcune piccole indecisioni nell’utilizzo di software di terze parti.

Ci sembra un’ottima beta, molto veloce e stabile.

Se tutto dovesse procedere come è iniziato, probabilmente Mountain Lion si appresta a diventare una pietra miliare di Mac OS X.

Non mancheremo di tenervi aggiornati con articoli più mirati nei prossimi mesi.