Le mille facce di Papermaster secondo Repubblica

di Andrea "C. Miller" Nepori 23

La notizia dell’abbandono del SVP Apple Mark Papermaster è approdata anche nelle sezioni tecnologiche dei grandi giornali nazionali italiani, probabilmente perché considerata uno strascico della questione dell’antennagate, vicenda sulla quale i media mainstream nostrani hanno dato del loro peggio.

Ieri Repubblica ha raccolto lo spunto dell’ANSA, che ha riportato con le consuete imprecisioni la notizia dell’addio del dirigente all’azienda di Cupertino. Non vogliamo segnalare tutti gli errori e le drastiche approssimazioni di cui è infarcito il pezzo, ve lo lasciamo come esercizio. Piuttosto è interessante notare quante volte sia cambiato l’aspetto di Mark Papermaster nella foto pubblicata da Repubblica e come di tre immagini usate in tempi diversi per accompagnare l’articolo, non una sia quella del dirigente al centro della questione.

Quando il pezzo di Claudio Gerino è uscito, nella giornata di ieri, era accompagnato dalla foto sbagliata. La didascalia era corretta e indicava il nome del protagonista della vicenda, mentre l’immagine era quella di Bob Drebin, che, guarda caso, salta fuori cercando Mark Papermaster su Google Immagini.

Poco più tardi, forse dopo una segnalazione o un provvidenziale ravvedimento, la foto è cambiata, ma in peggio. E’ toccato al COO Tim Cook, praticamente la seconda figura per importanza nell’azienda dopo Steve Jobs, ad essere indicato come “mark Papermaster” (sic).

Ma alla fine anche questa immagine è stata sostituita. Il ritratto di Mark Papermaster ha forse fatto la sua comparsa a corredo dell’articolo? Certo che no. Strane imperscrutabili ragioni, forse di natura astrologica, (si dice che il photoeditor di Repubblica avesse già la Luna e Urano nel Leone), hanno fatto comparire il rassicurante faccione di Bob Mansfield, il SVP Mac Hardware Engineering.

Vogliamo dare all’autore dell’articolo tutte le scusanti del caso: domenica d’agosto, che caldo fa, tutti i colleghi al mare e lui in redazione a scrivere di un dirigente Apple di cui non frega niente a nessuno. Ma la foto, dico io, la foto! E’ davvero così difficile trovare l’immagine giusta e piazzarla nell’articolo?

Segnalare queste squallide situazioni non è piacevole, ma ogni volta il segno viene sistematicamente passato. In particolar modo la sezione tecnologica di Repubblica è un ricettacolo di imprecisioni, di errori madornali e grossolani, di castronerie spacciate per verità. Non ci si stupisce più, questo è certo. Almeno non dopo che nella “videorecensione” dell’iPhone 4 c’è chi afferma che “il retro dell’iPhone 4 è tutto un’antenna” . Lo spezzone è stato curiosamente rimosso dal filmato.

Non potete pretendere che tutti conoscano i dirigenti Apple, dirà qualcuno. OK, forse no, anche se un giornalista tecnologico dovrebbe almeno avere la capacità di fare un po’ di rapida ricerca e capire di chi sta parlando, senza limitarsi ad estendere bovinamente con un po’ di background lanci di agenzia già zeppi di informazioni errate. Il problema non viene fuori solo parlando di Apple. Come la mettiamo con questo titolo: “Usb, basta stangate, un allarme per il plafond”? Da quando la sigla USB indica direttamente le chiavette USB per  l’accesso ad internet in mobilità? O forse “Usb” sta per “Unified supercellular broadband” e siamo noi ad ignorare il vero significato di questo comune acronimo?

E’ facile che si verifichi tutto questo quando la Rete è considerata mera propaggine da sfruttare come semplice medium-appendice a basso costo. Giusto quattro esempi:

  • Link che non si possono mettere nei pezzi online per direttiva redazionale
  • Il copiaincolla selvaggio, non solo dei testi ma anche e soprattutto dei contenuti multimediali (che non costano nulla e fanno PageViews)
  • Grandi proteste e coinvolgimento della Rete per le campagne (sacrosante!) di sensibilizzazione contro la legge bavaglio, trafiletti in 25-esima pagina e disinteresse quando sono invece a rischio le libertà dei blogger
  • Applicazioni per iPad tutte uguali; semplici ripubblicazioni del PDF dell’edizione cartacea.