“C’era una volta un temibile drago che teneva in ostaggio un sistema operativo permettendo l’utilizzo di un solo browser, magari anche camuffato sotto altre sembianze. Un giorno però arrivo un prode cavaliere che, dopo aver vagato per mesi e mesi in cerca dell’arma vincente, sconfisse il drago e, tra lo stupore generale, permise al famoso OS di utilizzare finalmente un altro browser“.
Ieri, come ben sapete e colgo l’occasione per ringraziare tutti quanti per le tantissime segnalazioni, oltre ad essere il giorno dei nuovi MacBook Pro è stato anche il primo giorno di Opera Mini in App Store: iPhone e iPod touch, dunque, possono finalmente avvalersi di un browser alternativo. Mi piace pensare ad Opera Mini come ad un “prode cavaliere che ha portato la possibilità di scelta” in App Store anche se il software acerbo fa rimpiangere il fido Safari.
Di opinioni d’uso ne avrete ormai lette parecchie (vi segnalo l’articolo del nostro Gospel su iPhoner relativo al confronto tra Opera Mini e Safari) e non è mia intenzione tediarvi ulteriormente con il mio punto di vista. Aggiungo solo che Opera Mini è un buon browser (provatelo, è gratis) ma necessita di qualche intervento tecnico in grado di rendere la navigazione un’esperienza piacevole esattamente come quella offerta da Safari.
Ciò che invece stupisce e fa gridare al miracolo addetti ai lavori e semplici appassionati è il fatto che Apple ha finalmente approvato un browser alternativo a Safari. Una App che replica le funzionalità offerte nativamente da iPhone OS. Trattasi dunque di un miracolo, di una svista dell’ormai celeberrimo “ufficio censura di App Store” o di un cambio di politica di Apple?
Nulla di tutto: i ragazzi di Opera sono stati in grado di sviluppare un browser realmente alternativo a Safari e per questo è riuscito, sebbene con polemiche di mesi e mesi, ad arrivare su tantissimi iPhone già nelle prime ore di disponibilità. Nessun “barbatrucco” dunque ma un’elevata bravura nell’aggirare le leggi delle iPhone SDK.
Opera Mini, infatti, non utilizza il motore di Safari, ovvero il WebKit, ma il browser carica i siti attraverso un proxy: ciò significa che il rendering dei siti non avviene direttamente sul device ed ecco perché Apple non ha potuto applicare la “censura”. Inoltre il proxy comprime i dati al 90%: ciò favorisce la velocità della navigazione mobile e rende possibile anche una sorta di risparmio dei MB scaricati.
Ora però è lecito chiedersi una cosa, ovvero: che fine ha fatto Firefox Mobile per iPhone e iPod touch? Forse che in questo caso sia necessario un intero esercito e non un solo prode cavaliere per sconfiggere nuovamente il drago?
