Keynote del WWDC 2010: il problema delle Wi-Fi

di Andrea "C. Miller" Nepori 34


Durante il keynote di lunedì scorso Steve Jobs ha vissuto momenti di pura apprensione quando l’inquinamento elettromagnetico in sala ha provocato seri problemi alla ricezione del network principale, vale a dire la rete Wi-Fi utilizzata da Apple per le demo su iPhone 4 e iPhone 3GS. Il problema non ha rovinato del tutto la presentazione e Jobs è stato bravo a sdrammatizzare e rigirare la frittata come al suo solito, con l’aiuto di qualche battutina che ha divertito il pubblico.

Ma nonostante l’impegno dei team dell’organizzazione, la Wi-Fi ha continuato a fare le bizze per un bel po’, continuando ad offrire il destro a El Jobso per altre freddure delle sue. L’origine del disturbo? Le circa 570 base station attive contemporaneamente in sala, quasi tutte Mi-Fi o dispositivi analoghi. Un problema tecnico che offre lo spunto per una riflessione più ampia circa l’insoddisfazione degli iPhone utenti nei confronti di AT&T e sulla gestione dell’accesso della stampa a questo genere di eventi aziendali.

Wi-Fi-ahiahi

Ad un certo punto Steve ha chiesto aiuto ai presenti in sala, con un gentile ricatto: “I bloggers in sala sono pregati di spegnere le proprie base station. Se volete vedere le demo, spegnete i portatili, spegnete tutte queste MiFi e posatele a terra, per favore”.

Risatine e un po’ di imbarazzo, ma non tutti hanno dato ascolto all’iCeo, come comprensibile. Jobs ha scherzosamente chiesto l’aiuto di Scott Forstall e un anonimo fra il pubblico ha urlato un ironico suggerimento: “Verizon!”. Un chiaro riferimento all’insoddisfazione degli utenti iPhone americani per la qualità del network di AT&T. Jobs ha fatto finta di nulla e con un sorrisetto ha commentato che i problemi riguardavano la Wi-Fi,  non il collegamento dati cellulare.

Ciò nondimeno diversi commentatori hanno fatto notare che AT&T non è del tutto esente da colpe. Se il carrier avesse reso già disponibile il tethering tramite iPhone (è previsto un piano dedicato da 20$ quando uscirà iOS 4) non si sarebbe posto il problema, perché molti dei presenti si sarebbero affidati al network dell’operatore e non ad un hot-spot Mi-Fi per collegarsi ad internet. Che poi le celle di zona sarebbero collassate comunque sotto il peso di migliaia di connessioni dati contemporanee, beh, quello è un altro paio di maniche.

Resta comunque curioso che Apple, conosciuta per il controllo meticoloso dei particolari, non abbia previsto il problema, magari rafforzando in qualche modo il proprio network o studiando una soluzione differente per assicurare la connessione dei dispositivi usati per le demo. Dalla registrazione finale del keynote disponibile su iTunes sono stati epurati alcuni dei tempi morti derivati dal problema.

Broadcasting pubblico

Seth Weintraub suggerisce una soluzione per ovviare al problema in futuro: rendere l’evento visibile in streaming da tutti, liberamente. A quel punto verrebbe meno la “necessità” dei live-blog via internet da parte dei blogger e dei giornalisti presenti. Niente più che una piacevole utopia. Ci sono sottili equilibri in gioco. La possibilità di selezionare su invito i giornalisti e i blogger “ammessi” ad un evento a porte chiuse è uno degli aspetti che rende così speciali questi eventi. Pensate ad esempio all’esclusione di Gizmodo e al valore di scambio che viene dato alla possibilità di accedere ad un evento come il keynote del WWDC.

Senza volersi addentrare troppo nella difficile questione del cosiddetto “access journalism”, possiamo dire che la selezione dei partecipanti ad un evento esclusivo è semplicemente uno strumento di gestione della comunicazione aziendale troppo importante perché Apple possa decidere di rinunciarvi per passare ad un broadcasting diffuso e pubblico.

Molte più persone guarderebbero l’evento in un primo momento (e i costi di trasmissione aumenterebbero di conseguenza) ma le novità non verrebbero riprese sui media con la stessa enfasi. Mantenendo la selezione dell’accesso viene data ai giornalisti e blogger la possibilità di fare vero e proprio reporting su ciò che avviene al Moscone Center. I lettori cercano informazioni su quei media, generano pageviews e il ciclo si chiude con una “vittoria” per entrambe le parti.