Calo delle vendite di iPad: un’analisi

di Andrea "C. Miller" Nepori 23

La trimestrale pubblicata da Apple la scorsa settimana ha battuto le aspettative degli analisti che davano fatturati e profitti in calo anno su anno. Il mercato ha risposto molto bene, grazie anche all’annuncio di uno split delle azioni previsto per il 2 giugno.

L’unica vera nota stonata è stata la performance dell’iPad: le vendite del Q2 2014 sono calate rispetto al 2013 e così hanno fatto di conseguenza fatturato e profitti del tablet.
Tanto è bastato perché parecchi osservatori puntassero il dito sulla debacle del’iPad, prova provata, dicono, del fatto che il tablet di Apple è stato solo una moda e la gente si tiene ancora stretti i propri PC per lavorare davvero. Forse in quelle analisi c’è del vero ma il calo di vendite di questo trimestre non corrisponde ad un vero calo di popolarità.

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iPad e produttività

Jean-Louis Gassée nella sua Monday Note della scorsa settimana, precedente all’annuncio della trimestrale Apple, enunciava una teoria ripresa da molti: l’iPad ha deluso durante il Q2 perché ha illuso in tutti i trimestri precedenti. In altre parole: la crescita rapida ed esponenziale dell’iPad ha falsato la percezione della performance del prodotto, lasciando intendere che ad ogni trimestre si potesse ripetere “il miracolo”.

Dopo quasi quattro anni di vita “i nodi” sarebbero venuti al pettine: l’iPad non è quel rivoluzionario dispositivo che potrà sostituire in toto il nostro PC o il nostro Mac. La gente, anche i “comuni mortali” che non vivono nell’empireo tecnologico frequentato da Gassée, se ne stanno rendendo conto e tornano al proprio computer sempre più spesso, per fare quelle cose che l’iPad ancora non consente di fare in maniera produttiva ed efficace.

C’è un fondo di verità, a parere del sottoscritto, in quello che scrive Gassée. A quattro anni di distanza dal lancio del dispositivo è effettivamente frustrante constatare che l’evoluzione straordinaria dell’hardware non è stata accompagnata da un evoluzione del software altrettanto soddisfacente.
Confrontate l’hardware di un iPad di prima generazione con quello di un’iPad Air e rimarrete stupefatti dei balzi compiuti in quattro anni. Per quanto vi sia un Grand Canyon a separare iOS 4 e iOS 7, non si ha la stessa sensazione. Il file system rimane inaccessibile, manca una vera soluzione per la condivisione dei documenti fra le applicazioni e certe funzionalità su applicazioni di terze parti sono limitate in maniera surrettizia.

Federico Viticci, su MacStories, è dello stesso avviso (il problema fondamentale è l’evoluzione del software) e, da sostenitore convito dell’uso di iPad a fini di produttività e creazione di contenuti, sintetizza bene il punto centrale della questione:

“iOS è basato su un aumento inclusivo del potenziale [dell’utente] e sulla possibilità di rendere accessibili a tutti anche le operazioni più complicate. E tuttavia iOS rende alcuni compiti più complicati di quanto debbano essere. Non c’è un modo semplice per lavorare su un documento che includa dati provenienti da più applicazioni e se si prova a spostare un file fra più app con il menu ‘Apri con’ di iOS si finisce con una serie di duplicati sparpagliati nelle librerie delle varie applicazioni”.

In altre parole: i limiti dell’iPad sono limiti software che Apple può e deve rivedere, pena una riduzione del potenziale produttivo del dispositivo e una mancata differenziazione rispetto all’iPhone che ne giustifichi la posizione intermedia fra smartphone e Mac/PC.

L’iPad è come il Mac

Alle due analisi, entrambe centrate e condivisibili, andrebbe integrato un altro aspetto.
Ha ragione Gassée quanto dice che i numeri dell’iPad ci hanno illuso durante gli scorsi trimestri, ma non perché l’iPad si stia dimostrando incapace di soppiantare i Mac e i PC. Al contrario: l’iPad ha soppiantato così bene i Mac e i PC che sta iniziando a comportarsi, finanziariamente parlando, proprio come i Mac.

I numeri dei primi, esplosivi, anni dell’iPad hanno instillato negli analisti e negli osservatori l’idea che si potesse misurare il mercato dei tablet con le stesse metriche applicate a quello degli smartphone. Ora l’iPad si sta normalizzando su un comportamento che ricalca molto più da vicino quello dei Mac, ad esempio, con trimestri di crescita, spinti dalla disponibilità di nuovi modelli o di un nuovo sistema operativo, a trimestri di magra.

I trimestri di magra sono frutto di due fattori: l’assenza di novità che non spinge l’acquisto di un nuovo prodotto e, come nel caso dei Mac, la vita estremamente lunga del dispositivo, giustificata dal fatto che un’iPad vecchio di un paio di generazioni è un dispositivo ancora estremamente capace.

In conclusione, anche se l’iPad rimane un valido esponente di una categoria a sé, sul mercato si sta dimostrando più simile al Mac che all’iPhone. Non dovrebbe sorprendere, visto che è il Mac il dispositivo che l’iPad ha cannibalizzato di più e che – sul lungo termine – si candida a sostituire.