Applicazioni rifiutate da App Store: sale la protesta

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app rejections

Il processo di approvazione delle applicazioni per uno sviluppatore credo che possa genericamente inteso come una sorta di “compito in classe delle scuole superiori”: si prepara il lavoro (anche se in questo caso anche a casa), lo si consegna e si attende ansiosi di conoscerne l’esito. Nel caso di App Store, il developer non si aspetta ovviamente di ricever un “10” ma piuttosto attende la comunicazione riguardante l’approvazione della propria App.

Un meccanismo che credo possa innescare un po’ di ansia (soprattutto per i piccoli developers che investono tempo e denaro nella programmazione di applicazioni per iPhone e iPod touch) che, unto alla “poca trasparenza di Apple”, crea malumori quando l’applicazione viene scartata. Ora è online un sito in cui tutti gli sviluppatori possono offrire informazioni sulle proprie applicazioni rifiutate. Apple è sempre di più nel centro del mirino.

Non sarà certamente un sito a far tremare Apple ma credo che tale iniziativa, qualora prendesse davvero forma, potrebbe diventare un’importante arma a favore dei developers. Mi spiego. Succede, ahimè molto più spesso di quanto si creda, che Apple rifiuti alcune App adducendo strane motivazioni. Motivazioni che talvolta hanno portato gli stessi developers a chiedersi se qualcuno abbia realmente controllato la loro applicazione.

Con il sistema automatizzato per il controllo delle APIs, Apple ha puntato alla trasparenza: gli addetti non dovranno più perdere tempo nel controllare il codice delle applicazioni inviate per l’approvazione, diminuendo così anche la possibilità dell’errore umano. Come scritto nell’articolo “App Store: il processo di approvazione perde il lato umano“, però, anche le macchine possono non essere adeguate alla situazione.

Possiamo trovarci ora ad un’importante svolta: gli sviluppatori stanno prendendo coscienza del fatto che è proprio grazie a loro che App Store è diventato il fenomeno multimediale e mediatico che conosciamo. La richiesta è solo quella di una maggiore trasparenza: se nulla cambierà e se il sito App Rejections prenderà piede, difficilmente il buon Phil Schiller riuscirà a giustificare ancora a lungo alcuni, talvolta davvero incomprensibili, rifiuti di applicazioni.

[via|PCWorld]