App Store: con i prezzi troppo bassi è la fine?

di Michele Baratelli 10

A margine dei dati economici di tutto rispetto snocciolati da Apple nella Conference Call appena tenuta, torna a farsi sentire un po’ di malumore da parte di alcuni developers che propongono le proprie creazioni attraverso App Store. Non mi riferisco agli sviluppatori amatoriali (quelli che, per intenderci, creano le proprie App quasi per gioco) ma ai grossi gruppi che, avendo deciso di investire considerevoli somme di denaro in App Store, vogliono avere un margine di guadagno tale da permettere anche il futuro sviluppo di altro materiale. Si è tornati dunque a parlare del prezzo base (i famosi 0,99 dollari) che, secondo alcune correnti di pensiero, uccide il meccanismo stesso alla base di App Store perché fa percepire all’utente un valore economico troppo basso delle applicazioni stesse.

Ma non è la richiesta, in genere, a fare il mercato?

Il problema si può inquadrare perfettamente attraverso alcuni studi come quello proposto da AppCubby. Il prezzo medio delle App presenti in App Store è di 1,39 dollari per i giochi e di 2,58 dollari per le applicazioni in genere: un prezzo che, secondo la corrente di pensiero, tende sempre al ribasso e ucciderà presto App Store.

Il perché lo ho già riportato sopra: i grossi brand sono costretti ad abbassare il prezzo delle proprie applicazioni per essere appetibili e in questo modo i ricavi scendono vertiginosamente. App Store rischia di diventare “non appetibile” per le grosse software houses con la conseguenza di una drastica diminuzione della qualità delle future applicazioni (pensiamo soprattutto ai giochi).

Significativo è il pensiero di John Carmack (quello di ID Software, autore tra gli altri di Doom): “If [iPhone] games could have a reasonable shelf life at $9.99, you will start seeing multi-million dollar development budgets as the market continues to grow. But if it turns out the only way you end up being successful on the iPhone is games that cost a couple dollars, you’re never going to achieve that parity with the other handhelds“.

Riassumendo in poche parole, il “Carmack pensiero” sottolinea come un gioco proposto a 10 dollari può generare un incasso sufficiente da permettere allo sviluppatore di continuare a presentare giochi sempre innovativi attraverso App Store. Un gioco da due dollari, ad esempio, non permette invece di avere gli stessi ricavi degli altri dispositivi di gioco portatile: il rischio è quindi l’allontanamento dei grandi nomi da iPhone e iPod touch.

Secondo Gizmodo, poi, i possessori di iPhone e iPod touch non possono aspettarsi giochi di qualità nel futuro prossimo se questo trend non vedrà un’inversione di rotta perché device come PSP e Nintendo DS sono economicamente più appetibili. Ci aspetta dunque un App Store di pessima qualità?

Noi di TAL, come solito, non vogliamo fare in conti in tasca a nessuno e l’idea portante è quella del libero mercato. Prendiamo il caso di Gameloft che, in queste ultime settimane, ha scontato fortemente i giochi in listino ottenendo un successo clamoroso di vendite: coloro che hanno acquistato un gioco a 0,79 euro sono quelli che non lo avrebbero mai acquistato a 7,99 euro.

Abituando però l’utenza alla politica dello sconto una volta che l’interesse riguardo al gioco viene meno, le software houses che non hanno intenzione (giustamente) di scontare i propri prodotti si sentono minacciate. Ma questo non è un meccanismo normale per il mercato?

Se i 10 dollari sono il prezzo da pagare per il bene di App Store, ben vengano allora giochi di qualità a tale prezzo. Allo stesso tempo, però, mi auguro che “i grossi brand dei giochi” abbiano il coraggio di mantenere il prezzo fisso: in questo modo l’utenza sarà in grado di capire il reale valore di una applicazione così da salvaguardare la qualità dello stesso App Store.