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Perché le applicazioni su App Store sembrano costose?

App Store costo app

Che l’iPhone sia un device un po’ troppo costoso lo sostiene ormai anche il CEO di France Télècom,  ma che spendere 0,89 € o poco più per acquistare un’app su App Store sia una spesa eccessiva è invece un punto sul quale può essere utile fare qualche riflessione.

Su App Store sono disponibili migliaia e migliaia di applicazioni che possono essere acquistate ad un prezzo inferiore a quello di un caffé: ciò nonostante molti utenti sono del parere che tale cifra sia già eccessiva per un “oggetto di virtuale” di cui evidentemente stentano a comprendere il reale valore.

La domanda sorge quindi spontanea: perché spendere meno di un euro per acquistare un’applicazione può sembrare così tanto? A rispondere ci ha pensato Lex Friedman di MacWorld con un interessante articolo pubblicato di recente.

Friedman sostiene che la maggior parte delle app a pagamento disponibili su App Store siano in generale di gran lunga superiori, in termini di funzionalità, a quelle offerte gratuitamente, un dato questo che però non riesce a convincere gli utenti i quali preferiscono non spendere del denaro per il loro acquisto, continuare a visualizzare una miriade di banner pubblicitari e non accedere a funzionalità aggiuntive che invece potrebbero rivelarsi molto utili ed interessanti.

Ne è un pratico esempio Twitter: esiste un’app ufficiale e gratuita e tante app non ufficiali ed a pagamento, come nel caso del conosciutissimo Tweetbot, che offrono svariate funzioni extra.

Ad incidere in tal senso è fondamentalmente un fattore psicologico. Molti utenti sono infatti disposti a spendere di buon grado 0,89 € una o due volte ma non di più poiché convinti, anche a livello inconscio, del fatto che la tendenza dei prezzi a buon mercato può finire per dimostrarsi più costosa nel lungo periodo.

Gli utenti dovrebbero quindi farsi condizionare meno dalla questione prezzo e scegliere di acquistare le app che, a prescindere dal loro costo, sono effettivamente in grado di migliorare il loro stile di vita. E magari guadagnare la consapevolezza del fatto che i loro soldi non finiscono nelle casse del gigante Apple (non del tutto per lo meno) ma contribuiscono al sostentamento di sviluppatori nella maggior parte dei casi indipendenti che hanno lavorato sodo per pubblicare sullo Store il proprio lavoro.

Per ulteriori approfondimenti vi rimando all’interessate editoriale di Lex Friedman su MacWorld.