Warren Buffett, l’AAPL-scettico

di Andrea "C. Miller" Nepori 4

Bill Gates e Warren Buffett

Warren Buffett è uno dei più noti miliardari statunitensi e deve la sua sconfinata ricchezza ad una vita intera di investimenti azzeccati dalla sua Berkshire Hathaway. Investimenti che tuttavia con l’ormai più che trentennale mercato dell’I.T. hanno ancora poco a che fare. “Non ne teniamo molti e non non ne terremo di più in futuro”, ha detto Buffett in quel di Daegu (Corea del Sud) riferendosi ai produttori del settore dell’elettronica di consumo presenti nel carnet di investimenti della sua firm.

E nemmeno i buoni risultati che ha conseguito Apple nel corso del decennio 2001-2011 riescono a convincere Buffett. Il motivo è la difficoltà di capire come si sarà trasformato questo mercato nel giro di una decina d’anni. Meglio puntare su qualcosa di più concreto. Sulla Coca-Cola, ad esempio.

Coca-Cola è per Buffett l’esempio di un azienda per la quale egli ritiene di essere in grado di prevedere con debita accuratezza il futuro. Non altrettanto può dire per Apple: per quanto spianata possa essere la strada dell’azienda di Cupertino, Buffett non ritiene possibile individuare con certezza la forma che Apple avrà preso fra dieci anni.

Questa considerazione è sufficiente perché il megamiliardario ritenga che non sia una buona idea investire i propri capitali in una delle tre più grandi aziende al mondo per market capitalization. E’ una posizione che si potrebbe definire conservatrice e forse legata ai pregiudizi del “vecchio” Warren Buffett, ma nessuno può negare che l’incredibile scalata di valore che ha caratterizzato Apple nel corso degli ultimi dieci anni fosse anche quasi totalmente imprevedibile. Va poi puntualizzato che la considerazione di Buffett è di natura puramente finanziaria e non ha niente a che fare con l’azienda Apple, verso la quale il miliardario si è speso in elogi sinceri durante un talk show in cui era ospite, lo scorso anno, in compagnia di Bill Gates.

Diciamocelo molto sinceramente: chi alla fine degli anni ’90 ha investito in azioni AAPL somme di denaro abbastanza corpose, tali da rendere ricco il fortunato azionista una dozzina di anni più tardi, più che un investimento ha fatto un atto di fede o se preferite una scommessa. E non è con gli atti di fede o le scommesse che Buffett ha accumulato i miliardi e miliardi di dollari che oggi costituiscono la sua fortuna personale e il capitale di investimento della sua Berkshire Hathaway. Dal suo punto di vista, Buffett ha ragione: l’industria della somministrazione delle bibite a base di glucosio è molto più prevedibile e sicura (anche perché la dipendenza che crea ai consumatori una bibita zuccherata come la Coca-Cola, seppur di poco, è comunque superiore alla venerazione della comunità Apple per i prodotti di Steve e co.). Anche perché, come scrive un commentatore su The Loop: “il tizio è miliardario, io no. Forse conosce due o tre cosette che io ignoro.”