Piano di successione: solo il 35% delle aziende ne ha uno (Apple compresa)

di Andrea "C. Miller" Nepori Commenta

Alla prossima riunione degli azionisti Apple prevista per il 23 febbraio gli investitori presenti nella Town Hall del Campus di Cupertino si troveranno a votare alcune importanti resolution. Fra di esse anche quelle proposte da alcuni fondi pensione che vorrebbero vedere messo nero su bianco un piano di successione che espliciti in maniera chiara che cosa succederà quando Steve Jobs non sarà più il CEO di Apple.

Le pressioni in questo senso sono drasticamente aumentate da quando Steve Jobs ha preso un nuovo periodo di congedo per malattia. Un recente sondaggio condotto su 1300 aziende da Korn/Ferry mostra però che solo il 35% delle aziende intervistate ha previsto un piano di successione per i propri vertici.

Nel caso fosse parte del campione, Apple rientrerebbe in quel 35%. La società infatti non ha mai negato di avere un piano di successione. Si è semplicemente rifiutata categoricamente di rivelarlo e ha preteso di poterlo tenere segreto a tutela degli interessi dell’azienda. Rendere pubblico un documento del genere sarebbe come offrire la giugulare ai competitor: “cara concorrenza, ecco i nostri uomini chiave. Offrigli fior di milioni per sottrarceli e dissestare i nostri piani futuri”.

Eppure i fondi pensione che hanno investito i propri denari in azioni Apple da questo orecchio non ci vogliono sentire. Secondo loro il diritto di conoscere dei particolari che anche all’interno dell’azienda sono appannaggio probabilmente solo di Steve Jobs e del Board è legittimo, e vorrebbero che le loro richieste fossero approvate a maggioranza durante la prossima assemblea. Apple ha invitato tutti gli azionisti a votare contro.

Può sorgere il dubbio che dietro a queste richieste ci siano dunque ben altri interessi ma per dovere di cronaca va ricordato che almeno uno dei fondi pensione, il CalPERS, ha inoltrato la stessa richiesta ad altre 57 aziende nelle quali ha investito i propri capitali.