Nonostante gli sforzi di Apple per accelerare la transizione verso i suoi software più recenti, il debutto di iOS 26 sembra aver generato una risposta polarizzata tra gli utenti.
A diversi mesi dal rilascio ufficiale, il panorama che emerge è quello di un ecosistema diviso: sebbene la maggioranza abbia effettuato il passaggio, una fetta consistente di pubblico, circa uno su cinque, rimane ancorata alle versioni precedenti.

I numeri del distacco: perché il 22% non aggiorna
Secondo un report di SellCell condotto su un campione di 2.000 utenti negli Stati Uniti a gennaio 2026, il 22% degli intervistati non ha ancora installato iOS 26. Analizzando le ragioni di questo ritardo, emerge che la resistenza non è sempre frutto di una scelta tecnica consapevole, quanto di una certa passività digitale. Molti utenti dichiarano di ignorare la disponibilità dell’update (28%) o confidano erroneamente negli aggiornamenti automatici (23,7%).
Tuttavia, esiste una minoranza critica che teme impatti diretti sull’hardware: circa il 10% di chi non ha aggiornato è frenato dal timore di un calo dell’autonomia, mentre altri sono scoraggiati dall’introduzione della nuova interfaccia Liquid Glass, segno che le rivoluzioni estetiche di Apple non sempre incontrano il favore immediato del mercato.
La psicologia dell’attesa
L’aspetto più interessante dell’indagine riguarda la prudenza generalizzata. Anche tra chi decide di aggiornare, l’entusiasmo è filtrato dal sospetto: solo il 38,8% degli utenti procede all’installazione non appena compare la notifica. La maggioranza preferisce una strategia di “attesa cauta”, monitorando i feedback della community per evitare bug o rallentamenti.
Questa diffidenza è confermata dal fatto che il 72% dell’intero campione dichiara di avere almeno una preoccupazione riguardo al nuovo sistema operativo. In cima alla lista dei timori troviamo i “grandi classici” del mondo smartphone. Si parla di batteria e di prestazioni, infatti quasi un utente su quattro teme che il nuovo software possa compromettere l’efficienza energetica o la fluidità del dispositivo. Anche il design preoccupa, infatti l’interfaccia Liquid Glass continua a essere un punto di frizione; il 17,5% non ne apprezza l’estetica e l’impossibilità di disattivarla genera frustrazione in una parte dell’utenza. Infine non manca l’irreversibilità, con il 15% degli utenti teme la difficoltà di effettuare un downgrade nel caso in cui l’esperienza con iOS 26 risultasse insoddisfacente.
Il quadro finale restituisce l’immagine di un’utenza matura e pragmatica. iOS 26 viene percepito più come un atto dovuto che come un miglioramento desiderato. Per Apple, la sfida del 2026 non sembra essere solo tecnica, ma comunicativa: convincere quella vasta platea di scettici che l’innovazione non debba necessariamente sacrificare l’affidabilità quotidiana. Vedremo se nei prossimi mesi più utenti decideranno di aggiornare con maggiore celerità il proprio iPhone.