Top 5: le cinque migliori manie di Steve Jobs

di Andrea "C. Miller" Nepori 8

Steve Jobs è un personaggio straordinario, lo abbiamo ripetuto molte volte, e non sono in pochi a considerarlo addirittura un genio. Come ogni grande mente che si rispetti anche Steve ha il suo bel pacchetto di fissazioni, di manie o se preferite di nevrosi. Noi ne abbiamo individuate (o sarebbe meglio dire sintetizzate, mutuando il termine dalla chimica organica) cinque. In realtà si tratta di aspetti della personalità di El Jobso strettamente correlati fra loro che riuniti assieme contribuiscono a rendere unico il personaggio. Ma non solo: alcuni di questi aspetti, quelli meno materiali, hanno contribuito fortemente alla formazione di Steve, che è riuscito ad infonderli in tutto ciò che ha creato negli ultimi 30 anni.

5 – Blue Jeans e girocollo nero.

Se qualcuno dovesse chiedermi a bruciapelo qual’è una delle più note fissazioni di  Steve Jobs risponderei senza indugiare citando la più evidente: la sua divisa ufficiale. Nessuno è ancora mai riuscito a risolvere il mistero del black mock turtleneck, né è facile capire se si tratta di una scelta stravagante del tipo “almeno non devo pensare cosa mettermi ogni mattina”, come Einstein che si rifiutava di imparare a mente costanti di base perché facilmente reperibili su qualsiasi manuale,  oppure se invece dietro a quella divisa c’è un motivo ben preciso di ordine filosofico. Sicuramente non è una scelta pauperistica dato che fonti ben informate sostengono che solo il maglioncino, probabilmente di cashmere, possa costare più di seicento dollari.

Come testimoniano tutti gli archivi fotografici la fissazione di Steve per il suo abbigliamento d’ordinanza è una mania relativamente recente dato che fino ai primi anni del nuovo millennio non era raro che l’iCeo si presentasse in pubblico con un guardaroba leggermente più vario. L’ultimo evento pubblico di rilievo a cui Steve ha partecipato indossando qualcosa di differente dal terzetto maglioncino – Levi’s – New Balance è la cerimonia di apertura dell’anno accademico a Stanford nel 2005. Ma secondo voi cosa portava sotto la mantella?

4 – Parcheggio selvaggio e guida senza targa

Non so se questi vizi automobilistici possano considerarsi esattamente delle fissazioni o semplici comportamenti sprezzanti tipici di chi ha ben altro a cui pensare. Sta di fatto che la Mercedes di Steve è una delle auto più facili da individuare in giro per Cupertino: basta cercare una SL AMG parcheggiata in un posteggio per disabili e soprattutto che non abbia la targa. Anche in questo caso nessuno sa dire perché Steve si ostini a parcheggiare negli spazi riservati ai diversamente abili né perché non voglia mettere una dannata targa al suo mezzo.

Secondo una teoria parecchio diffusa Steve avrebbe rimosso la targa su concessione della motorizzazione sostituendola con un codice a barre identificativo per evitare che ignoti ammiratori continuassero a rubarla. Tutte bubbole, dato che gli uffici preposti alla registrazione dei veicoli californiani hanno più volte negato. In ogni caso per Steve non sarebbe un problema pagare le poche centinaia di dollari previsti in California come sanzione per chi guida senza “plate”.

3 – Pescetarianismo

Le abitudini alimentari di Steve Jobs sono state oggetto di speculazione durante tutta l’estate e sono state spesso chiamate in causa per giustificare l’eccessiva magrezza del capo di Apple. El Jobso non è né vegetariano né vegano ma pescetariano. La sua dieta è  molto stretta e si compone principalmente di verdure e di pesce. Ad aggravare questa fissazione per il cibo è stata sicuramente la malattia che lo ha colpito nel 2003 e dalla quale si è salvato quasi per miracolo. Questa mania contribuisce sicuramente a distinguerlo dal top manager medio americano per il quale la corpulenza sembra spesso essere segno d’accompagnamento del potere acquisito.

2 – Filosofie orientali e medicina alternativa.

La passione per la filosofia e le religioni orientali accompagna Jobs sin dalla gioventù. E’ storia nota il viaggio in India che cambiò la weltanshauung di uno Steve ancora 19enne. Jobs e il compagno di viaggio Dan Kottke, un amico conosciuto al Reed College in Oregon, nel 1974 si misero lo zaino in spalla e partirono per il subcontinente indiano. L’intento dei due era di incontrare Neem Karoli Baba, un noto santone, ma una volta giunti a destinazione scoprirono che Baba era passato a miglior vita. Kottke decise allora di intraprendere un ritiro spirituale mentre Jobs continuò a viaggiare da solo per l’India per qualche mese prima di tornare in California e al suo lavoro alla Atari.

Questo interesse per le discipline spirituali orientali, sviluppatosi negli anni in qualcosa di più complesso e occidentalizzato,  contribuì notevolmente allo sviluppo di una filosofia Mac e all’approccio “etico” che Jobs applicò fin dall’inizio nell’affrontare il progetto Apple e in tutto ciò che realizzò successivamente. Un aspetto che potremmo definire negativo di tutto questo è invece la fissazione di Steve per la medicina alternativa. Non è un segreto che nel 2003 Jobs, dopo la diagnosi del suo tumore al pancreas,  aspettò quasi nove mesi prima di acconsentire ad una procedura chirurgica perché era convinto che avrebbe potuto risolvere il problema ricorrendo a cure non tradizionali.

1- Il perfezionismo

Terminiamo la nostra lista con la fissazione che più caratterizza Steve Jobs secondo molti di coloro che hanno lavorato a stretto contatto con lui. El Jobso è un perfezionista e vuole avere tutto sotto controllo. Non esiste pezzo di plastica su un Mac che lui non abbia approvato personalmente previa visione di un prototipo.  Il perfezionismo di Steve Jobs ha però raggiunto un livello ulteriore perché l’iCeo ha saputo circondarsi di collaboratori ancora più perfezionisti di lui e ha messo in piedi strutture e procedure per la realizzazione dei prodotti Apple che passano attraverso infinite fasi di riprogettazione e revisione. Apple stessa nel giro di dieci anni è divenuta un’azienda “perfezionista” nel senso lato del termine. L’attenzione ai dettagli, ai piccoli particolari che fanno la differenza, alle nuances che possono passare inosservate, sono forse una piccola mania tipica anche del Mac utente, spesso incompresa da chi non ha mai provato prima un computer con la mela.

Spesso questa mania suprema di Steve dà adito a vere e proprie leggende urbane, come quella vecchia storia delle viti laterali del MacBook che avrebbero unicamente una funzione di bilanciamento visivo (su due lati di un prodotto che non possono mai essere osservati contemporaneamente!). Poiché la perfezione non esiste spesso il perfezionismo genera nevrosi. Per Steve non è così perché alla sua mania il nostro lega indissolubilmente la propria capacità di distorcere la realtà. Ecco perché il perfezionismo è la sua fissazione suprema e il sunto di tutto il resto.  Una volta che il reality distortion field viene innescato, tutto ciò che tende alla perfezione sembrerà come per magia perfetto e le mancanze o le piccole magagne passeranno automaticamente in secondo piano.  Compresi i parcheggi selvaggi, le abitudini alimentari stravaganti, il vestiario da cartone animato e quelle pillole miracolose all’estratto di un’erba autoctona dell’Uttar Pradesh.