Dalla biografia: Steve e la “distruzione di Android”; l’iCEO triste per HP

di Andrea "C. Miller" Nepori 11

Lunedì prossimo uscirà in tutto il mondo la prima biografia autorizzata di Steve Jobs, firmata Walter Isaacson. L’attesa è alle stelle, mentre cominciano a trapelare altri brani salienti del libro che senza ombra di dubbio si piazzerà immediatamente in testa alle classifiche di vendita in mezzo mondo. Dopo La Stampa, che ieri ha pubblicato un interessante passaggio sul rapporto fra Jobs e Jony Ive e dopo Repubblica, che ieri ha pubblicato uno stralcio della traduzione italiana gentilmente fornito da Mondadori (il cortocircuito politico-editoriale è parecchio interessante) in cui si racconta la storia dell’iPod special edition per gli U2, ecco che oggi saltano fuori altri passaggi salienti grazie all’Associated Press.
Nella biografia si parla esplicitamente della rabbia di Steve nei confronti di Android e di come fu lui stesso ad ordinare la guerra legale contro HTC che aprì una seconda fase di quelle che ormai potremmo definire come “smartphone wars”. Ma ci sono anche altri spunti interessanti.

Spoiler Alert: seguono alcuni stralci della biografia, con dettagli riportati dalla Associated Press. Se non volete altre informazioni perché volete leggere il libro senza aver letto il “trailer”, non proseguite oltre.

La distruzione di Android

Nel libro Isaacson scrive che Jobs andò su tutte le furie quando scoprì che il telefono di HTC “prendeva spunto” a piene mani dalla proprietà intellettuale Apple, tanto da arrivare a definire le azioni di Google come “furto aggravato”.

“Mi batterò fino al mio ultimo respiro se necessario”, disse Jobs. “Spenderò ogni penny dei 40 miliardi che Apple ha in banca per appianare questo torto. Distruggerò Android, perché è un prodotto rubato. Sono pronto a scatenare la guerra termonucleare su questa faccenda”.

Vi ricordate la foto di Schmidt (allora CEO Google) e Jobs seduti a chiacchierare al tavolo di un caffé nel 2010 (sotto)? Beh quell’incontro servì per parlare di questi problemi, ma non produsse alcun risultato rilevante. Jobs mise in chiaro che Apple non avrebbe patteggiato per nessun motivo.

“Non voglio i tuoi soldi. Se mi offri 5 miliardi, non li voglio. Sono pieno di soldi. Voglio che la smettiate di utilizzare le nostre idee in Android, questo è tutto ciò che desidero”.

Dirigenti corrotti

Steve Jobs nella biografia definisce “corrotti” alcuni dei dirigenti che presero il comando di Apple nella seconda metà degli anni ’80. Jobs era convinto che pensassero solo ad ingrassare il loro portafoglio e i conti in banca di Apple, senza alcun interesse per la creazione di ottimi prodotti. Questo, e non l’arricchimento, sarebbe sempre stato il fine ultimo di Jobs e la filosofia su cui l’iCeo ha voluto rifondare Apple dopo il suo ritorno, nel 1996-1997.

Hewlett Packard

Alcuni membri del consiglio Apple espressero soddisfazione per le cattive notizie su HP di qualche mese fa. Soprattutto erano soddisfatti per la cattiva sorte dell’HP TouchPad e di WebOS. Jobs, al contrario, non pensò che questa fosse una notizia per la quale gioire.
“Hewlett e Packard hanno costruito un’azienda fantastica e pensavano di averla lasciata in buone mani. Ma ora la stanno smembrando e distruggendo”. Il riferimento evidente è alla decisione del board di HP di fare fuori Mark Hurd (per un “peccato veniale” relativo alle spese personali) e di mettere al suo posto Leo Apotheker, ex SAP, un dirigente tutto numeri e spreadsheet sotto il cui mandato HP ha preso le peggiori decisioni di tutta la sua storia. Non ultima la decisione di tagliare la divisione hardware mobile, vale a dire WebOS e TouchPad.
“Spero di aver lasciato un’eredità più forte, in modo che una cosa del genere non succeda mai alla Apple”, aggiunse Steve.

Parlando di eredità non si può non citare quanto detto da Al Gore durante la sua intervista all’Asia D, la conferenza di All Things Digital che si è svolta nei giorni scorsi ad Hong Kong.
“Inizialmente [dopo l’acquisizione di Pixar da parte di Disney] parlava spesso di come dopo la morte di Walt Disney l’azienda finiva sempre ad affrontare il problema posto dalla domanda ‘che cosa avrebbe fatto Walt in questa situazione’? Fu molto chiaro al riguardo. ‘Non voglio che succeda alla Apple’. Lo mise in chiaro con Tim e tutti gli altri: ‘Non chiedetevi cosa avrebbe fatto Steve. Seguite la vostra voce interiore’.”

Partner Spirituale

Nel libro Isaacson rivela anche l’altissima considerazione che Steve Jobs nutriva per Jony Ive, definito da Steve “partner spirituale”. Il designer inglese, che finì quasi per essere licenziato durante il repulisti seguito al ritorno di Steve alla Apple, è colui che ha il maggior “potere operativo” in azienda. Non c’è nessuno in azienda che possa imporre a Jony ciò che deve fare. “E’ il modo in cui ho impostato le cose”.

NOTA: Nell’articolo di Associated Press ci sono molti altri particolari estratti dal libro. Compreso un passaggio che ha già fatto il giro del MacWeb in cui si parla, ancora, della malattia e di come Steve rifiutò il trattamento chirurgico per nove mesi. Non abbiamo mai parlato di queste cose prima, quando erano solo indiscrezioni, non lo faremo ora che sono confermate. Giusto che ci siano nella biografia, certamente, ma sono questioni che attengono alle decisioni di un individuo sulle quali crediamo sia giusto sospendere il giudizio, vista la delicatezza della questione e le tante incognite emotive coinvolte in scelte come quelle. Per i commenti a questa rivelazione tendono ad essere del genere assurdo andante. Il succo è “Steve non aveva diritto di non curarsi perché sapeva che ci avrebbe privati del suo genio prima di quanto necessario”. O ancora peggio: “in questo modo ha dovuto poi sottoporsi ad un trapianto di fegato sottraendolo ad altri”. Sono considerazioni meschine e soprattutto inutili. Per tale motivo questo è l’unico paragrafo che leggerete su TAL relativo alla questione dei “nove mesi prima di operarsi”.