Obama mette il veto sul blocco dell’iPhone 4, Samsung protesta

di Andrea "C. Miller" Nepori 7

Il Presidente Obama ha messo il veto alla decisione con cui la International Trade Commission (ITC) aveva decretato il blocco delle importazioni dell’iPhone 4 (e di altri prodotti Apple non più in commercio) negli Stati Uniti.
L’ITC aveva imposto il bando accogliendo una richiesta di Samsung, che lamentava la violazione di un brevetto relativo alla trasmissione dati 3G su rete GSM riconosciuto tuttavia come “standard essential”.
Il veto del Presidente è una decisione che fa discutere. Se da una parte c’è chi applaude per il blocco di una decisione che poteva creare un complicato precedente, dall’altra c’è chi accusa Obama di ingerenze di stampo protezionistico.

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Questa mattina ho avuto modo di leggere alcuni “report” italiani sull’avvenimento e ho dovuto constatare, purtroppo, che vi è molta confusione sulla natura della decisione su cui il Presidente Obama ha messo il veto nonché sull’intera vicenda. E’ utile quindi chiarire alcuni aspetti fondamentali.

In primo luogo va specificato che Obama non ha stravolto alcuna sentenza di un tribunale Statale o Federale. Il Presidente (o meglio, l’amministrazione del Presidente, per suo conto) ha fatto quanto in suo potere secondo la legge: ha deciso di bloccare la decisione della Commissione Federale sul Commercio Internazionale. L’ITC è un’organismo quasi-judicial e può pertanto prendere decisioni analoghe a quelle che potrebbe imporre un tribunale ma non emette “sentenze” nel vero senso della parola.

Sgombrato dunque il campo su questa ambiguità è più semplice capire che quello che si è consumato è semplicemente uno scontro di poteri e di visioni differenti che non ha in alcun modo intralciato l’indipendenza del potere giudiziario. Non c’è stata alcuna richiesta di grazia per ultrasettantenni passati in giudicato, insomma.

Il 4 giugno scorso la ITC aveva deciso di accogliere una richiesta di Samsung riguardo il bando delle importazioni negli U.S.A. dell’iPhone 4, della versione 3G dell’iPad 2 e dell’iPad 3, nonché dell’iPhone 3GS. Tale blocco sarebbe entrato in vigore domani, come avevamo già raccontato venerdì scorso, salvo il “niet” del Presidente Obama.

Il problema  di fondo, e la ragione che ha spinto Microsoft, Verizon e altre Corporation non necessariamente alleate di Apple, a protestare contro la decisione, è questo: l’ITC ha accolto una richiesta basata sulla violazione di un brevetto considerato “Standard Essential”, relativo cioè ad una tecnologia che non può essere “bypassata” e che è fondamentale per il funzionamento di base del dispositivo che la utilizza. In questo caso il brevetto era relativo alla trasmissione dati 3G sulle reti GSM.

Un simile brevetto andrebbe concesso ai concorrenti secondo termini “Fair & Reasonable”, vale a dire “giusti e ragionevoli”. Apple e Samsung non sono mai riusciti ad accordarsi secondo termini che potessero definirsi mutualmente tali (i coreani chiedevano troppo, Apple offriva troppo poco). Il risultato è la richiesta di bando alla ITC delle importazioni dei dispositivi sopra citati.

Nella sua lettera al Chairman della International Trade Commission il Presidente Obama spiega, in termini adeguati alla questione, il motivo del veto: alla Commissione era già stato chiesto di esprimersi in linea con vari precedenti giudiziari sulle questioni relative a brevetti “Standard Essential”; la commissione, imponendo un blocco delle importazioni, non ha seguito il consiglio e ha innescato quindi un intervento diretto del Presidente.

I commenti delle due aziende sono naturalmente prevedibili: grande soddisfazione da parte di Apple, che applaude alla decisione del Presidente di preservare in questo modo la libertà di innovazione; delusione da parte di Samsung che lamenta un’ingerenza eccessiva. In ogni caso Samsung ha ancora la possibilità di proseguire nella sua battaglia facendo causa ad Apple, presso un tribunale federale che tuttavia molto difficilmente potrà esprimere la stessa visione dell’ITC sui brevetti “FRAND”, dati i precedenti giudiziari al riguardo.

Impossibile escludere che vi siano ragioni di orgoglio patrio nella decisione di Obama, ma è pur vero che se il Presidente non avesse messo questo veto, l’ITC avrebbe avuto dalla sua un precedente troppo controverso su questioni relative ai brevetti Standard Essential. L’ingerenza sul libero mercato, dunque, è stata esercitata da Obama con una decisione che, secondo i sostenitori, ha ristabilito l’equilibrio, o dalla ITC, che invece ha decretato un bando sulla base di un brevetto “pericoloso” per l’innovazione?

Il problema, quale che sia la risposta giusta (e se ce n’è una), sta in ogni caso più a monte. E’ intrinseco in quella legislazione americana sui brevetti che è diventata, ormai, un labirinto di cavilli che ha contribuito a partorire schiere di mostri legali nel corso degli ultimi anni. E’ di leggi sulla proprietà intellettuale talmente poco chiare da potere essere utilizzate come grimaldelli da nugoli di avvocati iperstipendiati e tali da giustificare uffici legali che ormai costano alle aziende quanto dipartimenti di ricerca e sviluppo.

Se l’Amministrazione Obama tiene davvero all’innovazione in campo tecnologico, l’unica soluzione è spingere fortemente per una riforma seria e duratura che metta finalmente un freno alle interminabili battaglie legali, ai brevetti usati come deterrente e alla odiosa pratica del patent trolling.